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I primi 90 anni della Fraglia

Ribalta mondiale e nostalgia

Il 19 febbraio 1928 nasceva il prestigioso circolo velico rivano, oggi tra i 24 più importanti del mondo. Lo teneva a battesimo Gabriele d'Annunzio

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Da sinistra il presidente uscente Giancarlo Mirandola con tre soci anziani della Fraglia Vela Riva: Franco «Mina» Bordignon, Noberto «Berto» Foletti e Learco «Fiacca» Bonora. Sul terrazzino della storica sede che fu tanto cara a Gabriele d'Annunzio

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Stefano Salvi

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Stefano Salvi

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Compie 90 anni esattamente oggi. Era infatti il 19 febbraio 1928 quando la «Fraglia» nasceva ufficialmente con la benedizione di Gabriele d’Annunzio, lo sforzo anche finanziario dei padri fondatori e la frattura con la «Benacense» da cui si allontanarono quei primi velisti gardesani.

I pionieri della vela rivana furono Mario Bettinazzi, Achille Chincarini, Giuseppe Dalrì, Giovan Battista Guarnati, Giuseppe Luciolli, Alide Maroni, Italo Maroni, Edo Modl, Edoardo Model, Ettore Righi, soci benemeriti Gualtiero Adami e Giancarlo Maroni. Quest’ultimo - architetto anche del Vittoriale degli Italiani - avrebbe poi disegnato l’intero compendio architettonico che oggi comprende la Fraglia e la “Spiaggia degli Olivi”. Si diceva di d’Annunzio. Nella storia del sodalizio la figura del Vate ha valore di mito: in Fraglia è ancora custodito il guanto bianco del poeta, dimenticato in occasione di una sua visita nel 1937.

Così viene ricordato nel libro «Fragliotte vele» edito nel 2001: «Simbolo, prestigio, patrono, il grande poeta conosciuto da tutto il mondo, per i padri fondatori era il “Manovriere di Gran Randa”, evocativo del ruolo, del momento politico, colui che diede nome al sodalizio».

Come molti rivani - ma non tutti - sanno, il nome «Fraglia» nasce infatti per intuizione di d’Annunzio unendo «fratellanza» e «famiglia».

Ecco, 90 anni dopo, è proprio di questi due valori che si sente desiderio nelle antiche stanze del circolo velico rivano. Ce lo hanno fatto capire bene tre «grandi vecchi» come Franco «Mina» Bordignon, Noberto «Berto» Foletti e Learco «Fiacca» Bonora (sono i soci più anziani, assieme a Mauro Bonometti) chiamati a raccolta dal presidente uscente Giancarlo Mirandola.

«Ormai la Fraglia è celebrata in tutto il mondo, siamo ufficialmente tra i 24 circoli velici più prestigiosi del pianeta - ricorda il presidente citando la stampa specializzata - organizziamo eventi globali e grazie all’agonismo, soprattutto giovanile, i nostri gonfaloni sventolano ovunque. A Pasqua arriveranno 1300 piccoli velisti per il 36° Meeting internazionale Optimist».

Un successo ben testimoniato anche dalle regate delle classi maggiori, fino ad avere ospiti tutti i più grandi timonieri e armatori del mondo velico. Forse proprio per questo ora si guarda anche un po’ più al passato e allo spirito che aleggiava in Fraglia fino a un paio di decenni fa: «In questi vent’anni centinaia di giovani hanno imparato la vela con noi, ma pochissimi sono poi rimasti diventando soci. Perché?» si domanda Foletti. «Noi entrammo come allievi nel 1949-50 - ricorda Bonora - avevamo 14-15 anni, ci spinsero perché c’era da mettere insieme un corso. Ma pensavamo di venir qui a fare il bagno...». «Il Garda è una certezza - aggiunte Bordignon - qui da noi nove volte su dieci c’è vento per regatare».

Se il presente della Fraglia è quindi la ribalta internazionale agonistica il futuro prossimo sarà l’inaugurazione della sede rinnovata a maggio (quando saranno celebrati ufficialmente i 90 anni e conclusi i lavori del cantiere). Si cercherà di dare alle stampe un’edizione aggiornata di «Fragliotte vele» e di tornare un poco anche all’antico: riportare i soci al circolo, anche grazie al ristorante sociale che è tornato alla gestione storica, avvicinare i giovani, le famiglie, ritrovare la voglia di sfidarsi nelle regate sociali, di uscire dal molo salutando il faro e tirando su un bel fiocco con la piccola prua che punta l’infinito gardesano. Anche questo, a Riva, è vela.

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