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Prg Arco, allarme dagli ambientalisti

"Con la nuova variante rischiamo il triplo del cemento"

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Arco

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L’urbanistica torna al centro del dibattito cittadino. Con l’avvio della variante 15 al Piano regolatore, l’amministrazione comunale del centrosinistra autonomista di Arco vuole riprendere e ampliare i temi avviati con la numero 14, anche quelli cassati dalla Provincia autonoma. E riparte immediatamente anche la dialettica con il gruppo formato da Italia nostra, Wwf Trentino, comitato Salvaguardia olivaia, comitato per lo Sviluppo sostenibile che, con una nota dal titolo «Si riapre il mercato urbanistico», fa emergere diversi elementi di criticità già in fase di avvio. Tra gli altri le dimensioni delle nuove costruzioni: «oltre 150 mila metri cubi, tre volte quelle della variante 14»; il percorso che non appare «partecipato» con la cittadinanza; mancherebbe poi anche un censimento dei volumi inutilizzati. All’analisi degli ambientalisti replica l’assessore all’urbanistica Stefano Miori, che sul primo aspetto, parla di un limite massimo di volumetria, per il secondo specifica che quello messo in atto è l’avvio di un articolato processo partecipativo e per il terzo osserva che i volumi inutilizzati sarebbero già compresi nei calcoli.

«Ci auguravamo che la giunta comunale di Arco - scrivono gli ambientalisti - facesse tesoro della bocciatura della variante 14 per approntare la nuova variante perseguendo intenti ben diversi e un differente metodo di lavoro. Nell’avviso pubblicato un paio di settimane fa si giustifica la necessità di nuova variante con l’esigenza avvertita in alcune frazioni di disporre di  parcheggi e verde pubblico. Si invitano i proprietari di terreni superiori a 1.000 metri quadri ad avanzare proposte all’amministrazione per la cessione a titolo gratuito della proprietà o di parte di essa in cambio di diritti volumetrici calcolati in base a un sistema perequativo, che dovrebbe garantire un equilibrio di vantaggi e oneri tra pubblico-privato. Viene fissato un limite massimo di volumetria equiparata a residenziale concedibile ai privati pari a 129.000 metri cubi».

Gli attivisti osservano che «questo tetto massimo non comprende la destinazione turistico-alberghiera. È plausibile dunque parlare di una variante che potrebbe prevedere nuove costruzioni per oltre 150.000 metri cubi ovvero 3 volte quelle previste in origine nella variante 14». Più avanti aggiungono «L’individuazione degli spazi da destinare a uso pubblico viene lasciata all’iniziativa privata invece di scaturire da un percorso partecipato che coinvolga la cittadinanza, anche attraverso i comitati di partecipazione, al fine di scegliere la collocazione migliore e la più efficace funzionalità per parcheggi e verde pubblico. Ciò in spregio alla nuova legge di governo del territorio (la numero 15 del 2015) che prevede la partecipazione della collettività e delle associazioni nell’elaborazione delle scelte».

«Poco attendibili» secondo gli ambientalisti anche le proiezioni di crescita demografica mentre mancherebbe un censimento delle volumetrie inutilizzate. «In sostanza la variante 15 - terminano - si appresta a configurare nuova espansione dell’edificato in palese contrasto con l’obiettivo di limitazione del consumo di suolo della nuova legge». Sui rilievi degli attivisti l’assessore Miori precisa: «Se un tempo la pianificazione poteva prevedere gli espropri, ora non più, non ci sono più soldi. E poi le procedure d’esproprio arrivano anche a 20 anni: improponibile. Oggi, sentite le disponibilità, si tesse una tela e si prova a integrare le necessità della popolazione. In questa fase di avvio si tiene conto anche del volume inutilizzato. Quanto ai volumi possibili, invece, non vuol dire che li utilizzeremo tutti, è il limite di legge oltre il quale non è possibile andare. E non c’è spregio della nuova legge urbanistica, è proprio in nome della legge, che richiede la partecipazione, che siamo partiti con l’avviso pubblico. È una fase del processo previsto dalla normativa, poi andremo a integrare le proposte e le disponibilità espresse dalla gente con quanto riterremo necessario come amministrazione comunale».

Secondo il sindaco Alessandro Betta (Pd) la variante è «un’opportunità per incamerare beni per tutti, per servizi primari e per andare ad aggiustare tutta una serie di questioni insolute o bloccate: è una bella sfida, un metodo innovativo di fare urbanistica e di farla in maniera equa». L’assessore Stefano Miori aggiunge che se un tempo la pianificazione poteva prevedere gli espropri, ora non più, «non ci sono più soldi».

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