Sterco dove si ferma lo scuolabus per far spostare gli scolari

Movimentata mattinata a base di olezzi sparsi nell’aria e tanta - si potrà dire? - cacca sulla pubblica via, nei giorni scorsi, nella ridente Garzano, frazione di Civezzano dove al conteggio di fine anno scorso risiedevano 124 anime. E su una di queste persone si stanno concentrano le indagini «fai da te» per giungere al responsabile dell’esecrabile, ripugnante gesto.

Ma cosa è successo? I bambini e i ragazzi di Garzano che frequentano la scuola primaria e secondaria a Civezzano, al mattino scendono fino a radunarsi all’entrata del paese, in attesa dello scuolabus che li fa salire proprio lì.

Proprio in quel punto, gli alunni usano sedersi sul muretto che limita la strada oppure a lato della via, a ridosso delle abitazioni, in caso di pioggia perché manca una pensilina. Qualche mattino addietro, però, i nostri si sono dovuti - per così dire - accomodare sul lato opposto della carreggiata, in attesa del loro pullmino perché la cacca era versata e centellinata a mucchiettini, disposti in fila indiana, in entrambi i posti
.
Sparsa non certo nell’intento di fare ritrovare la strada perduta emulando Pollicino e i sassolini fatti cadere a segnare la via del ritorno! Perciò, qualcuno ha pensato - e pensato bene - di rendere pubblico lo sdegno per tale miserabile azione.

Tanto da postare le immagini e commentare: «Questa striscia marrone è quello che pensate: cacca. E’ stata spalmata per impedire ai ragazzi di sedersi sul muretto la mattina mentre aspettano il pullmino e, lungo la strada per evitare che si riparino sotto il tetto in caso di pioggia. Tutto ciò in frazione Garzano. Io non so chi possa essere stato ma è una delle cose più disgustose e aberranti che abbia mai visto».

Al netto delle eventuali responsabilità e della condanna per un’azione davvero nauseabonda, l’intervento degli operatori del cantiere comunale è stato immediato a ripulire la pubblica via. Frattanto l’amministrazione comunale, che sarebbe alla ricerca del responsabile, starebbe ragionando di posizionare una pensilina per proteggere dalle intemperie - e pure dalla «emme», verrebbe da aggiungere - i ragazzi in attesa dello scuolabus.

Intanto, da chiacchiere di strada - naturalmente senza offesa per la pubblica via - pare imperversi talmente la curiosità, tanto da vedere istituito il toto-c. Ma pure per cercare di capire quante giornate saranno state necessarie (ammesso che si tratti di una sola persona) per raggiungere la quantità di cacca necessaria a spalmare quei due lunghi tratti. E pure, dove sarà stata custodita. Pare, comunque che, l’intero affare sia da ascrivere al progresso. Certo, perché, fa notare ancora qualcuno, un tempo quella cosa lì (la si chiamava «camerèl») veniva raccolta nelle fosse stagne e poi prelevata e sparsa a secchiate per concimare i campi. E, a questo punto, meglio lasciare perdere maggiori dettagli.

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