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Redebus: ricerca del paesaggio

in un grande cimitero di alberi

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Ai tornanti del passo Redebus il profumo di legno è più intenso del solito. Se sfidi quelle pendenze in bicicletta lo senti forte, da Regnana in su. Ma se alzi lo sguardo quel piacere olfattivo svanisce e diventa sgomento davanti a un immenso cimitero di alberi. I segni della tempesta di dieci mesi fa sono sempre là, ben visibili. Ma un andirivieni di camion enormi e le centinaia di tronchi accatastati a bordo strada ti dicono che si lavora per restituire al futuro quell’idea di natura cui siamo tanto legati. Un’idea che ci rincuora e rassicura da sempre ma che la violenza del vento ora ha sfigurato.



La mutazione del paesaggio tramortisce tanto più se la osservi dal sellino della bici da corsa, pedalata dopo pedalata, lentamente: la strada è come un racconto, anzi, come la fiaba letta a un bimbo la sera. Una storia che è sempre bella, sorprendente, appagante anche se riascoltata decine di volte, fino alla fine. Ma questa volta il finale s’inceppa, si perde e ti inquieta: non è più la stessa fiaba.
Tornanti che erano abbracciati dagli alberi, nell’intimità di una ascesa, ora sono nudi e svelano allo sguardo distese di pini morti. «Solo nel territorio catastale del comune di Bedollo si contano circa 60 mila metri cubi di schianti, fra boschi della nostra amministrazione, delle Asuc e di privati», ci spiega al telefono l’assessore Daniele Rogger.

Assessore, come avete affrontato questo scenario disastroso?

«Individuando le priorità. La fascia boschiva fra Regnana e il passo, una delle più colpite, è stata subito inserita fra le prime da sistemare, nel quadro di uno sforzo di coordinamento, necessario vista la frammentazione delle proprietà, qui come in altre zone dell’altopiano di Piné. Al Redebus e dintorni ci sono boschi comunali e di diversi usi civici (Regnana, Bedollo, Piazze, Brusago, Faida, Miola): parliamo di circa 30 mila metri cubi di legname in tutto.

L’ex Magnifica comunità pinetana comprendeva un territorio molto vasto e favoriva azioni unitarie. Poi ci furono le divisioni ma in questa difficile circostanza ci siamo sforzati di promuovere la collaborazione delle realtà coinvolte: proprietà e strade forestali si intersecano ed è fondamentale la solidarietà di là dai confini. Non dimentichiamo che in tutto l’altipiano parliamo di oltre 200 mila metri cubi da rimuovere. Abbiamo dato la precedenza alle aree più vicine agli abitati e oggi è confortante osservare che quasi tutta la zona del passo è stata liberata. Nel frattempo si procede per preparare gli interventi in altre zone».

Chi si sta occupando dell’esbosco al Redebus? Si vedono camion stranieri, sloveni o austriaci, carichi di tronchi...

«In questa zona i lotti sono stati acquistati da una ditta locale operante nel settore dell’esbosco, per gli interventi può appoggiarsi a imprese estere, lassù sono al lavoro svariate decine di operai. Poi il legname viene rivenduto in Austria dove arriva direttamente da qui sui Tir o in treno da Trento. In altre parole, il nostro legno verrà lavorato oltre Brennero».

Le segherie trentine non si sono fatte avanti?

«Confesso che sono rimasto deluso, mi aspettavo un atteggiamento diverso, un’attenzione maggiore. Subito dopo la tempesta qualche segheria trentina ha tentato di comprare il legno avanzando offerte bassissime, 10-15 euro a metro cubo. Questa non è certo solidarietà con un territorio devastato».

Ecco, parliamo del prezzo: a quanto si vende il legno degli schianti e quanto valeva prima della tempesta?

«Nel 2015, quando si insediò la nostra amministrazione, a Bedollo si vendeva a 60-65 euro. Poi noi, operando di concerto con la Camera di commercio per allestire maxi aste, siamo riusciti a incrementare quel valore fino a toccare gli 87 euro al metro cubo. Ora siamo a un quarto di quel prezzo: si vende a 20-30 euro. Stiamo parlando di un patrimonio importante, per gli usi civici si tratta di entrate fondamentali per poter organizzare molte iniziative per le nostre comunità. Per fare un esempio, l’Asuc della Regnana ha visto abbattersi a terra un terzo del suo patrimonio boschivo, è fondamentale recuperare il massimo possibile nella vendita».

Gli schianti hanno distrutto molte strade forestali: a Bedollo che scenario c’è?

«Su un totale di 60 chilometri, 40 sono impraticabili e oggetto di ordinanza di divieto al transito per ragioni di sicurezza. È un altro fronte che richiede un gran lavoro, così come i ripristini dopo l’esbosco. Qui auspichiamo che la Provincia tenga fede a quanto annunciato e si adoperi per lanciare al più preso i bandi relativi a questi interventi, che si tratti di ripiantare alberi o di recuperare aree a pascolo utili ai nostri agricoltori. Insomma, vogliamo mettere in sicurezza i versanti e restituire al più presto alle nostre montagne la bellezza sfregiata dalla tempesta. Contiamo anche di tornare per metà giugno al pieno organico dei nostri custodi forestali (tre), dopo una serie di problemi legati alle norme provinciali varate nel 2015».

A proposito di paesaggio, temete ripercussioni sul turismo?

«Non credo. Fortunatamente il lago delle Piazze è a posto. Quanto al Redebus, malga Stramaiolo verrà aperta e la si potrà raggiungere solo a piedi, almeno per il momento, sulla strada che attraversa uno dei versanti più colpiti dalla tempesta. Sarà attiva anche la casa vacanze di Pontara. Il rifugio Tonini era già chiuso ma a causa dell’incendio. Se ci spingiamo sul lato Sant’Orsola, apre anche malga Cambroncoi, in un’altra area assai maltrattata dal vento.
L’altopiano di Piné tornerà alla normalità: è un lavoro lungo che richiede l’impegno solidale di tutti, soggetti pubblici e privati».

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