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Chiusura viadotto dei Crozi

se ne parla in consiglio

(e sono tutti preoccupati)

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Approda in consiglio comunale la mozione del Partito democratico che riprende il testo già approvato dall’assemblea provinciale del Partito e condiviso dalla Comunità Alta Valsugana Bersntol, nella quale si chiede di «sperimentare un titolo di viaggio gratuito nel trasporto pubblico per i pendolari» visti i prossimi lavori lungo la statale n. 47 della Valsugana al «viadotto dei Crozi» (previsti 500 giorni di lavori e notevoli disagi nel collegamento viario tra Trento, Pergine e la Valsugana).
Il tutto accompagnato dall’offerta di «un maggior numero di corse dirette ed espresse di corriere e treni, riducendo la durata di percorrenza tra Borgo e Trento, aumentando la capacità dei convogli ferroviari, e prevedendo maggiori spazi per il trasporto delle biciclette, facilitano nelle stagioni più adatte la mobilità in bici».

A luglio inizieranno i previsti e necessari lavori di sistemazione e messa in sicurezza del viadotto di Ponte Alto prima della galleria dei Crozi - si legge nella mozione - lavori che procederanno per almeno 18 mesi (500 giorni), e saranno inevitabilmente causa di disagi per la circolazione, e per i pendolari che giornalmente dalla Valsugana devono recarsi a Trento. La momentanea chiusura di otto ore di venerdì 12 aprile ha dimostrato il grave impatto e le code che si potrebbero verificare.

Un altra mozione del Partito Democratico che sarà discussa in consiglio comunale mercoledì 15 maggio (dalle 19 nella sede municipale) richiede l’iscrizione anagrafica dei richiedenti asilo, visto che il «decreto sicurezza» (ora convertito in legge) impedisce ai Comuni di iscrivere all’anagrafe i richiedenti asilo (art. 13), togliendo il documento di identità e la possibilità di ricevere l’assistenza sanitaria o aprire un conto corrente bancario, con il rischio dell’aumento delle malattie e del lavoro nero. «Riteniamo importante il coinvolgimento dell’intero consiglio comunale, come segnale di civiltà e opportunità di confronto - scrivono i consiglieri del Pd Marina Taffara e Marco Casagrande - affinché si impegni il sindaco a intraprendere un dialogo con i comuni della provincia per approfondire tale profilo giuridico, garantendo ai richiedenti asilo presenti sul territorio il documento di identità. In alternativa ad unirsi agli enti locali che hanno sollevato eccezione di costituzionalità contro il decreto sicurezza, viste le recenti sentenze del Tribunale di Bologna che ha imposto al comune di iscrivere nell’anagrafe due richiedenti asilo ricorrenti».

Lo stesso Pd ha inoltre presentato due osservazioni alla variante urbanistica 1 del 2019, che recepisce il regolamento urbanistico-edilizio provinciale e già approvata a marzo in prima adozione dal comune di Pergine.

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