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Centro medico S.Cristoforo

la confisca è definitiva

La Cassazione ha respinto l'ultimo ricorso del costruttore Flavio Pallaoro

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Resta confiscato il centro medico di San Cristoforo, immobile di proprietà di Edilcasa Srl (ora Palcos Srl) dell’imprenditore perginese Flavio Pallaoro.
Questo quanto affermato dalla Corte di Cassazione che nella sentenza dello scorso 22 giugno, le cui motivazioni sono state rese note in questi giorni, ha rigettato il ricorso presentato dallo stesso Flavio Pallaoro, assistito dall’avvocato Alessandro Melchionda, contro la pronuncia del 12 ottobre 2017 della Corte d’Appello sezione distaccata di Bolzano. Se la sezione terza della Cassazione a fine 2016 annullava per difetto di motivazione una prima sentenza delle Corte d’Appello di Trento del 8 luglio 2015, limitatamente alla confisca dell’immobile, rinviando alla Corte altoatesina, ora la Suprema Corte, pronunciandosi solo in diritto, ha invece confermato la sentenza bolzanina, rigettando il ricorso di Pallaoro e imponendogli il risarcimento delle spese legali. 
 
Secondo la Cassazione, la confisca del centro medico sarebbe giustificata dall’applicazione degli articoli  335 bis e 240 del Codice penale: il mantenimento della proprietà rappresenterebbe «un profitto ingiusto del reato di cui all’art. 323 del codice penale (abuso d’ufficio), per il quale era stato condannato in via definitiva Moar Loris - si legge nella sentenza - in merito alla gestione con sviamento di potere della pratica concessoria edilizia, in violazione delle norme urbanistiche del prg, per la costruzione dell’immobile destinato a centro medico dentistico privato di proprietà della Edil casa Srl». 
Non sono stati quindi ritenuti validi i motivi del ricorso presentato alla Corte d’Appello di Bolzano dal legale di Flavio Pallaoro, che sosteneva l’erronea applicazione della legge penale e vizio per omessa o contraddittoria motivazione in quanto né lui, né la società da lui rappresentata, sarebbero mai stati coinvolti nel profitto del delitto di abuso di ufficio. Inoltre, l’immobile doveva ritenersi edificato in base a una concessione pienamente conforme al piano regolatore e il vizio era relativo solo all’eventuale successivo utilizzo come studio medico dentistico. Infine, contro Edil casa Srl (oggi Palcos Srl) non sarebbe stata ipotizzata né era ipotizzabile alcuna responsabilità penale. 
 
Motivazioni del ricorso rigettate ora dalla Corte di Cassazione stabilendo tra l’altro che, «trattandosi di confisca obbligatoria, il terzo (Edil Casa Spa) non si può avvantaggiare dell’ingiusto profitto conseguito con una condotta illecita (abuso d’ufficio)»; inoltre «nel caso di confisca diretta obbligatoria di un immobile di proprietà di un ente collettivo, persona giuridica, quest’ultima non è equiparabile al terzo estraneo». Secondo la Cassazione non vi sarebbe quindi alcuna lesione del diritto di difesa e «Pallaoro ha agito in qualità di legale rappresentante della società, la domanda di concessione è stata presentata dalla società e l’abuso di ufficio è stato commesso nell’interesse della società proprietaria del terreno, che ha la disponibilità diretta e ha tratto un ingiusto vantaggio patrimoniale dalla condotta illecita (abuso d’ufficio)». 
Rigettato il ricorso e confermata la confisca dell’immobile, resta ora da capire il suo futuro. Se Pallaoro potrebbe rivolgersi ad un organismo europeo per far valere i suoi diritti, nulla dice la Cassazione sul futuro del bene confiscato, né tanto meno sulla sua possibile demolizione (è costruito sulla base di una concessione legittima e che rispetta il Prg di Pergine): potrebbe quindi essere trasferito al demanio statale o in subordine al Comune di Pergine, per finalità sociali o istituzionali.

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