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Ingegnere trentino

per la Corporation

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Non chiamatelo cervello in fuga. Francesco Leonardi, 36 anni, dal Trentino non è scappato: a sentire lui è stata solo una coincidenza a portarlo a vivere negli Stati Uniti, dove oggi lavora come ingegnere alla multinazionale United Technologies Corporation, una delle venti più grandi società produttrici degli Usa, con più di 200 mila dipendenti e 60 miliardi di fatturato.

Francesco è piuttosto timido, ama Civezzano, dove è nato, si trova a suo agio parlando dialetto («l'italiano è la mia seconda lingua», dice scherzando) ed è molto legato alla sua famiglia. «Non era nei miei piani andare all'estero», confida. Eppure, a un certo punto, la sua vita lo ha portato oltreoceano, dove ha trovato un lavoro soddisfacente e anche l'amore. È possibile far convivere queste due "anime"? A sentire la sua storia, raccontata al telefono mentre la sua bimba di 9 mesi dorme nella casa affacciata sulla baia di San Francisco, sembra di sì.

Dopo il liceo scientifico, il giovane si è iscritto a Ingegneria, si è laureato nel 2005 e poi ha iniziato il dottorato, sempre in telecomunicazioni, trascorrendo un paio di mesi a Berkeley, in California. Due anni dopo ha ripreso l'aereo ed è atterrato a New York, alla Columbia University, dove si è occupato di progettazione di sistemi elettronici per il monitoraggio e il controllo di ambienti fisici, ovvero di domotica per uffici.

Alla fine, nel 2009, si è stabilito definitivamente negli States, dopo aver trovato lavoro alla United Technologies Corporation come staff engineer. L'azienda è attiva in diversi settori, dai motori aeronautici, agli elicotteri, passando per condizionatori, ascensori e scale mobili. Il primo impiego è stato nella sede centrale, ad Hartfors, in Connecticut, chiamata "gold building", palazzo d'oro, per il caratteristico colore delle sue vetrate.

«Nel centro di ricerca c'erano più di 500 persone, tutti post doc, un mare di cervelli esperti in meccanica, fisica, informatica...», dice con orgoglio Leonardi. «Qui ti pagano di più, ti rispettano e c'è molto personale qualificato», continua. Questo non significa che tutti debbano cercare fortuna all'estero. Secondo Francesco, solo chi veramente è motivato a intraprendere questo percorso, sarà poi ricompensato. «Partire solo per il gusto di farlo non ha senso, ci deve essere un progetto di carriera, perchè all'inizio è molto faticoso».

Lo scorso settembre l'ingegnere trentino è stato trasferito di nuovo in California, dove anche sua moglie ha trovato lavoro. Si perchè quattro anni fa, in Connecticut il trentino ha incontrato la sua metà della mela. Janet, genitori cinesi, nata negli Usa, fa la psicologa. Si sono sposati in municipio, a San Francisco, nel 2013, con la cerimonia tradizionale del tè. Un anno dopo, hanno fatto il bis nella chiesa di Civezzano, con tutti i parenti valsuganotti. «I miei genitori avevano partecipato anche al rito civile, ma ci tenevo a farle incontrare anche gli altri membri della mia famiglia», precisa.

Francesco non nega di avere nostalgia di casa. «Il Trentino è un bel posto, fatto di relazioni molto forti. E poi ha una bellissima posizione geografica, in mezzo all'Europa. Tutto è vicino, non come qui che per attraversare il Paese impieghi cinque ore di aereo».

Nove mesi fa il giovane è diventato papà di Aletta e, ora che è genitore, la possibilità di tornare a Trento è meno remota. «Mi dispiace che cresca senza avere attorno la sua famiglia italiana, io sono sempre stato circondato da zii e cugini», ricorda. Per mamma Janet, però, cambiare continente è complicato: è una psicologa specializzata in obesità e in provincia questo problema, fortunatamente, non è ancora così sentito come negli Usa. «Trasferirsi ora sarebbe una mancanza di rispetto nei suoi confronti. Io comunque qualche parola in italiano ad Aletta la dico. Lei dice già "mamma", mi sembra sia sulla buona strada», conclude.

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