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Compet, il rilancio del turismo

passa per un bio garnì

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Il garnì in costruzione in località Compet

Fonte:

Giorgia Cardini

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3 minuti 24 secondi
Un garnì «bio» dotato di centro wellnes arricchirà dal prossimo Natale l’offerta turistica della piccola ma agguerrita località Compet, sempre più interessante perché posta al bivio di due delle 23 grandi salite ciclistiche del Trentino (le impegnative Zivignago-Panarotta e Levico-Vetriolo Terme), nonché ai piedi dalle piste da sci della Panarotta e lungo il tracciato del sentiero europeo E5 che congiunge il Lago di Costanza col Mare Adriatico. A realizzare il nuovo esercizio alberghiero è la famiglia Anderle, titolare da oltre 50 anni dell’Aurora all’Istciot, prima rifugio e poi albergo ristorante, cui sono stati aggiunti negli anni scorsi due piccoli chalet attigui.
 
Ma a colpire, salendo a Compet, è tutto il fermento edilizio che contraddistingue la zona: oltre al cantiere sul bivio, di fronte ai due hotel esistenti, molte sono infatti le seconde case in ristrutturazione tra qui e la località Compi, per una dozzina di licenze edilizie staccate sul solo comune di Vignola Falesina. Un segnale che lascia ben sperare per il rilancio della montagna che sovrasta Levico e Pergine e  che stride invece con l’immobilismo che caratterizza Vetriolo Terme.
 
A raccontare cosa si sta facendo a Compet e perché è Matteo Anderle, titolare dell’Aurora nonché sindaco di Vignola Falesina fino al 2015: «Quella che sta sorgendo qui è una costruzione totalmente in legno, realizzata secondo i criteri della bioedilizia da imprese trentine e altoatesine. Ed è anche un caso di imprenditoria femminile, perché la titolare del nuovo garnì è mia figlia Maria».
 
L’esercizio, che avrà dieci stanze tutte molto grandi e con balcone rivolto a sud, sarà completato da un centro benessere aperto anche agli esterni collocato a piano terra, con vetrata rivolta verso il Brenta e possibilità anche d’inverno di uscire all’aperto dopo la sauna. Al piano interrato ci sarà un garage a servizio degli ospiti con «bike point» per l’assistenza e il lavaggio delle biciclette, per il deposito dei deltaplani che partono da Vetriolo e un punto di lavaggio scarponi e biancheria anche per chi arriverà a piedi, lungo il sentiero E5.
 
Insomma, quello su cui punta la famiglia Anderle è il  turismo ecosostenibile che sta prendendo sempre più piede: «I problemi qui ci sono e sono evidenti - spiega Matteo Anderle -, perché non si vive solo con le piste della Panarotta né con le Terme, ma noi crediamo nella possibilità di fare di più. E una cosa tira l’altra: se noi ci siamo, se riusciamo a far quadrato, ne beneficia tutto l’insieme».
 
Fare quadrato, per Anderle, significa in questo caso fare un investimento familiare che si ripagherà, dice, in vent’anni: precisamente 1,5 milioni di euro, con un cantiere che procede speditamente perché l’obiettivo è aprire a Natale.
 
Ma cosa sta succedendo, in località Compet e Compi, da giustificare un’altra decina di licenze edilizie concomitanti per adeguamento, ristrutturazione e/o ampliamento di seconde case? 
 
«Oltre a noi che facciamo un discorso economico imprenditoriale - risponde Anderle - le altre sono tutte seconde case di persone che presumibilmente non trarranno grandi vantaggi economici da quello che stanno facendo. Eppure, lo fanno». 
 
Il Compet insomma oltre a difendersi rilancia, mentre la vicinissima Vetriolo Terme (nel Comune di Levico) langue.
 
«Credo che lì non ci siano stati ricambi generazionali adeguati - analizza l’albegatore di Vignola Falesina - anni fa non ha tenuto il passo e ora è dura. Vetriolo era abituata ad avere una clientela d’élite, ma il mondo cambia. Bisogna essere aperti a tutti, cercando di essere sempre attenti a un turismo che cambia ormai ogni anno. Se si è pronti a dare risposta alle nuove esigenze, la gente si ferma».
«È vero che siamo in una località di passaggio, ma il ragionamento che abbiamo fatto in famiglia è che ci sono posti, in Alto Adige, dove gli operatori turistici lavorano come matti, ai quali non abbiamo proprio nulla da invidiare. E ci siamo detti: possibile che noi non siamo capaci di fare altrettanto?». 
 
Una sfida, insomma, raccolta dagli Anderle e che potrebbe stimolare molti loro colleghi a gettare il cuore oltre l’ostacolo.

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