Melinda, spaccatura nel Cda: vicepresidenza in bilico

di Giorgia Cardini

Non è stata «una netta maggioranza», quella che il 20 dicembre scorso ha confermato Michele Odorizzi alla presidenza di Melinda. 
Nonostante il comunicato emesso dalla società dopo le votazioni, a un mese da quella riunione, durata più a lungo del solito, è emersa infatti la profonda spaccatura fotografata dal voto finale di quella sera: 9 preferenze per Odorizzi, 7 per Francesco Cattani, presidente del Consorzio ortofrutticolo del Contà di Cunevo.
 
Ed emerge perché dall’elezione di Odorizzi non sono state ancora distribuite le cariche in Melinda e a ballare è in particolare la vicepresidenza: i presidenti e i Cda dei consorzi Sabac di Brez, Contà di Cunevo, Cfc di Cles, Terza Sponda di Revò, Fat di Tuenno, Sfc di Campodenno e Coba di Denno la chiedono infatti fin dal 20 dicembre per lo stesso Cattani, per riunificare le «anime» del consorzio, dopo che da un pareggio 8 a 8 si era passati al risultato a favore di Odorizzi, 9 a 7.
 
La chiedono, ma finora non sono stati accontentati.  
E un incontro con il presidente riconfermato, svoltosi qualche giorno fa, si è chiuso senza assicurazioni, mentre l’assemblea dei 300 - davanti a cui sono stati presentati i conti del super consorzio che terrà la propria assemblea per l’approvazione del bilancio giovedì 24 gennaio - è stata l’occasione per porre nuovamente la questione all’ordine del giorno. 
 
Ma cosa ha provocato la spaccatura, che al momento sta paralizzando il Cda? Dall’interno di Melinda, si apprende che non ci sono dissidi profondi in merito alla strada imboccata e alle prospettive future ma, piuttosto, problemi relativi alle modalità con cui vengono prese le decisioni (di parla di deficit di dibattito interno), al crescente potere dei manager rispetto ai rappresentanti dei soci, alla mancanza di un tetto al numero dei mandati (Odorizzi è appena stato eletto per il sesto incarico consecutivo ed è quindi in carica da 15 anni, come il suo vice Ennio Magnani).
 
E sull'indicazione di Cattani alla vicepresidenza non pare esserci margine di manovra: trovare un altro nome - emerge - significherebbe non rispettare la volontà degli oltre 1.800 soci di queste sette cooperative che, insieme, contano quasi (per numero di conferitori e fatturato) come le altre nove.
 
 
Il presidente Odorizzi, da parte sua, non spiega come in Melinda si sia arrivati a questo punto, sull’orlo di una rottura dalle conseguenze difficilmente immaginabili: «Devo ragionare col consiglio di amministrazione, non è mio costume farlo sui giornali», si limita a dire. «Ci troveremo a breve - assicura comunque, smentendo i timori di ulteriori rinvii nella distribuzione delle cariche interne - a metà della prossima settimana per definire la situazione».
 
L’intento delle parti resta in ogni caso quello di arrivare a una composizione degli opposti fronti, in modo da continuare a lavorare insieme per il bene del settore frutticolo della valle.
 

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