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Sul Careser questa estate

già persi due metri di ghiaccio

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Sui ghiacciai, gli effetti di una inconsueta siccità invernale e di una delle estati più calde in assoluto sono ben visibili. In attesa dei bilanci di massa di fine stagione, lo stanno confermando le misurazioni di metà estate, come quelle effettuate sul ghiacciaio del Careser, nel Parco dello Stelvio: ad inizio agosto - ci spiega il direttore di «Meteotrentino» Alberto Trenti - le misure sul Careser indicavano già una perdita media di due metri di ghiaccio rispetto all’autunno scorso, ovvero un abbassamento della superficie del ghiacciaio verificatosi nel corso dei mesi di giugno e luglio.
Anche sul versante lombardo il trend è simile: «Siamo in una fase di intenso regresso glaciale - dice il professor Claudio Smiraglia dell’Università di Milano - ma non avevo mai visto una cosa del genere: nei primi dieci giorni di agosto la fusione è stata almeno il doppio del periodo corrispondente dello scorso anno. C’è stata sicuramente un’accelerazione. Io non ricordo torrenti glaciali con una portata di questo tipo nella prima metà di agosto. Quello che si osserva è un cambiamento del paesaggio di alta montagna. Il ghiacciaio dei Forni ormai è spaccato in tre pezzi, tre bacini separati. Noi avevamo calcolato, in passato, che questa frammentazione sarebbe avvenuta fra qualche decennio, invece è avvenuta negli scorsi anni. La cosa da sottolineare - continua Smiraglia - è che è un fattore esponenziale: in tutti i ghiacciai emergono queste finestre rocciose: a inizio estate si trovano due, tre metri di roccia che emerge dal ghiaccio, a fine estate si trovano dieci metri quadrati e l’anno dopo questa barra rocciosa spacca il ghiacciaio. Appena esce la roccia, questa ha una capacità di assorbimento molto maggiore della neve e del ghiaccio e poi ri-irraggia in onde termiche e la macchia di roccia si allarga. Va peggio di quanto pensassimo qualche decennio fa».
«Già ai primi di agosto - osserva Trenti - si sono avute perdite che di solito si hanno in un’estate intera: è un’estate seguente a due annate scarse di neve, ha fatto molto caldo già in giugno e c’era poca neve che se ne è andata praticamente tutta già in giugno. Poi è stato intaccato il ghiaccio vivo con perdite molto pesanti».
«Nella prima metà dell’estate - conferma il nivologo Gianluca Tognoni di “Meteotrentino” - abbiamo avuto spessori di fusione uguali, se non superiori, a quelli di tutta la stagione precedente. Parliamo di spessori medi di ghiaccio attorno ai due, tre metri. Si è fusa la poca neve che era caduta nell’inverno e, oltre a quella, due, tre mesi di ghiaccio. Un panorama non frequente fino a qualche anno fa. Manca ancora tutto settembre, le temperature si sono abbassate ma il ghiacciaio è scoperto: il bilancio di fine stagione sarà probabilmente uno dei peggiori in assoluto da quando misuriamo». 
A metà settembre i glaciologi torneranno in alto per effettuare nuove misure, prima di quelle conclusive previste in ottobre.

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