Salta al contenuto principale

Addio a Padre Modesto

Il «prete combattente»

Chiudi
Apri
Chiudi
Apri
Tempo di lettura: 
3 minuti 49 secondi

Si è celebrato oggi a Genova, sua ultima dimora al Santuario della Madonnetta, il funerale di padre Modesto Paris, il sacerdote di 59 anni originario di Rumo in Alta val di Non, morto ieri mattina dopo alcuni anni di sofferenza per la Sla (Sclerosi laterale amiotrofica) che l'aveva costretto prima su una carrozzella, poi a vivere con il respiratore. Due settimane fa era stato operato di nuovo con una tracheostomia per l'impianto di un secondo respiratore automatico. Dopo le esequie, la salma verrà traslata a Mione di Rumo dove sabato alle 14 vi sarà una cerimonia di ricordo prima della tumulazione.

Ringrazio il Signore che mi ha regalato questa Sla?vina. La mia slavina mi ha detto che oltre non può andare: mi toglierà anche l'ok col pollice, ma non il cuore che batte e gli occhi che dovranno parlare. Soffro per chi mi guarda da povero poveretto. Mai avrei pensato che questo mondo di invalidi vivesse la vita con una pienezza tale da far invidia anche a un calciatore o a uno che dalla sua vita ha avuto tutto ma che poi vede andare tutto in fumo

Frate agostiniano scalzo, 59 anni, fondatore del movimento giovanile «Rangers» era diventato un simbolo della lotta alla malattia, che gli aveva tolto anche la voce. Ma continuava ugualmente a dir Messa e a predicare attraverso un sintetizzatore vocale. Un mese fa lo avevamo intervistato, e in una lunga chiacchierata via mail (scriveva con tre dita sul tablet) ci aveva raccontato dalla sua sofferenza, ma anche della sua fede, dell'infanzia in Val di Non, della vocazione.

L'ultimo messaggio di padre Paris, scritto sulla sua lavagnetta elettronica retta dal fratello Andrea che è rimasto al suo fianco nelle ultime settimane, è stato il suo testamento spirituale: «Ringrazio il Signore che mi ha regalato questa Sla?vina. La mia slavina mi ha detto che oltre non può andare: mi toglierà anche l'ok col pollice, ma non il cuore che batte e gli occhi che dovranno parlare. Soffro per chi mi guarda da povero poveretto. Mai avrei pensato che questo mondo di invalidi vivesse la vita con una pienezza tale da far invidia anche a un calciatore o a uno che dalla sua vita ha avuto tutto ma che poi vede andare tutto in fumo».

Il coraggio di Padre Modesto è diventato un manifesto per tanti: il settimanale Panorama, nel numero del 25 maggio, gli ha dedicato tutta la copertina e lo ha additato come esempio di «padre coraggio» che ha chiesto ai medici di non sedarlo, pur nella atroce sofferenza, che lo ha accomunato a storie uguali ma diverse di malati terminali come Dj Fabo che hanno invece optato per il suicidio assistito.

In camera mia i ragazzi hanno appeso al soffitto un aquilone con una scritta. Così una frase che ho ripetuto tantissime volte a chi era in difficoltà, ora diventa uno sprone anche per me quando apro le palpebre. "L'aquilone prende il volo solo con il vento contrario". In questi mesi l'ho guardata dalla mattina alla sera per ore e ore. Il vento, in questo periodo, è stato costantemente, ostinatamente, contrario. E per questo ho continuato a volare

Panorama, che ne ha diffuso un'anticipazione, nel prossimo numero di sabato pubblica un'intervista al nuovo presidente della Cei, cardinale Gualtiero Bassetti, che a nome della Chiesa ringrazia padre Modesto per il suo «impareggiabile servizio al valore della vita», un esempio per tutti, «credenti, non credenti e diversamente credenti». E a Genova in molti hanno scritto ieri che «c'è un santo in più nel nostro cielo». Oggi i funerali verranno celebrati dall'Arcivescovo, Cardinale Bagnasco.

«È spirato sereno: la scorsa settimana aveva chiesto l'unzione dell'Olio degli infermi - racconta il Priore della Madonnetta, padre Carlo - che gli era stata impartita in una riunione con i ragazzi del movimento Ranger da lui fondato. Oggi dovreste vederlo: anche nella morte ci mostra il volto tranquillo e il sorriso che lo ha sempre accompagnato anche nella malattia».

Infatti il suo messaggio è sempre stato di speranza. «In camera mia - ha scritto nelle ultime ore - i ragazzi hanno appeso al soffitto un aquilone con una scritta. Così una frase che ho ripetuto tantissime volte a chi era in difficoltà, ora diventa uno sprone anche per me quando apro le palpebre. "L'aquilone prende il volo solo con il vento contrario". In questi mesi l'ho guardata dalla mattina alla sera per ore e ore. Il vento, in questo periodo, è stato costantemente, ostinatamente, contrario. E per questo ho continuato a volare».

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?