La Minela cresce, fatturato triplicato

di Guido Smadelli

La richiesta di prodotto biologico, nel settore alimentare, è in aumento, tanto che nonostante l’Italia sia uno dei maggiori produttori di bio, la richiesta supera l’offerta, e molto «bio» deve essere importato dall’estero: per fare un esempio, solo il grano ottenuto con metodo biologico importato in un anno è passato da 24 a 46 milioni di tonnellate.
Ma non sempre il «bio» di altri Paesi è tale, vedi recenti fatti che hanno avuto ricadute persino sul Governo, con allontanamento di un viceministro incaricato di seguire il settore, per mancata - o scarsa - vigilanza.

Viene introdotta con queste considerazioni la relazione di Vigilio Pinamonti, presidente della cooperativa La Minela, che da un quarto di secolo opera a Cles con un proprio spaccio, sempre più frequentato: fondata da pochi pionieri, la cooperativa nel 2005 contava 513 soci, a dieci anni di distanza più che raddoppiati (1.130), per giungere alla fine del 2016 a quota 1.209.

Una realtà gestita con accortezza, con un fatturato ormai triplicato in poco tempo (al 31 dicembre scorso, 1 milione 116 mila euro; a fine 2008 era di 606 mila), nessun debito, anzi accantonamenti per 300 mila euro, ed anche nel passato esercizio chiusura in utile, superiore ai 12 mila euro. Al netto del ristorno ai soci acquirenti, cui saranno resi 60 mila euro, in proporzione agli acquisti effettuati.
Non manca comunque qualche problema, sottolinea Pinamonti nella sua relazione. Il punto vendita attuale, in via Trento (terza sede dopo quelle di Dos di Pez e Spinazzeda) risulta ormai limitato negli spazi, sia per le aree di vendita, sia per l’esistenza di una sola cassa, causa frequente di code ed attese della clientela. Per questo motivo, nel corso dell’assemblea, figura all’ordine del giorno ? oltre al bilancio, ai criteri di riparto per il ristorno ai soci e all’elezione di qualche carica sociale giunta a fine mandato ? il progetto di ampliamento della sede, con eventuali delibere conseguenti in caso di approvazione.

Sottolineatura per la politica da sempre adottata: «è stata da sempre quella di mantenere costanti rapporti con i produttori, favorire dove è possibile quelli locali, tagliando gli intermediari», spiega Vigilio Pinamonti. «Purtroppo questo è possibile per una gamma di prodotti troppo ristretti, mentre per la maggior parte, specie per quelli confezionati, dobbiamo anche noi rivolgerci a intermediari. Grande attenzione si cerca di porre alla qualità dei prodotti venduti e alle garanzie offerte, non solo dalle certificazioni ma anche affidandoci a distributori seri (Ecor) che al loro interno hanno un staff che segue la qualità e presunte contraffazioni con proprie analisi chimiche, in aggiunta a quelle svolte dagli organismi certificatori».
La relazione del presidente si conclude con un ringraziamento al personale, «che opera con competenza e professionalità, in collaborazione con il consiglio di amministrazione». Un consiglio, viene sottolineato, che lavora a titolo gratuito. Cosa non comune, nel mondo delle cooperative di consumo? L’assemblea si riunisce domani, venerdì 19 maggio, alle ore 20.30, presso l’aula magna dell’Istituto Tecnico Pilati.

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