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Dambel, una ventina di caprioli

sbranati da cani liberi

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Una ventina di caprioli sbranati da cani lasciati liberi dai proprietari.

Cani che si ritrovano, fanno branco, e per il gusto della caccia assaltano ungulati.

«Nel periodo compreso tra novembre e sabato scorso ne abbiamo accertati almeno quindici, ritrovando le carcasse», spiega Carlo Polastri, sindaco di Dambel. «Abbiamo anche avvistato i cani, purtroppo non siamo riusciti ad inseguirli ed accertare la loro provenienza. La sola cosa che possiamo affermare è che non sono cani custoditi a Dambel, ma che provengono da altri centri limitrofi».

La moria di caprioli causata da questi assalti è tutta «censita» tra la zona ovest di Romeno e l'area poco a nord di Dambel. Una fascia di bosco, in molti tratti poco praticato, dove gli ungulati non mancano. Ma mancano ai cacciatori di zona: data la ventina di capi «abbattuti» dai cani sciolti, la locale sezione caccia, cui spettavano sei femmine di capriolo, ha deciso di dichiarare chiusa la caccia a questa specie, rinunciando a quanto spettante, per non compromettere ulteriormente un equilibrio già precario.

«Siamo in contatto costante con la Forestale, che sta lavorando al caso, così come abbiamo informato i carabinieri», spiega il sindaco.

«Abbiamo dovuto anche procedere ad un abbattimento, eseguito dai forestali, poco tempo fa, dato che un capriolo era talmente malconcio da non avere possibilità di sopravvivenza. Va detto che anche in quel caso la comunità si è mossa: sentito lo sparo, in molti hanno chiamato per informare di quanto avvenuto, così come dai cittadini abbiamo ricevuto molte segnalazioni di avvistamento di questi cani lasciati liberi, e di assalti ad ungulati».

La sola cosa certa è che finora non è stato possibile intervenire concretamente: solo in un caso sono stati riconosciuti due cani di cui sono proprietarie persone residenti nel comune di Brez. In quel caso le forze dell'ordine si sono recate presso l'abitazione dei «padroni», constatando che i cani non c'erano; contravvenzione di 50 euro, dato che gli animali non possono essere lasciati liberi, ma non c'erano prove circa la loro responsabilità nell'aggressione ad un capriolo.

«Purtroppo i cani sciolti, non custoditi, sono numerosi», commenta il sindaco.

«Sicuramente una coppia di labrador, qualche pastore tedesco, dei meticci. Cani che lavorano in coppia, nella caccia, io stesso ne ho avvistati alcuni, ora sto pensando di munirmi di teleobiettivo per poterli fotografare producendo immagini di qualità, che consentano il riconoscimento».

Problema è che la gente inizia ad avere timore. Finora questi «cacciatori» assaltano solo ungulati, soprattutto caprioli, anche se ne sono stati avvistati all'inseguimento di un gruppo di cervi. Ma non è escluso che, provando gusto alla caccia ed all'inseguimento, non possano rivolgere le loro attenzioni ad un ragazzino, o comunque ad una persona.

«Finora non è accaduto, ma molte persone ci pensano, prima di fare una passeggiata lungo i sentieri di quei boschi, soprattutto non ci vanno da sole», conferma Carlo Polastri. «Problema è che finché non si catturano, e non si può controllare il loro microchip (ammesso che ne siano provvisti, ndr) non si può fare niente. Il caso comporta anche dei costi, dato il tempo che i forestali spendono con appostamenti e ricerche. Ma al di là di questo, va detto che non è certo colpa dei cani, ma dei loro padroni che li lasciano impunemente liberi anziché custodirli, come previsto. Un malcostume che a quanto possiamo constatare non è poco diffuso».

Di sicuro non si tratta di cani abbandonati da qualche ex padrone che se ne sbarazza per andarsene tranquillo in vacanza, ma di animali domestici, che una casa ce l'hanno, ed il cui proprietario non bada alla loro custodia, come previsto dalle norme.

«Quindici caprioli non sono poca cosa in un'area tanto piccola», conclude il sindaco. «Certificati, ma probabilmente sono molti di più. Dei 15 certi, 13 erano femmine, una delle quali con i piccoli. Lancio un appello ai proprietari di questi animali, i cani vanno custoditi. Stanno facendo danni, è necessaria una maggiore responsabilità».

Gli uomini della Stazione forestale di Fondo, cui comandante è Mauro Lisidini, sono al lavoro, così come il sindaco in prima persona. "Tempo fa ho avvistato due cani, razza labrador, lungo il corso del rio Novella, c'era un capriolo ucciso di fresco, li ho anche fotografati, ma non hanno il numero di targa" scherza Carlo Polastri. "Prima o poi riusciremo a prenderne uno, per intanto lanciamo un invito ai proprietari, che sono i veri responsabili di quanto sta accadendo".

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