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Ospedale di Mezzolombardo

costato 30 milioni, è mezzo vuoto. Segnana: «Prime attività iniziate»

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Gli impegni sottoscritti nove anni fa nel protocollo d’intesa raggiunto tra i sindaci della Comunità Rotaliana e la giunta provinciale per la ricostruzione dell’ospedale di Mezzolombardo, non sono stati mantenuti.

Soprattutto per quel che concerne l’integrazione con i medici di base per garantire l’assistenza sanitaria h24, così come prospettato nel piano di rilancio dell’ex ospedale San Giovanni di Mezzolombardo.


«Diventerà un presidio ospedaliero all’avanguardia, con centro per i disturbi alimentari e ambulatori destinati alle varie specializzazioni, con un servizio integrato dei medici di base e guardie mediche, a cui l’Azienda sanitaria metterà a disposizione ambulatori e attrezzature, assicurando sempre la presenza di un medico nell’arco delle ventiquattro ore». Erano le promesse degli amministratori provinciali dell’epoca che furono accolte con entusiasmo dalla giunta comunale di Mezzolombardo, guidata dal sindaco Anna Maria Helfer, e da tutti gli altri sindaci dell’ambito territoriale rotaliano e della Paganella.

Non più un ospedale, quindi, ma un presidio sanitario con personale qualificato e ambulatori attrezzati per la diagnostica. Ma, soprattutto, doveva esserci un coordinamento sanitario autonomo per rendere efficiente la struttura, con turni avvicendati dei medici di base per l’assistenza sul territorio.
Sul caso è intervenuto anche Nicola Paoli, medico e sindacalista. Secondo lui l’ospedale di comunità non rientra nelle competenze della medicina di base. Dice che al San Giovanni lavorano 8 medici di medicina generale; ci sono 4 medici di continuità assistenziale per le 12 ore notturne e festivi; altri 4 invece come medici di famiglia, sette giorni su sette, nelle 12 ore diurne.

Invece, oggi, il Centro sanitario (non più presidio e nemmeno si comprende cosa l’Apps intenda per Centro sanitario), eroga un servizio sul territorio senza la presenza dei medici di base. Per capire bene quale identità ricopra il Centro sanitario di Mezzolombardo all’interno dell’Azienda provinciale e, soprattutto, quali funzioni assistenziali esso debba svolgere, i gruppi consiliari di Pd e della civica Uniti per Mezzolombardo hanno presentato un’interrogazione al sindaco per sapere i motivi per i quali non è avvenuta l’integrazione con i medici di base, secondo la logica di «Ospedale di Comunità» che era stata prospettata negli anni addietro dagli amministratori locali.

Anche tra il personale serpeggia un senso d’imbarazzo e di malumore per un’organizzazione precaria dei servizi interni: manca un coordinamento e non si capisce bene quali servizi dipendano dal Distretto Ovest che fa capo all’ospedale di Cles, e quali, invece, siano gestiti direttamente dal Santa Chiara di Trento.
Il progetto di «Ospedale di Comunità» fu messo nero su bianco nel 2014 dal dottor Giorgio De Vigili, all’epoca direttore del Punto di primo soccorso e, dopo la sua chiusura, trasferito al Santa Chiara di Trento. Era un progetto innovativo, presentato ai sindaci, Apss e assessorato provinciale alla sanità, in grado di superare le linee organizzative tra ospedale e territorio, valorizzando tutte le risorse sanitarie presenti in Piana rotaliana.

In esso, si prendevano in considerazione i medici di base rendendoli protagonisti della medicina territoriale, ma che hanno, invece, rifiutato il loro coinvolgimento nel progetto. Infine, non è ancora chiaro se l’Azienda intende nominare un direttore sanitario che coordini le diverse attività cliniche inserite in una struttura costata ben trenta milioni di euro, un dirigente che si prenda in carico la gestione delle richieste del territorio, le strategie e gli obiettivi sanitari utili per la comunità dalla Piana rotaliana.
Insomma, manca una vera identità di una struttura che non è stata costruita per essere una clinica specializzata, bensì per erogare un efficiente servizio medico-assistenziale sul territorio. E chi, meglio dei medici di base, conosce le realtà sanitarie e le esigenze dei pazienti che vivono nella Piana rotaliana?

La replica della Provincia è affidata all’assessore Segnana: «Le cure intermedie sono già partite in settimana ed entro la fine della prossima saranno occupati tutti i 12 posti letto messi a disposizione, che ospiteranno i pazienti dimessi dai reparti. Pazienti colpiti da episodi acuti che necessitano di assistenza costante in ambiente protetto».

«Per quel che riguarda l’inaugurazione ufficiale del presidio – aggiunge Segnana – posticipata più volte dalla precedente amministrazione provinciale a causa di varie complicazioni progettuali, si precisa che l’Hospice è già attivo, al pari dei servizi ambulatoriali e della fisioterapia, e che a breve vi sarà un incontro con l’Amministrazione comunale e con i rappresentanti delle Comunità di Valle della Rotalina e dell’Altopiano della Paganella, per fare il punto della situazione e discutere, fra le altre cose, anche della data in cui inaugurare la struttura».

E i medici di base? «Per quel che riguarda l’inserimento dei medici di medicina generale all’interno del presidio ospedaliero, previsto dai protocolli tra Azienda sanitaria provinciale e Comune è iniziata l’attività di alcuni medici di MMG e di un pediatra, oltre alla continuità assistenziale notturna e festiva, con l’auspicio che tutti gli altri che sono presso i servizi comunali si possano trasferire definitivamente negli ambienti a disposizione all’interno del presidio. A tal fine è ripreso il confronto con i sindacati al tavolo del Comitato Provinciale MMG per arrivare insieme ad una soluzione che possa dare risposte ai cittadini».

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