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Cembra, un danno

erariale da due milioni

La Corte dei Conti mette in mora Nardin e Paolazzi

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La centrale di teleriscaldamento di Cembra

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In attesa del processo penale che le vede imputate per turbativa d’asta e che prenderà il via in ottobre, l’ex sindaca di Cembra Antonietta Nardin e l’ex assessora ai lavori pubblici Giovanna Paolazzi, nei giorni scorsi si sono viste notificare dalla Corte dei Conti la messa in mora per il danno erariale ipotizzabile in relazione alla realizzazione dell’impianto di termovalorizzazione a cippato affidato alla ditta Pyro-Max.
 
Il decreto firmato dal procuratore regionale Marcovalerio Pozzato è stato materialmente notificato alle interessate dal segretario comunale di Cembra Lisignago. Destinatario di identico provvedimento anche il direttore dei lavori, il perito industriale Stefano Risatti.
La messa in mora di fatto determina l’interruzione del termine di prescrizione che è quinquennale con decorrenza dalla data in cui si è verificato il fatto dannoso, ovvero, in caso di occultamento doloso del danno, dalla data della sua scoperta.
Il danno erariale ipotizzabile per il quale è stato disposto il decreto, è stato quantificato dal Nucleo di Polizia tributaria della Guardia di Finanza di Trento in 2,067 milioni di euro, risultante dal mancato funzionamento dell’impianto per la produzione di energia elettrica e per il mancato introito del riconosciuto incentivo e della vendita dell’energia elettrica prodotta.
 
Sul fronte penale sarà invece un processo a stabilire se l’accusa di turbativa d’asta per la realizzazione dell’impianto di cogenerazione a biomassa nei confronti dell’ex sindaca di Cembra Antonietta Nardin, dell’ex assessora ai lavori pubblici Giovanna Paolazzi e dei due rappresentanti della ditta Pyro-Max a cui l’opera fu commissionata l’opera, Andrea Bassetti e Roberto Mazzolini, sia o meno fondata. A marzo infatti il giudice per l’udienza preliminare Marco La Ganga ha rinviato a giudizio tutti e quattro gli imputati, che dunque hanno scelto di non accedere a riti alternativi. Le difese avevano chiesto il proscioglimento, decise a dimostrare semmai in un dibattimento pubblico la correttezza dell’operato degli ex amministratori e dei due imprenditori.
 
In ottobre si aprirà dunque il processo a loro carico e in aula, rappresentato dall’avvocato Nicola Stolfi, sarà presente anche il Comune di Cembra Lisignago, che nella scorsa udienza si era costituito parte civile. 
«A questa decisione - aveva spiegato il sindaco Damiano Zanotelli - siamo arrivati constatando come gran parte del danno che il Comune ha subito, sta subendo e ancora subirà (visto che c’è un mutuo da pagare), deriva dalle modalità con cui è stata scelta la ditta che ha realizzato l’impianto. Essa in buona sostanza non aveva i requisiti di esperienza per meritare tutta la fiducia che invece ha avuto».

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