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Molveno, lago da svuotare

Timori per l'ecosistema

Cinquanta metri in meno per la manutenzione delle condotte di Nembia

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A novembre il lago di Molveno sarà svuotato per una profondità di una cinquantina di metri. Si tratta di un intervento programmato per consentire la manutenzione dello scarico della centrale idroelettrica di Nembia; lo scarico si trova alla quota di 770 metri di altitudine mentre il livello nominale dell’acqua è a quota 820 metri, con uno sforamento massimo fino a 823 metri.
Lo svuotamento avviene con cadenza decennale e serve per verificare lo stato di conservazione delle opere idrauliche e della galleria di scarico dell’acqua che proviene dalla centrale di Nembia. Lo svuotamento doveva essere eseguito lo scorso inverno, ma l’amministrazione di Molveno chiese lo slittamento di un anno per evitare che le televisioni, in occasione della tappa del Giro d’Italia, trasmettessero le immagini di uno scenario lunare.
 
Per alimentare le turbine Kaplan della centrale di Nembia, che producono energia elettrica per una potenza di 13 Megawatt, l’acqua viene prelevata in val Rendena dal fiume Sarca e pompata fino a Nembia. L’impianto fu costruito nel 1957 ed è una centrale che scarica nel lago di Molveno. A sua volta, l’invaso di Molveno alimenta la centrale di Santa Massenza e la Hydro Dolomiti Energia è la società concessionaria di entrambe.
 
I tempi per lo svuotamento dovranno essere concordati proprio tra la società concessionaria e il Comune di Molveno, ma dopo l’incontro con l’assessore provinciale Mauro Gilmozzi, il sindaco di Molveno, Luigi Nicolussi, ha saputo che le operazioni per lo svuotamento inizieranno ai primi di novembre. Ci vorranno un paio di mesi (circa un metro al giorno) per far scendere il livello dell’acqua a quota 765 metri; poi serviranno tre mesi per ripulire la galleria dal limo e verificare le opere idrauliche. Infine, altri due mesi per riempire nuovamente l’invaso e riportarlo alla quota nominale di 820 metri. 
 
Preoccupati i pescatori per la sopravvivenza del famoso salmerino del lago di Molveno, un pesce pregiato che, ogni anno, richiama centinaia di appassionati di pesca sportiva. Per la valorizzazione di tale specie ittica fu avviato nel 2005 il progetto del Centro ittiogenico di Molveno, proprio dopo l’ultimo svuotamento del lago, su iniziativa dell’Associazione dilettanti pesca sportiva di Molveno e con il sostegno del Comune, Provincia, Parco Adamello Brenta, Enel e Bim.
 
Il lago, in condizioni normali, è profondo 124 metri e gli ittiologi della Provincia assicurano che, pur abbassando il livello di 55 metri, la fauna lacustre non corre alcun pericolo poiché i 69 metri che rimangono sono più che sufficienti per la salvaguardia delle varie specie ittiche. 
Il sindaco Nicolussi, però, vuole certezze e ha affidato allo Studio di ingegneria ambientale Albatros una perizia per conoscere il danno che subirà l’ecosistema dopo lo svuotamento del lago e le conseguenze sull’impatto ambientale. L’invaso d’acqua, infatti, dagli attuali 180 milioni di metri cubi sarà ridotto a soli 50 milioni. Naturalmente, sarà calcolato anche il danno per il turismo con le prevedibili perdite nei periodi di Natale e Pasqua e la rifusione dei danni sarà interamente a carico della Hydro Dolomiti Energia.
 
Il lago dovrebbe tornare alle sue condizioni normali verso fine maggio, ma il suo riempimento e la durata dei lavori dipenderanno, soprattutto, dalle condizioni meteo e dallo scioglimento delle nevi a primavera.

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