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Pyro-Max: «Causa al Comune

se l'impianto non funzionerà»

Cembra, la ditta costruttrice al contrattacco

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«Se entro sei mesi l’impianto non funzionerà, faremo causa al Comune». Pyro-Max srl, la ditta che ha realizzato a Cembra l’impianto di cogenerazione a cippato, esce allo scoperto e con il suo amministratore unico Roberto Mazzolini ed Andrea Bassetti, che cura gli interessi della moglie Flavia Bertola (socia al 50% di Pyro-Max con Mazzolini), passa al contrattacco.

Lo fa dopo mesi di basso profilo, confutando la lettera con cui la commissaria straordinaria Barbara Lorenzi ha rigettato la richiesta di corresponsione del canone di manutenzione e conduzione dell’impianto e, soprattutto, rivelando come non dipenda da Pyro-Max il non funzionamento della centrale di cogenerazione - ultimata il 14 ottobre 2014 -, bensì da un mancato adempimento a carico dell’Amministrazione comunale essenziale per ottenere il via libera alla produzione di energia elettrica.

Adempimento noto fin dalla firma del contratto e ricordato ufficialmente e in modo chiaro dalla Provincia con determina dirigenziale numero 16 del 30 gennaio 2015, ossia il reperimento entro il 31 marzo 2015 di una ditta terza a cui cedere l’energia termica in esubero per garantire il rispetto dei vincoli di efficienza energetica dell’impianto.

«Un’Amministrazione - sottolineano Mazzolini e Bassetti - particolarmente confusa e poco attenta ai propri interessi, con cui finora siamo stati pazienti, pur rimettendoci parecchi soldi sull’altare della buona pubblicità che poteva venirci dall’impianto di Cembra, ma che d’ora in poi se la vedrà con i nostri legali».
Per entrambe le questioni, Mazzolini e Bassetti si fanno forti del contratto stipulato con il Comune di Cembra.

«Per la conduzione e la manutenzione dell’impianto, il Comune si è impegnato a versare ogni mese a Pyro-Max una quota fissa di 5 mila euro più Iva, più una quota variabile di 48 euro ogni megawatt prodotto - spiega Mazzolini -. I 65 mila euro di cui abbiamo chiesto la corresponsione, ci spettano di diritto, visto che l’utilizzo della caldaia alimentata a cippato per scaldare gli edifici comunali ci è stata chiesta espressamente dal Comune e considerato che la caldaia è parte integrante dell’impianto di gassificazione, quindi elemento impiantistico non scorporabile, come invece sostiene la commissaria Lorenzi nel tentativo di trovare un appiglio contrattuale che non c’è, al diniego del canone».

Nelle more dei pagamenti da parte del Comune, i rappresentanti di Pyro-Max rivelano come i loro avvocati avessero pure suggerito di spegnere la caldaia: «Cosa che ci siamo ben guardati dal fare visto che avremmo lasciato al gelo gli alunni delle scuole, sperando (peraltro invano) che il Comune onorasse il suo impegno».

Su questo fronte - che tocca un’altra questione emersa recentemente a proposito dell’impianto, ossia i filtri dei tre motori - «la sindaca Antonietta Nardin il 22 dicembre 2015, nove giorni prima del commissariamento, si era impegnata con noi a versare almeno parte del dovuto a patto che  procedessimo a sostituire i due filtri a manica deteriorati, con filtri elettrostatici uguali a quello montato sul motore collaudato dall’ingegner Delaiti il 16 dicembre 2015. Soldi però non ne abbiamo visti e così dopo aver rimosso i vecchi filtri ci siamo fermati».  

Non sono però i filtri (che secondo Mazzolini, vista la tipologia, possono essere sostituiti senza avere le autorizzazioni a cui rimandava la commissaria Lorenzi) il vero problema dell’impianto di Cembra.

Come anticipato, il «problemone» sta a monte ed è diventato tale probabilmente perché sottovalutato dall’Amministrazione comunale fin dalla stipula del contratto: a fianco dell’impianto di cogenerazione il Comune doveva infatti far impiantare una ditta terza per l’utilizzo dell’energia termica in esubero prodotta dall’impianto.

Questo, nonostante ripetuti solleciti, non è avvenuto. Cosa questo comporti lo abbiamo chiesto in chiusura a Mazzolini e Bassetti: «Semplice: l’impianto pur essendo pronto a produrre, non può essere acceso, con danno economico sia per il Comune, che non può iniziare ad introitare i circa 160 mila euro annui di guadagno, sia per noi di Pyro-Max che solo se l’impianto produce possiamo sperare di rientrare dall’investimento fatto di 500 mila euro».

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