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Lavis si interroga guardando alle elezioni

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Lavis e la piana Rotaliana

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L'Avisio, dal quale ha preso il nome, delimita il centro abitato verso sud mentre la strada statale che corre parallela alla linea della Trento-Malè taglia in due il paese. Lo sviluppo di Lavis sembra intrappolato da queste linee, ma anche dalla «rassegnazione» della gente. Eppure basta cambiare prospettiva, magari osservando il paese dalla collina che lo sovrasta per avere un'impressione diversa: il ponte sopra l'Avisio e le vie di comunicazione che attraversano il paese in quest'ottica diventano una cerniera che unisce territori e culture diverse. È quello che è mancato soprattutto in questi ultimi anni a Lavis: una visione d'insieme, una regia capace di disegnarne il futuro.

«Molto spesso Lavis viene individuata come periferia a nord di Trento, a sud della Piana Rotaliana o sbocco della val di Cembra. Io preferisco pensare a questo territorio, perché mi sembra più vero e stimolante, come cerniera, snodo tra territori diversi» spiega Graziano Tomasin, sindaco dal 1995 al 2004. «Questa sua conformazione l'ha resa un centro predisposto al commercio , che è scambio e passaggio. Funzione che però negli ultimi anni ha perso».
Lo conferma anche uno dei commercianti storici di Lavis, Maurizio Carpi. Nel 2002 ha iniziato a gestire la gioielleria che lo zio aveva aperto nel lontano 1959 ed era l'anima del gruppo di negozianti del centro storico.

«Il centro di Lavis - ricorda - pullulava in passato, c'erano una serie di attività commerciali che potevano dire la loro. C'era vita, c'era voglia di fare. Poi è mancato il coinvolgimento delle persone nei progetti che sono stati prospettati e l'entusiasmo si è spento. Hanno insegnato alla gente la rassegnazione». D'altro canto, secondo Carpi, anche la gente in questo deve prendersi le sue responsabilità: «Quando non hai il coraggio di sbilanciarti, non puoi lamentarti. È come se facessi il palo ad un rapinatore, sei complice».

Il centro storico da riqualificare dunque è una delle questioni con le quali il paese e chi lo amministra deve fare i conti. A Lavis lo chiamano Bristol o Pristol che dir si voglia: sono gli edifici più vecchi, il cuore del paese. Come accade in molti centri della nostra provincia conta molte case vuote, che rimangono tali perché ristrutturarle costa troppo. «Però è uno degli aspetti su cui la comunità di Lavis dovrà impegnarsi nei prossimi anni - incalza Graziano Tomasin - non è immaginabile che si continui ad edificare il nuovo senza sistemare il vecchio. Sarà una sfida da cogliere e su cui lavorare».

Nel frattempo nella parte ovest del paese è nata una nuova zona residenziale, l'area Felti. E Tomasin era sindaco negli anni in cui quest'area è stata progettata. «L'idea di fondo era quella di sviluppare l'edificato più verso la valle che non sulla collina - racconta -. Per la verità nel Prg che avevamo approvato c'era un progetto complessivo, poi la realizzazione è stata fatta dall'amministrazione attuale (il sindaco è Graziano Pellegrini, ndr ) e presenta diversi aspetti che si potevano migliorare. L'obiettivo era di dare un minimo di vivacità anche a quella parte del paese che si trova al di là della barriera creata da statale e Trento-Malé. Per questo era stato pensato l'interramento della linea (attualmente fermo per il ricorso al Tar, ndr ) e l'eliminazione dei passaggi a livello, lo spostamento della stazione ferroviaria e la statale trasformata in una strada interna grazie alla realizzazione della Trento-Rocchetta. Tutti passaggi con i quali, assieme ad una serie di servizi (scuola materna e negozi) si sarebbero dovuti unificare i due abitati. In questo modo l'area sarebbe diventata più appetibile». La crisi economica ed altri fattori hanno fatto sì che quel progetto, per ora, sia incompiuto. Nelle palazzine nuove abitano poche famiglie ed hanno aperto soltanto due negozi.

Tuttora incompiuta è anche la questione parcheggi, eterno problema del centro di Lavis. Almeno due progetti sono stati presentati nel corso degli anni dalle amministrazioni comunali che si sono succedute, ma nessuno è stato portato a termine. Il primo, proposto dalla squadra del sindaco Tomasin accanto alla scuola materna, è stato stralciato dall'amministrazione del sindaco Pellegrini mentre quello elaborato dall'attuale governo (parcheggio multipiano adiacente ala scuola materna) non ha incontrato l'interesse dei privati che erano stati chiamati ad investire nell'iniziativa.

«Sembra che tutti gli sforzi in questi anni siano stati concentrati sulla realizzazione del centro commerciale alle Masere (ne parliamo nell'articolo a fianco, ndr ) - sottolinea Maurizio Carpi - mentre in dodici anni di attività a Lavis non ricordo nemmeno un assessore al commercio che sia entrato nel mio negozio per chiedere anche a me, come agli altri commercianti, un parere sul rilancio del centro del paese».

Altri due luoghi che potrebbero avere grandi potenzialità in questo senso sono il parco urbano e il giardino dei Ciucioi . Il primo, pur godendo di una posizione centrale in paese, purtroppo soffre delle poche vie d'accesso. Per renderlo fruibile anche in caso di maltempo è stato dotato di una costosa copertura. Un'opera da 700 mila euro che però, fa letteralmente acqua da tutte le parti. E così anziché riparare dalla pioggia, la copertura ha fatto piovere critiche da tutte le parti. Anche perché mentre sono stati spesi così tanti soldi per questo intervento, nulla è stato fatto ad esempio per sistemare i giochi per i bambini.

Si nutrono più speranze invece sul giardino dei Ciucioi: si tratta di un giardino pensile dallo stile romantico, realizzato nella prima metà dell'Ottocento da Tommaso Bortolotti. L'amministrazione Tomasin lo acquistò nel 1999 in uno stato ormai di abbandono ma con l'idea di ripristinare quel luogo com'era in origine. Obiettivo che rimane tutt'oggi, per farlo diventare anche un'attrazione turistica. Magari sfruttando le grandi potenzialità della pista ciclabile della valle dell'Adige che ha fatto registrare 50 mila passaggi all'anno. «Sono numeri incredibili quelli dei passaggi in ciclabile» fa notare Massimiliano Pilati, lavisano (oggi presidente del Forum per la pace) sempre in prima linea nelle battaglie rigorosamente pacifiche condotte per il paese.

«Certo tra chi pedala lungo l'Adige ci sono molti trentini, ma anche turisti che potrebbero fermarsi in paese. C'è stata una polemica di recente per una famiglia della zona che vorrebbe aprire un bicigrill lungo la ciclabile ma è bloccata dalla burocrazia. C'è da dire che di cose positive ne sono state fatte anche a Lavis: quella che chiamano Avisio beach è una bella passeggiata ora. Ma anche lì non ci sono bar lungo l'itinerario, una mancanza per i turisti ma anche per i locali. Si torna sempre al punto di partenza: credo serva una visione d'insieme».

L'amministrazione uscente però rivendica il tanto lavoro fatto. Negli ultimi dieci anni, l'elenco delle opere pubbliche vede, soprattutto, parecchi investimenti nell'edilizia scolastica: dall'ampliamento del polo scolastico con la nuova palestra, all'ampliamento delle scuole medie Stainer; dalla nuova scuola per l'infanzia e l'asilo nido nel rione Felti, fino al progetto della nuova scuola di Pressano. Sciorinando il lungo elenco delle opere, l'assessore ai lavori pubblici, Bruno Franch, si sofferma sull'ampliamento del cimitero e replica sulla sistemazione del giardino dei Ciucioi: «Manca l'ultimo lotto con una previsione di spesa al di sotto di 1.500.000 euro - spiega - e complessivamente la ristrutturazione non supererà i 3 milioni di euro, quindi una cifra notevolmente ridotta rispetto ai preventivi della giunta precedente che andavano oltre i 5 milioni di euro».

Nell'elenco figurano ancora la nuova sede del cantiere comunale, l'ampliamento della sede dei vigili del fuoco e l'accorpamento con la sede della protezione civile, il quarto lotto delle acque bianche e nere nella zona nord-ovest del paese, il progetto di potenziamento del servizio idropotabile con la convenzione stipulata con l'Air spa di Mezzolombardo e l'esternalizzazione del servizio dell'illuminazione pubblica. «Per finire, un altro aspetto molto apprezzato dalla gente è stato il recupero del rapporto della comunità con il torrente Avisio attraverso le passeggiate e la spiaggetta in alveo, un ambiente ritrovato a due passi dal centro che era finito nel dimenticatoio».

A fronte di tanti interrogativi sulla strada da imboccare per valorizzare Lavis e le sue potenzialità, c'è un dato che mette in luce uno degli aspetti positivi di questa borgata che sfiora i 9 mila abitanti. È l'associazionismo: Lavis era stato citato come il paese con la più alta percentuale di associazioni in relazione alla popolazione.

(ha collaborato Mariano Marinolli )

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