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Il sindaco di Fiavè ha detto "no"

al premio per il segretario

La delibera passa lo stesso. Zambotti: "Per me poteva fare meglio"

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Il sindaco ha votato contro una delibera della sua giunta, basterebbe questo a farne una notizia, se poi ha l’aria di voler far rispettare un principio come quello della meritocrazia, il fatto rappresenta una mezza rivoluzione in un Paese come l’Italia.
L’accaduto: il sindaco di Fiavè Angelo Zambotti (nella foto) è l’unico voto contrario alla delibera di giunta numero 105/2018 con la quale si approva la scheda di valutazione del vice segretario comunale per l’anno 2017 e di conseguenza il riconoscimento della retribuzione di risultato.
Nel documento compaiono tre voti favorevoli e uno contrario, il suo. 
Dal 2017 il sistema di valutazione dei segretari e vice segretari comunali è disciplinato dall’articolo 23 dell’accordo stralcio della dirigenza e segretari comunali sottoscritto il 29 dicembre 2016 che recita: «Ai segretari comunali e di comunità, e ai vicesegretari ad esaurimento è corrisposta la retribuzione di risultato riferita al raggiungimento di obiettivi di efficienza ed efficacia ed alla realizzazione dei compiti istituzionali. [...] La valutazione dei risultati del segretario è effettuata da parte della giunta dell’ente sulla base dell’apposita scheda di valutazione». 
Scheda di valutazione che indica gli obiettivi dell’anno di competenza e viene compilata e poi consegnata dal sindaco a febbraio di ogni anno al segretario comunale per poi essere compilata con l’indicazione dei risultati conseguiti. 
Orbene, quando la giunta di Fiavè si è trovata la delibera sul tavolo per la discussione, il primo cittadino non ha ritenuto di dare la valutazione massima in merito ai risultati raggiunti. Il resto della giunta non la pensava così e alla fine la delibera che assegna 4.776,16 euro di indennità al netto delle assenze per malattia al vice segretario comunale con l’aggiunta di 1.932 euro come maggiorazione di indennità di risultato pari al 40% di 4.830 euro (ovvero il lordo dell’indennità) che è la percentuale massima concedibile, per un impegno complessivo a bilancio di 6.708,16 euro è passata, ma con il voto contrario del primo cittadino fiavetano. 
«Sono dell’idea - spiega Angelo Zambotti - che dare il massimo di valutazione e di conseguenza del premio in denaro ad esso legato, non fosse corretto perchè se pure le cose non vanno male a Fiavè, nel lavoro dell’amministrazione ci sono dei miglioramenti di fare. Miglioramenti che sono stati avviati da quando sono iniziate le gestioni associate le quali hanno portato non poche complicazioni, ma comunque si può fare meglio. E se si può fare meglio, allora non si può dare il massimo dei voti». Non sembra fare una grinza. «Sembra quasi di fare un torto a qualcuno a trattare seriamente questa delibera facendo una valutazione come viene richiesto - specifica Zambotti -. Pare quasi che sia da cattivi non dare il massimo, ma a me non piace molto l’idea che si pensi di non discutere nemmeno questo tipo di decisioni come se fosse quasi un passaggio obbligato. Se passa alla valutazione della giunta, significa che siamo chiamati a discutere della cosa, altrimenti invece di dare un bonus soggetto a valutazione si sarebbe fatta diversamente la legge concedendo automaticamente un premio di fine anno». 
Ineccepibile. Le cose, però, non vanno quasi mai in questo modo: vuoi per il «quieto vivere» alla Don Abbondio di manzoniana memoria, vuoi perché i rapporti in istituzioni di dimensioni ridotte rendono più difficile una valutazione oggettiva che non risenta dello stretto e quotidiano contatto lavorativo, vuoi per l’italico pressapochismo che alla meritrocazia tende ad anteporre il concetto del «tarallucci e vino», quando si parla di bonus e premi annuali, nel settore pubblico soprattutto dove i soldi non sono quelli del proprio portafogli, è spesso un automatismo.
Chiamiamolo senso del dovere e della carica di cui si è investiti, chiamiamolo magari fare attenzione, quando questo è nel proprio potere, alla tanto evocata (e altrettanto sistematicamente ignorata) meritocrazia in un Paese come l’Italia che ne ha ampiamente bisogno, e non certo da oggi. Si può anche essere d’accordo o meno nel caso specifico. Comunque la si veda, la scelta, nel suo piccolo, del sindaco di Fiavè di dire «no» spicca perchè isolata, ed è chiamata e generare dibattito.

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