Com'è difficile per i giovani sapere di amore e di sesso

Un dialogo a tutto campo sull’amore, l’affettività, la sessualità dei giovani, la famiglia, la Chiesa, la società: è stato vastissimo il campo esplorato giovedì sera nell’auditorium dell’Istituto d’istruzione Lorenzo Guetti, davanti a un pubblico di genitori e ragazzi attento e coinvolto.
 
D’altra parte, oltre al tema intrigante e insolito per un dibattito («Giovani in cerca d’amore»), scelto dal gruppo di docenti che ha deciso di concludere così il ciclo «Sguardi contemporanei», a portare quasi 250 persone fuori da casa in una serata infrasettimanale è stata anche la caratura degli ospiti: l’arcivescovo di Trento don Lauro Tisi e la psicologa e psicoterapeuta di Tione Manuela Filosi, che da dieci anni lavora all’interno dell’istituto, a stretto contatto con docenti, genitori, studenti.
 
Moderati dalla giornalista dell’Adige Giorgia Cardini, tra l’uomo di fede e la donna di scienza si è sviluppato un dialogo laico, senza tabù né veli, che per un’ora e mezza ha tenuto banco e che è stato salutato più volte da applausi.
Per esplorare un tema impegnativo, si è partiti dai cambiamenti della società, cercando di capire se i giovani, oggi, abbiano le stesse necessità affettive dei loro coetanei di 30 anni fa e, se in fondo, nonostante il vortice di impegni e la rivoluzione tecnologica in cui genitori e figli sono risucchiati, l’amore al tempo degli smartphone si esplichi ancora con modalità simili a quelle del passato.
 
Interessanti gli spunti di riflessione scaturiti da una parte e dell’altra: la dottoressa Filosi ha più volte sottolineato che il bisogno di amore e di affetto dei ragazzi di oggi è lo stesso di quello di una volta, e come i giovani siano anzi propensi a coltivare con maggiore capacità e profondità le relazioni, anche perché vengono da famiglie che non sono più improntate sull’obbedienza e regole assolute da osservare ma su rapporti in cui la discussione e lo scambio sono la norma. 
 
Questi rapporti diversi coi genitori, impostati molto sull’amore, però, se da una parte aiutano gli adolescenti (calcolando che l’età dell’adolescenza ora va dagli 11-12 anni a oltre 20) a essere più aperti, dall’altra rischiano di porli improvvisamente di fronte a delle difficoltà cui non sono preparati, perché non ricevono quasi mai dei «no». Così alcuni, nel momento in cui il corpo inizia a cambiare, fanno fatica ad accettarsi e a relazionarsi: e, per paura dei giudizi e di non essere all’altezza delle aspettative, arrivano a isolarsi anche totalmente dal mondo. Un fenomeno che si chiama Hikikomori, nato in in Giappone ma che si sta estendendo: in Trentino, ha sottolineato Filosi, sono ormai qualche decina i ragazzi che hanno scelto questa auto esclusione dalla società e dai contatti con gli altri, anche coi parenti più stretti.
 
E se una volta era difficile parlare per esempio di sessualità in famiglia, anche ora lo è:  la psicologa ha spiegato che ci sono ancora genitori che ai loro bambini raccontano la storia della cicogna dimenticandosi di aver messo loro in mano uno smartphone o un tablet: e la domanda «come nascono i bambini?», i piccoli la fanno prima di tutto ai genitori ma se la risposta non li soddisfa, si rivolgono a Internet. 
 
Dove però i giovani e giovanissimi si imbattono anche in altro: la pornografia e il sexting (la diffusione di testi o immagini sessualmente esplicite tramite Internet o telefono cellulare) sono fenomeni più diffusi tra i ragazzi. Ormai l’85-90% dei tredicenni ha avuto accesso almeno una volta a contenuti pornografici e il tema non può essere ignorato, quando si fa educazione sessuale a scuola. Una precocità che si riflette poi anche su altri aspetti: parlando delle separazioni dei genitori e di come questo incida sullo sviluppo affettivo dei bambini, la dottoressa Filosi ha raccontato di essersi trovata spesso al cospetto con ragazzi che, in questa fase, si preoccupano più del benessere dei loro genitori che del proprio. Con un rovesciamento del concetto tradizionale del «prendersi cura».
 
Un rovesciamento dei ruoli per certi aspetti preoccupante, come ha sottolineato don Tisi, che ha auspicato che i giovani restino giovani, con tutto quello che ciò comporta. Nei suoi interventi, in risposta alle varie domande, il vescovo ha poi posto l’accento sulla necessità di spezzare un modello sociale che ci vede sempre più come produttori, prodotti e consumatori allo stesso tempo, in cui egoismo, prevaricazione dell’altro e narcisismo limitano il pieno sviluppo dell’amore. Richiamandosi molte volte a Gesù non come un simbolo divino, ma come un corpo in relazione con gli altri, don Tisi ha infatti rilevato come sia difficile, se non si esce da questa cultura narcisistica, competitiva e intollerante, riconoscere se stessi come «frammenti» che hanno bisogno degli «altri» per comporsi in un essere, quindi per esistere, per significare e per costruire amore sulla base del rispetto, concetto che non può esistere se l’Io viene posto come centro dell’universo
 
Ma l’uomo di fede non ha fatto solo una profonda critica della società odierna, dei ruoli imposti da questa, ma anche un’autocritica del ruolo della Chiesa, per troppo tempo incapace di ascoltare i giovani, di valutare le loro necessità, la loro sessualità: «Ma stiamo facendo passi avanti», ha assicurato con modestia, invitando gli adulti a non giudicare i giovani (molto più ricchi interiormente di quanto non si dica) ma a guardare prima di tutto a se stessi, cercando di riappropriarsi di tempo per stare in silenzio, per riflettere e per ascoltare.

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