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Mandron: nel lago 

la barca degli Alpini

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Lago del Mandron - la barca della Prima guerra mondiale

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foto Tiziano Camagna

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Il Lago del Mandron (o Mandrone)

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foto Arc Team Cles

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Tutto è nato dal libro di Luciano Viazzi sulla «guerra bianca» I diavoli dell’Adamello - 1915-1918. La guerra a quota tremila. Vi compaiono, fra le tante immagini storiche, due foto scattate evidentemente dopo l’occupazione italiana del Mandron, avvenuta nel maggio del 1916, e che hanno catturato l’attenzione di un docente del liceo Russell di Cles, Tiziano Camagna, architetto e guida subacquea nonché autore della documentazione della «foresta sommersa» del Lago di Tovel. 

Le fotografie sono due, in bianco e nero. Una mostra gli Alpini del Battaglione «Edolo» mentre costruiscono una barca rudimentale nei pressi dell’ex rifugio Payer (oggi Centro studi Adamello «Julius Payer», situato poco sotto il Rifugio «Città di Trento»). Nella seconda, come spiega la didascalia, si nota il capitano Castelli sulla barca, mentre rema sul Lago del Mandrone.

«La barca ci sarà ancora?», si è chiesto Camagna, che nel 2004 è salito al lago e ha localizzato il relitto. Il 25 e 26 agosto, ci è tornato guidando un team di archeologi e di subacquei che si sono immersi nelle acque del lago - a 2409 metri di altitudine - esplorando e documentando il relitto risalente alla Prima guerra mondiale. Oltre a Camagna, del gruppo facevano parte gli archeologi dell’Arc-Team di Cles Alessandro Bezzi, Luca Bezzi e Rupert Gietl; i subacquei del NauticaMare DiveTeam Massimiliano Canossa (video-operatore) e Nicola Boninsegna (fotografo).

«L’obiettivo principale - spiegano i protagonisti - è stato quello di investigare ulteriormente le circostanze che hanno portato il relitto della Grande Guerra sul fondo del lago alpino. Inoltre sono stati effettuati foto e video per documentare le attuali condizioni dell’imbarcazione. Le immagini realizzate dai sommozzatori verranno poi utilizzate dagli archeologi per realizzare una ricostruzione in 3D tramite tecniche di computer vision».

Sul fondo del lago, il team ha avuto però una sorpresa inaspettata, vista la quota di oltre 2.400 metri: «Durante le operazioni di ricerca il fotografo Nicola Boninsegna ha individuato un tronco, che vista la completa assenza di alberi a quella quota, pone ulteriori interrogativi. Il rinvenimento - spiegano - sarà presto oggetto di specifiche analisi finalizzate alla datazione e al riconoscimento della specie».

Ma il lavoro sul campo - ossia al Lago del Mandrone - non è finito. Il professor Cavagna dovrebbe tornare a breve al Lago del Mandron con un gruppo di stagisti del Liceo «Russell» di Cles, nell’ambito di un modulo didattico che ha come obiettivi la comprensione delle figure dell’archeologo, del ricercatore, dello scienziato e del lavoro in equipe. Fra gli scopi dell’iniziativa, una sintesi storica degli avvenimenti, la ricostruzione in 3D della barca, l’analisi dendrocronologica di un campione e la sua datazione. Le attività saranno seguite da un gruppo composto da Camagna, da Alessandro Bezzi e Luca Bezzi, e supportate da Mauro Bernabei del Cnr-Ivalsa di San Michele all’Adige, con un seminario del professor Giovanni Widmann sulle vicende belliche della guerra combattuta in Adamello e Presanella. «La missione subacquea - concludono - è stata inoltre l’occasione per testare in alta quota un prototipo di Rov (Remotely Operated Vehicle), denominato ArcheoROV e sviluppato dal laboratorio WitLab di Rovereto, in collaborazione con Arc-Team».

Grazie alla collaborazione del Parco Naturale Adamello-Brenta e dei gestori del rifugio Città di Trento, la famiglia Gallazzini,l’attrezzatura è stata inviata con la teleferica del rifugio, mentre i subacquei vi sono arrivati dopo quasi tre ore di camminata. In seguito i materiali e la strumentazione per i rilievi sono stati trasportati dai subacquei per altri 700 metri circa, dal rifugio fimo al punto d’immersione. «Sono state scelte attrezzature leggere - spiegano - come i moderni sistemi sidemount per agevolare gli spostamenti». Per la disponibilità e la collaborazione, il team ringrazia la Soprintendenza ai Beni culturali (Ufficio beni archeologici) della Provincia.

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