Salta al contenuto principale

Operazione «Sciamano»:

centinaia di ragazzini

segnalati per uso di droghe

Chiudi
Apri
Tempo di lettura: 
4 minuti 15 secondi

A pochi mesi dai clamorosi arresti, è definitivamente chiusa l’operazione «Sciamano», che aveva portato i carabinieri di Cavalese all’esecuzione di una misura di custodia cautelare per 18 persone. Dopo la retata del novembre scorso (che aveva individuato un bar di Castello di Fiemme come «centrale» dello spaccio), i militari hanno proseguito fino in fondo la loro attività investigativa, convocando in caserma un centinaio di acquirenti, tra cui anche dei minorenni accompagnati dai genitori.

Risulta così una mole di compravendite ben più importante rispetto a quelle già rilevate nel corso delle investigazioni. Uno degli arrestati, ritenuto tra i vertici all’organizzazione, ha concretizzato 323 cessioni per un quantitativo di 420 grammi di cocaina per un ricavo di circa 42.000 euro.

Un altro dei giovani pusher finito in manette, secondo le testimonianze, si era reso responsabile di 618 cessioni di stupefacenti di diversi tipi, tra cui cocaina, delle quali 200 in favore di sette minorenni.

Sono 70 in tutto le persone segnalate al commissariato del governo e al servizio tossicodipendenze per la riabilitazione, ma anche alla Motorizzazione, per valutare i requisiti per mantenere la patente di guida.

L’OPERAZIONE - Di giorno l’«Anny» di Castello di Fiemme era un normalissimo bar di paese: bianchi, spume, birre, spritz e panini. Ma appena calava la serranda affacciata sulla centralissima piazza Segantini, il gestore, Paolo Girardi, fiemmese di 48 anni, trasformava il locale in una vera e propria «centrale operativa per la gestione dello spaccio», come l’ha definita il procuratore Sandro Raimondi nel commentare l’operazione dei carabinieri della compagnia di Cavalese che ha portato in carcere tredici persone, con altre tre ai domiciliari e due soggetti tuttora ricercati, tanto in Italia quanto all’estero.

I militari della compagnia guidata dal maggiore Enzo Molinari e coordinati dal responsabile dell’aliquota operativa Cristian Zanier, dopo i primi input arrivati nell’autunno del 2017 dalla stazione dell’Arma di Molina, hanno lavorato per oltre un anno per ricostruire con tutta la precisione del caso la «filiera» dello spaccio che ruotava attorno al locale e al suo responsabile, riuscendo a porre fine ad un traffico che portava in valle di Fiemme droga dal Veneto e dalla Lombardia grazie ad una rete nella quale ognuno aveva un preciso compito.

Una vera e propria «azienda» che faceva arrivare in valle tra i cinque ed i sei etti di droga al mese, per un giro d’affari che garantiva intrioti per somme comprese tra i 60 ed i 70mila euro mensili, tanto da rappresentare per molti dei coinvolti la principale attività di sostentamento.

Ai vertici del gruppo c’era non solo Girardi, ma anche un 40enne albanese residente sempre a Castello Molina, Taulant Shtembari. Era questi che teneva i contatti con un connazionale, Petrit Arapi, 41enne residente a Rozzano, nell’hinteland milanese che procurava fisicamente soprattutto cocaina, ma anche marijuana, hashish e sostanze da taglio. Arapi in Lombardia capeggiava una vera e propria realtà del narcotraffico e grazie ad un suo periodo di residenza in val di Fiemme aveva stretto rapporti con Shtembari.

Agli ordini dei tre vi era una vera e propria squadra, composta in gran parte da trentini.
A cominciare da Alessio Sartori, 43enne fiemmese, dipendente di Girardi che dopo aver dato l’ultimo colpo di straccio e chiuso il bar spesso - hanno ricostruito i carabinieri - si concentrava sul taglio della sostanza stupefacente, coadiuvato da Ionel Dorel Mihali, romeno 25enne domiciliato in paese. Era Vincenzo Marti, 25enne di Faver, a reperire la sostanza da taglio: caffeina, mannitolo, aspirine.
Nei momenti più «delicati» il gruppo si avvaleva anche della collaborazione di una vedetta che all’esterno del bar badava che non transitassero in zona forze dell’ordine o persone sospette, nonostante Girardi avesse pensato anche a puntare le telecamere esterne al locale per sorvegliare anche le vie circostanti. Quello del «sorvegliante» era un compito che spettava di frequente a Thomas Matordes, 43enne di Castello Molina.

La droga veniva poi suddivisa in dosi, confezionata e affidata al resto della truppa: i carabinieri di Cavalese hanno individuato come spacciatori abituali Flavio Varesco, 42enne di Tesero, Andrea Bagattini, 24enne di Altavalle, Gianluca Lira, 29enne di Cavalese, Patrick Capovilla, 24enne di Castello Molina, Kevin Prendi, 22enne albanese residente a Cavalese e Youssef Anwar, marocchino 53enne residente a Cavalese.

Da Milano la droga arrivava in Trentino grazie ad alcuni corrieri: uno era Florenc Shkrepa, 37enne residente a Verona, albanese concittadino di Shtembari, era alle dirette dipendenze del gruppo milanese di Arapi. L’altro era Vladimir Cufollari, albanese 37enne domiciliato a Pavia.

Nella primavera 2018 i carabinieri misero a segno un sequestro di droga, inducendo il gruppo milanese e quello fiemmese a dividere precauzionalmente le loro strade, ma questo non bastò a interrompere l’attività coordinata da Girardi, che si affidò ad un nuovo canale di approvvigionamento sulla piazza di Trento, tramite Ridha Hamza, tunisino 49enne.
Tutti sono stati arrestati tra il Trentino ed i centri di Verona, Rozzano e Pavia: in tredici si trovano in carcere mentre tre (Capovilla, Lira e Marti), in virtù del loro ruolo ritenuto meno incisivo rispetto a quello degli altri coinvolti, sono ai domiciliari. Due le persone tuttora ricercate, anche all’estero dove si teme possano essersi resi irreperibili.

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?

L'utilizzo della piattaforma dei commenti prevede l'invio di alcune informazioni al fornitore del servizio DISQUS. Utilizzare il form equivale ad acconsentire al trattamento dei dati tramite azione positiva. Per maggiori informazioni visualizza la Privacy Policy