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Ecco la «fiemmeite»: scoperto

un nuovo minerale sulle Dolomiti

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Una specie mineralogica finora sconosciuta alla scienza, che prende il nome dalla località dove è stata rinvenuta, la Val di Fiemme in Trentino: è la fiemmeite, un nuovo tesoro scientifico scoperto dai ricercatori del Muse.

Un evento di straordinaria rilevanza se si pensa che è da due secoli che - sulle Dolomiti - non avveniva la scoperta di una nuova specie di minerale. La scoperta e lo studio sono stati condotti dai ricercatori del Muse Paolo Ferretti e Ivano Rocchetti, assieme ai colleghi dell’Università di Milano, Francesco Demartin e Italo Campostrini, grazie alla guida attenta di un appassionato cercatore di minerali del posto, Stefano Dallabona (Gruppo Mineralogico Fassa e Fiemme).

L’ufficializzazione è avvenuta da parte della commissione dell’International mineralogical association, che presiede alla nomenclatura e alla classificazione di nuovi minerali. «Fino a oggi, i minerali noti alla scienza sono poco più di 5.000 - spiega Paolo Ferretti, del Muse - non molti se paragonati alle specie viventi, che sembrano essere alcuni milioni. Trovare una specie mineralogica nuova è un evento molto più raro, dunque, rispetto a scoprire un nuovo essere vivente. Ad aggiungere eccezionalità a questo ritrovamento è il fatto che la fiemmeite proviene da un territorio, come quello dolomitico, in assoluto tra i più studiati al mondo. È dal 1815, infatti, che sulle Dolomiti non veniva riconosciuto un nuovo minerale».

Il ritrovamento di nuovi minerali non può essere annoverato come una rarità assoluta - ogni anno in tutto il mondo vengono scoperti tra 100 e 200 nuove specie - ma è importante considerare che le Dolomiti sono oggetto dell’attenzione degli scienziati già dal ‘700. Era infatti il 1792 quando venne dedicata al geologo transalpino Deodat de Dolomieu la dolomite, minerale dal quale poi presero il nome le Dolomiti stesse. Ed è ben dal 1815, anno della scoperta della gehlenite presso il Lago delle Selle (Monti Monzoni, Val di Fassa), che sui cosiddetti «monti pallidi» non vengono ritrovati nuovi minerali.

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