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Petizione contro il lupo,

400 firme in una settimana

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Quasi 400 firme raccolte in una settimana, apposte sui moduli da cittadini di Canazei ma anche da altri abitanti della valle di Fassa, che si sono presi il tempo di recarsi all’ufficio Anagrafe in municipio.

È un bilancio solo provvisorio, ma pare avere un discreto riscontro la petizione popolare avviata dal sindaco Silvano Parmesani con l’intento di spalleggiare la Provincia di Trento nella sua richiesta di una maggiore autonomia gestionale sulla questione lupo. Un riscontro che che la dice lunga sulla preoccupazione che si è creata a Canazei, dove gli avvistamenti del branco che si muove nella zona sono quasi quotidiani.

I firmatari della petizione chiedono al governo (quello che deve ancora essere formato, ovviamente) che la Provincia di Trento «possa esercitare una gestione autonoma della presenza dei grandi carnivori sul proprio territorio, con la possibilità di effettuare azioni di controllo per garantire la convivenza di questi animali con l’uomo, in conformità a quanto previsto dalla Direttiva del Consiglio Europeo 92/43/CEE relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche cd. direttiva “Habitat” ed alla normativa nazionale (DPR n 357/97)».

«Questa petizione - sottolinea Parmesani - non deve essere vista come un attacco al carnivoro, ma come una richiesta volta a dare alla Provincia la possibilità di applicare la direttiva, laddove prevede la possibilità di gestire in modo più autonomo la presenza di certe specie, valutando le situazioni che si creano di volta in volta». Per il sindaco, «il ritorno del lupo va gestito infatti secondo criteri scientifici e non secondo inclinazioni sentimentali».

«Gli allevatori - prosegue - hanno dimostrato grande disponibilità ad attrezzarsi per difendere il bestiame dagli attacchi, ma non tutti gli animali possono essere contenuti in recinti a prova di attacchi. Per le mandrie numerose, ad esempio, o per gli yak ci sono delle difficoltà». Ma poi, aggiunge il sindaco, non sono solo gli allevatori o i pastori a dover essere salvaguardati: «Ormai sono numerose le persone che sentono i lamenti delle bestie cacciate dai lupi al limitare dei boschi e vicino alle case di Penia, Alba e Canazei. Non è che si possa dire al lupo di stare lontano, è un animale che segue le prede. Ma ogni zona ha la sue peculiarità e questa è un’area antropizzata. E se il lupo non è più schivo come deve essere e alle 8 di mattina si ferma a guardare i bimbi alla fermata del bus, mi devo interrogare su cosa potrebbe succedere tra qualche anno se non dovessimo intervenire contenendone la diffusione e dissuadendolo dall’avvicinarsi a zone abitate. Penso sia giusto, allora, che chi ha la competenza per intervenire lo possa fare. Questo chiediamo, niente di più».

E questo chiede anche la Provincia di Trento, finora inascoltata: per avere più forza e «per sapere cosa pensano i miei concittadini» (così ha motivato l’iniziativa), l’assessore provinciale all’Agricoltura e Foreste Michele Dallapiccola ha lanciato negli stessi giorni di Canazei una petizione su Change.org che ha raccolto finora 1.975 sostenitori, mentre quella simile lanciata dall’assessore provinciale bolzanino Arnold Schuler di adesioni ne ha già prese oltre 20mila.
Ma a queste petizioni che mirano ad abbassare il grado di tutela del lupo ne è stata opposta un’altra, sempre sulla piattaforma Change.org, da parte della Lega Abolizione Caccia del Trentino Alto Adige e del Wwf di Bolzano: 35.000 le adesioni registrate fino a ieri.

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