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Cavalese, in ambulatorio

il parto è stato regolare

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Un parto serale, in un ospedale senza Punto Nascita, a Cavalese: è quello che l’Adige ha raccontato di ieri. Ed in riferimento all’articolo l’Azienda Sanitaria ha diramato la seguente nota: «occorre evidenziare come non sia emerso, nella gestione del parto d’urgenza avvenuto al pronto soccorso di Cavalese, alcun disservizio imputabile all’Azienda provinciale per i servizi sanitari. Per avere un quadro reale e completo della situazione è importante quindi ricostruire e precisare alcuni passaggi di questa vicenda, conclusasi nel migliore dei modi».

Afferma l’Azienda: «Da quanto ci risulta, la signora in questione ha deciso di sua iniziativa di recarsi a partorire in un ospedale dell’Alto Adige convinta di essere in travaglio. La signora è stata rimandata a casa, in Val di Fassa, e una volta iniziato effettivamente il travaglio, si è recata all’ospedale di Cavalese. A quel punto non è stato più possibile però garantire il trasporto nei tempi previsti all’ospedale Santa Chiara (come previsto dal protocollo). Le avverse condizioni meteo non hanno permesso all’elicottero di alzarsi in volo, ma l’automedica era comunque a disposizione, tanto è vero che si stava proprio dirigendo a Cavalese per prendersi carico di un altro paziente» (come scritto dall’Adige ieri).

Quindi «Sulla base dei fatti si è deciso quindi di approntare l’ambulatorio del pronto soccorso per un parto d’urgenza. Ad assistere la signora - afferma l’Azienda - erano presenti e operativi: tutto il personale del pronto soccorso, l’ostetrica del percorso nascita, il rianimatore e l’infermiera dell’elisoccorso che assistevano un altro paziente ma si sono trattenuti per precauzione, e il rianimatore del presidio, impegnato in sala operatoria, ma pronto a intervenire per ogni necessità. Tutto ciò a garanzia di un parto avvenuto nel pieno rispetto degli standard di sicurezza che questi casi impongono».

Infine, «ci preme sottolineare che la signora era stata inserita nel Percorso nascita ed è stata dunque seguita fin dall’inizio da un’ostetrica dedicata. A partire dalla 37esima settimana era quindi a disposizione della signora un servizio di pronta disponibilità sulle 24 ore per la diagnosi di travaglio e l’eventuale accompagnamento al Punto nascita prescelto. Oltre a questo, la signora avrebbe potuto usufruire gratuitamente anche dell’appartamento adiacente all’ospedale Santa Chiara che l’Azienda sanitaria ha messo a disposizione» conclude la nota dell’Azienda Sanitaria Provinciale. 

Sul caso, ieri, ha presentato una interrogazione il consigliere provinciale Claudio Civettini (Civica Trentina): «Uno scenario gravissimo, nonostante il lieto fine, quello materializzatosi martedì 6 marzo, ad ore 19.07, nel Pronto Soccorso di Cavalese, con una coppia presentatasi lì e messa davanti a una realtà tutt’altro che semplice dal momento che, a causa del maltempo, l’elicottero non poteva prendere il volo; l’auto-medica non poteva partire da Trento perché indisponibile; l’anestesista di Cavalese non era disponibile perché già in sala operatoria».

Com’è finita? Dice Civettini che «Grazie alla professionalità delle ostetriche di Cavalese è stata allestita una sala parto in un ambulatorio ed è nata una bimba fortunatamente senza problemi».
Ma la storia non è finita qui: «il protocollo - dice Civettini - ha infatti imposto alla madre e alla bimba, che stavano bene e non necessitavano cure particolari, di salire su un ambulanza, dopo lo stress e le fatiche di un parto simile, e di viaggiare per un’ora fino al Santa Chiara, dove ha dovuto aspettare fino alle 3 del mattino per ricevere i punti di sutura per poi essere accolta in una camera con altre mamme. Un’assurdità della quale chiedere conto, unitamente ai tempi effettivi di riapertura di un Punto nascite di Cavalese chiaramente necessario».

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