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Chiusura del punto nascite
Zeni contestato a Cavalese

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La contestazione era prevista e c'è stata.

Del resto, in val di Fiemme in pochi hanno accettato la chiusura del punto nascita a Cavalese e ieri l'incontro affollato con l'assessore Luca Zeni è servito per ribadire la rabbia e la delusione verso una scelta che viene considerata ingiusta.

Lo stesso Zeni ha ricordato che l'Azienda sanitaria proseguirà nella ricerca dei medici necessari, lasciando peraltro poco spazio alle speranze di una riapertura. Il Palafiemme era gremito, con un folto gruppo di future mamme in prima fila.

Quasi tre ore di confronto con l'assessore provinciale Luca Zeni e i dirigenti della sanità, accompagnato da cori di proteste, accuse nemmeno poi tanto velate di immobilismo (respinte dai relatori), qualche speranza, per altro molto flebile, poche certezze, molti interrogativi sul futuro del punto nascite di Cavalese e su una soluzione che possa revocarne la chiusura.

In primo piano soprattutto la questione sicurezza, sottolineata più volte da Gianfranco Jorizzo , presidente del Comitato Percorso Nascita Nazionale, che ha ripetutamente ricordato la necessità di un percorso sicuro per le mamme e i neonati, con il rispetto di una serie di standard relativi all'assistenza ospedaliera e ai punti nascita territoriali sotto il profilo qualitativo, strutturale, tecnologico e quantitativo, definiti e condivisi tra l'altro dall'Accordo Stato Regioni (compreso la Regione Autonoma Trentino Alto Adige) nel 2010.

Più volte interrotto (a cercare di riportare la calma è dovuto intervenire il sindaco di Cavalese, Silvano Welponer ), Jorizzo ha comunque ribadito la necessità di poter contare su almeno 500 parti all'anno e ha precisato, senza per altro convincere i presenti, come «con pochi parti e con bassi volumi, sia sempre difficile gestire le emergenze». A Cles e Cavalese è stata concessa la deroga, ma, pur riconoscendo le valli di Fiemme e Fassa come «area disagiata», per Cavalese, nonostante gli sforzi fatti, non si è riusciti a trovare del personale sufficiente.


«Esserci per contare». Con questo slogan «Parto per Fiemme» ha chiamato a raccolta la gente di Fiemme, Fassa e Cembra.

«È necessario capire che ciò quanto sta accadendo non colpisce soltanto il Punto nascita, ma anche altri servizi essenziali come il servizio di pediatria per i bambini, la ginecologia per tutte le donne di Fiemme e Fassa e la reperibilità dell’anestesista per ognuno dei valligiani e degli ospiti di Fiemme e Fassa» affermano gli esponenti di Parto per Fiemme che si batte per il mantenimento del Punto nascita raccogliendo persone di tutte le tre valli, al di fuori degli schieramenti politici ma proponendo soluzioni e fatti concreti.

«Ciò significa che per la maggior parte dei problemi di salute riguardanti questi ambiti bisognerà recarsi a Trento o attendere un auto medica o un elicottero da Trento, con il conseguente aumento dei rischi, dei disagi e dei costi sociali dovuti alla distanza.

L’incontro - continua Parto per Fiemme - è decisivo per dimostrare quanto la gente di queste valli sia unita e propositiva per evitare di veder chiudere dei servizi essenziali dell’ospedale di Fiemme, simbolo, riparo e riferimento socio sanitario di una Comunità Magnifica che, dopo averlo costruito, dimostra ancora oggi, collaborando con le istituzioni e con l’Azienda sanitaria, di volerlo mantenere. Abbiamo dimostrato che siamo pronti a superare gli ostacoli della burocrazia, del tecnicismo, della gestione puramente aziendale volta a sfinirci e proposta da chi pensa che in queste valli regni l’ignoranza, la sottomissione e l’indifferenza».

Il 10 marzo scorso davanti all’ospedale, centinaia di persone hanno manifestato ma anche proposto soluzioni: «Abbiamo fatto nomi e cognomi dei pediatri disponibili, abbiamo presentato il pediatra neonatologo dottor Giustardi, salito appositamente per aiutarci a sostenere i servizi essenziali per tutti».

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