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Belluno, dopo il voto si lavora

per l'autonomia della Provincia

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Belluno nell'Euregio come osservatore, il confine a passo Fedaia

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Z. Sovilla

Tempo di lettura: 
4 minuti 27 secondi

I cittadini bellunesi che ieri si sono recati alle urne per esprimersi non solo sull’autonomia del Veneto ma anche sul quesito relativo alla specificità della Provincia dolomitica: quasi unanimità di consensi per il sì (98,67%), cioè per chiedere più autonomia per la Provincia. Leggermente più bassa, 97,4% e dunque appena sotto la media regionale (98,10%), la quota di sì all'autonomia del Veneto (i no 2,6% contro una media dell'1,9%).

A recarsi alle urne sono stati 109 mila cittadini, pari al 52% degli aventi diritto, nonostante siano mancati i circa 44 mila voti dei residenti all’estero, in questa terra di emigrazione.

Se dal calcolo si escludessero questi ultimi, fa presente il presidente della Provincia, Roberto Padrin, la quota degli elettori raggiungerebbe il 66%.

A Belluno si è votato nello specifico per chiedere l’attuazione delle leggi venete che già prevedono una forma di autogoverno per questa provincia alpina sia per rilanciare la richiesta alla Stato affinché riconosca uno status istituzionale differenziato.

La domanda alla quale i votanti hanno risposto, contenuta nella seconda scheda della consultazione, recita:  «Vuoi che la specificità della Provincia di Belluno venga ulteriormente rafforzata con il riconoscimento di funzioni aggiuntive e delle connesse risorse finanziarie e che ciò venga recepito anche nell’ambito delle intese Stato/Regione per una maggiore autonomia del Veneto ai sensi dell’art. 116 della Costituzione?».

«Per noi - ha detto Padrin - si tratta di un risultato eccezionale perché aver superato il quorum senza i nostri concittadini all’estero era tutt’altro che scontato.

Già martedì - ha aggiunto - è prevista una riunione con tutti i sindaci per far approvare loro un documento condiviso che farà da piattaforma per le nostre richieste sia alla Regione sia allo Stato».


«La vittoria del sì al referendum per l'autonomia della Provincia di Belluno è un passo molto importante per il territorio bellunese e per i suoi cittadini»: l'europarlamentare Svp Herbert Dorfmann - eletto anche grazie ai voti raccolti a Belluno - commenta così l'esito della consultazione referendaria bellunese.

«I risultati veneto e provinciale aprono un quadro molto interessante; – commenta ancora Dorfmann – il processo che porterà maggiore autonomia alla Regione Veneto dovrà comportare anche un trasferimento di competenze, risorse e potere decisionale, quindi autonomia, alla Provincia di Belluno».

«La Provincia autonoma di Bolzano può e deve essere un modello per questo, e non farà mancare il suo supporto e il suo aiuto; – continua l'europarlamentare – con una Belluno più autonoma, ci saranno maggiori possibilità e maggior facilità di confronto e di collaborazione tra il Bellunese e l'Alto Adige».

«Belluno si merita una maggiore autonomia, - conclude Dorfmann - e quello del 22 ottobre è stato un importante successo in questa direzione».


Non può esserci autonomia senza rappresentanza ed elettività: questo il pensiero del movimento Belluno autonoma Regione Dolomiti (Bard) che, all'indomani del successo del referendum per l'autonomia provinciale, torna a mettere sul tavolo la questione elettiva.

«C'è già un progetto di legge per restituire elettività all'ente. - ricorda il vicepresidente Bard, Andrea Bona – Il nostro auspicio è che in tempi brevi possa essere approvata, restituendo elettività e dignità all'ente Provincia. Ho già parlato con Lorenzo Dellai, parlamentare e firmatario assieme all'allora segretario regionale del Pd Roger De Menech dell'accordo da noi sottoscritto alle regionali 2015: già da domani si attiverà per verificare se ci sono i numeri per approvare la legge in brevissimo tempo, noi contiamo in un paio di settimane. È il tempo che ognuno si prenda le sue responsabilità».

«Il secondo passo è quello di un'autonomia speciale per la nostra Provincia: - continua Bona – serve un riconoscimento costituzionale, siamo una provincia interamente montana, all'interno della Convenzione delle Alpi. I requisiti ci sono tutti: non sarà un percorso facile né breve, ma sarà necessario ed inevitabile».

«La linea per l'autonomia provinciale è già tracciata, – prosegue Ivan Minella, consigliere provinciale del gruppo Consiglieri e sindaci per l'autonomia – e deve copiare i buoni esempi delle altre realtà autonome, dal Trentino-Alto Adige al Friuli Venezia Giulia, fino alla Valle d'Aosta. Solo così potremo attuare vere politiche di sviluppo per la montagna».

Infine, una considerazione in vista dell'incontro tra il presidente della Provincia, Roberto Padrin, e i sindaci bellunesi, in calendario domani pomeriggio: «Mi auguro – conclude Minella – che siano richieste forti sia allo Stato che alla Regione Veneto, che non dovranno limitarsi solo a competenze e risorse, ma che puntino anche alla revisione generale dell'impianto provinciale, così da ottenere al più presto il maggior grado di autonomia possibile ed attuabile».


«Il regionalismo torna al centro dell’agenda politica italiana», commenta il vicesegretario del Patt, Simone Marchiori all’indomani del referendum in Veneto e Lombardia.

«La percentuale dei votanti, per la Lombardia molto significativa e nel caso del Veneto assolutamente determinante - sottolinea - afferma in modo palese con la forza della democrazia la volontà dei cittadini di puntare in modo deciso sulla strada dell’autonomia e della responsabilità.

I risultati delle province montane, come Belluno e Sondrio, dove esistono da tempo movimenti autonomisti vicini al Patt, confermano questo desiderio di autonomia che, in queste realtà, assume un significato particolare volto a contrastare lo spopolamento delle vallate con politiche più vicine alla montagna». «In Italia - continua Marchiori - non si è mai perseguita con convinzione la via del federalismo, nonostante alcune autonomie speciali come quelle di Trento e Bolzano rappresentassero un esempio virtuoso di gestione responsabile, vicina al territorio e capace di dare risposte ai cittadini.

Ora, dopo il voto, pare chiara la necessità di un cambio di approccio.

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