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Cortina nel mirino della Finanza

Tra gli 11 indagati anche il sindaco

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Non c’è pace per il Comune di Cortina d’Ampezzo, e per il suo sindaco, Andrea Franceschi, nuovamente al centro di un’indagine della Guardia di Finanza di Belluno, stavolta per un contributo di 3 milioni di euro dati dall’amministrazione al «Consorzio Cortina Turismo».

Una cifra ben al di sopra del tetto di 200mila euro, in un triennio, fissata dall’Ue. Nel fascicolo d’indagine della Procura di Belluno sono state iscritte 11 persone, tra cui il sindaco, il suo vice, amministratori, ex consiglieri comunali e il presidente del Consorzio, Stefano Illing, che dovranno rispondere di abuso d’ufficio, e - nel caso di Illing - di falso ideologico e indebita percezione di erogazioni ai danni dello Stato.
Sotto la lente dei finanzieri i documenti dal 2012 al 2014, anni in cui è stato erogato il contributo che, per l’accusa, supera l’importo massimo degli aiuti pubblici concedibili in un triennio ad una società privata. Per gli inquirenti, inoltre, i consiglieri comunali si sarebbero trovati in conflitto di interessi, in quanto soci dello stesso Consorzio, e perché amministratori o soci di strutture alberghiere o commerciali.

All’esame inoltre le dichiarazioni sostitutive presentate dal presidente del Consorzio, che avrebbe omesso di aver percepito dal Comune i 3 milioni, così da poter accedere a ulteriori contributi da parte della Regione Veneto per un importo di 200 mila euro.

Il Comune si difende, precisando che l’assoluta buona fede sul provvedimento «è dimostrata dal fatto che fu deciso di posticipare la votazione proprio per richiedere un ulteriore parere legale che garantisse sulla correttezza e legittimità di quello che si stava andando a votare».
Alcuni nomi degli indagati compaiono già in altre inchieste sempre della Gdf, che lo scorso 3 marzo si presentò in Municipio portandosi via i contratti d’affitto degli immobili pubblici per accertare se erano stati rispettati i prezzi di mercato o al di sotto di questi, in misura tale da configurare non solo un abuso ma anche un danno erariale.

Il 3 giugno 2015 invece erano stati indagati 19 vigili urbani e altre 6 persone, tra cui lo stesso Franceschi, per una vicenda di multe incassate negli ultimi 10 anni per centinaia di migliaia di euro e non versate nelle casse comunali nei tempi previsti. Un agente, per esempio, per 4 anni non aveva fatto alcun versamento, arrivando progressivamente a «tenersi in tasca» quasi 7.000 euro. Il vero terremoto, però, avvenne il 24 aprile 2013 quando Franceschi fu arrestato per un appalto sui rifiuti (altri tre indagati) e venne anche accusato di aver fatto pressioni sui vigili perchè non installassero gli autovelox.

Un comportamento riconducibile alla volontà di evitare malcontento tra i cittadini nel periodo pre-elettorale per le amministrative che poi riconfermarono lo stesso Franceschi al quale, nel maggio 2013, furono revocati gli arresti domiciliari. La magistratura però impose il divieto di dimora nel suo paese, con la conseguente sospensione dalla carica che si riprese solo il 3 ottobre 2014.

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