Zanoni (Pd): idroelettrico veneto, regime di illegittimità

 «Sulle autorizzazioni di centraline idroelettiche in Veneto siamo al caos totale e, di fatto, in un regime di illegittimità. Vige infatti ancora uno stato di deroga che consente di autorizzarle senza valutazione di impatto ambientale, contravvenendo così alle normative Ue».

Lo denuncia il consigliere regionale del Pd in Veneto Andrea Zanoni, già europarlamentare Idv, intervenendo così a sostegno della vasta mobilitazione popolare che da anni si batte in provincia di Belluno per chiedere una moratoria delle concessioni per la costruzione di impianti idroelettrici, un vero e proprio business alimentato dai sostanziosi incentivi statali (questa energia è assimilata alle rinnovabili).

Le domande ancora giacenti a Venezia, infatti, sono oltre 150, e si aggiungono alla miriade di interventi cui la Regione Veneto in questi anni ha dato generosamente il via libera (in un caso clamoroso, nella valle del Mis, lo stop è arrivato poi con una sentenza della Cassazione ma l’alveo del torrente per ora resta cementificato, perché si litiga sulle responsabilità del ripristino ambientale).

Gli oppositori spiegano che ormai solo il 10% dei corsi d’acqua bellunesi sono risparmiati da una cementificazione diffusa che, osservano, crea sia gravi danni ambientali sia economici in particolare alle attività turistiche che necessitano di laghi e fiumi in buone condizioni (a prosciugarli pensa anche il pesante prelievo per l'irrigazione delle colture della pianura veneta).

Il tutto, sottolinea il Comitato bellunese acqua bene comune, a fronte di impianti distribuiti sul territorio dolomitico che hanno un peso irrilevante dal punto di vista della produzione energetica: si otterrebbe moltissimo di più semplicemente rendendo più efficienti le grandi centrali idroelettriche storiche (e si risparmierebbero i denari pubblici degli incentivi).

La partita dell’idroelettrico e delle concessioni, fra l’altro è oggetto di una procedure europea di infrazione nei riguardi dell’Italia.

Nel Bellunese proprio in questi giorni si è rinvigorita la lotta politica, con la campagna «Adesso basta centrali», mentre si fa rovente lo scontro sui progeti di tre centrali proposti da una ditta sudtirolese, da realizzarsi sul Piave, l’una a pochi chilometri dall’altra, nei comuni di Belluno (proprio sotto il centro storico), Ponte nelle Alpi e Limana: tutti e tre i municipi hanno già votato la loro contrarietà, ma non hanno potere decisionale in merito a questi interventi sul loro territorio.

La questione idroelettrico, peraltro, ultimamente sta crescendo anche in Trentino sollevando punti di vista contrapposti.

Ecco il comunciato completo del consigliere Andrea Zanoni


«Sulle autorizzazioni di centraline idroelettiche in Veneto siamo al caos totale e, di fatto, in un regime di illegittimità. Vige infatti ancora uno stato di deroga che consente di autorizzarle senza valutazione di impatto ambientale, contravvenendo così alle normative Ue.

Inoltre per i sindaci e i cittadini del territorio la misura è colma: non sopportano più questo saccheggio del territorio e chiedono di essere presenti ai sopralluoghi, cosa che al momento pare si tenti di negare, anche con le maniere forti”: la denuncia è del consigliere regionale del PD e vice presidente della commissione Ambiente, Andrea Zanoni che sulla questione ha presentato oggi un’interrogazione alla Giunta.
“Le lacune in questo settore sono enormi – prosegue l’esponente del Pd – e vanno dal fatto che i corsi d’acqua non sono classificati, e quindi si rilasciano autorizzazioni senza riuscire a valutare l’eventuale deterioramento della qualità del corso d’acqua, fino al problema dei mancati collaudi degli impianti in esercizio. Senza contare che non esiste un censimento aggiornato di tutte le richieste in itinere con la conseguenza che non si tiene conto di più impianti nello stesso corso d’acqua e del conseguente grave effetto cumulativo”.

Inoltre, secondo l’esponente democratico “deve ancora essere chiarito a chi competono i controlli e non si è provveduto con alcun atto di Giunta a vietare le centraline nelle aree di pregio e tutela, come invece hanno attuato altre regioni alpine. Tutto questo alla vigilia di una scadenza perentoria: entro il 31 dicembre 2015 infatti i corpi idrici degli stati membri della UE, devono pervenire "in buono stato di conservazione e che lo stesso non si deteriori".

Andrea Zanoni mette quindi in rilievo che “la pubblica utilità di questi impianti non esiste, visto che dai dati del Gestore dei Servizi Energetici risulta che i 2000 impianti-centraline idroelettriche esistenti in Italia producono meno di 2 millesimi della energia complessiva che consumiamo in un anno e che gli altri 2000 in istruttoria potranno soltanto raddoppiare questa percentuale”.

Infine richiama la Giunta al tema del diritto dei cittadini di prendere parte ai sopralluoghi:“lo sportello unico del Demanio Idrico dovrebbe fare dei sopralluoghi ed incontri aperti al pubblico sulla base di quanto l’ex regio decreto 1775 del 1933, ancora in vigore, stabilisce, ovvero che tutti i cittadini possono osservare e dire la propria. Il Prefetto invece pare voglia fare intervenire le forze dell’ordine ai prossimi sopralluoghi previsti nel bellunese, giovedì prossimo a Ponte della Vittoria e per giovedì 19 novembre a Ponte nelle Alpi. Ancor più in questo clima caotico è doveroso – conclude Zanoni – garantire pieni diritti ai cittadini».

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