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Belluno, patto autonomisti-Pd

A Roma legge per l'autonomia

Riconosciuta la specialità della provincia alpina, che tornerà a essere elettiva

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Veduta di Belluno, accordo autonomisti-Pd per una legge sull'autonomia

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Z. Sovilla

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Belluno, accordo autonomisti-Pd per una legge sull'autonomia

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Belluno, accordo autonomisti-Pd sull'autonomia. Passo Fedaia al confine con Trento

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Belluno, manifestazione autonomistica in difesa della Provincia

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Belluno, manifestazione autonomistica in difesa della Provincia

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Belluno, manifestazione autonomistica in difesa della Provincia

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Z. Sovilla

Tempo di lettura: 
6 minuti 43 secondi

È stato un «parto» lungo e faticoso, non scevro da polemiche, ma alla fine gli autonomisti bellunesi del Bard hanno deciso la linea politica per le regionali venete, in programma il prossimo 31 maggio: sosterranno il centrosinistra, in virtù di un'intesa siglata con la candidata Alessandra Moretti, che impegna il Partito democratico nazionale a dar corso a un'iniziativa legislativa per una forma speciale di autogoverno nella vicina provincia dolomitica. I candidati del movimento Belluno autonoma Regione Dolomiti saranno presenti nella lista Veneto civico, al fianco della ex deputata vicentina, oggi europarlamentare. Sono tre e li ha «tenuti a battesimo», venerdì scorso al centro visitatori del Parco delle Dolomiti a Belluno, l'ex presidente trentino e oggi deputato Lorenzo Dellai.

Si tratta di tre figure espressione di altrettante aree geografiche: Alessandra Buzzo, sindaco di Santo Stefano di Cadore, comune nel cuore delle Dolomiti orientali, confinante con l'Austria; l'agordino Danilo Marmolada, vicepresidente del Bard e presidente della Federazione bellunese tra le unioni culturali dei ladini dolomitici; il feltrino, ex Pd, Andrea Bona, da tempo figura di primo piano del movimento autonomista.

Innanzitutto, l'accordo romano, che di fatto impegna il governo Renzi, prevede che la Provincia di Belluno ritorni a essere eletta dai cittadini, superando così il mortificante declassamento subito con l'entrata in vigore della legge Delrio (56 del 2014) di riforma di questi enti di area vasta. Peraltro, su pressione dei territori alpini, era stato inserito nella medesima riforma, il riconoscimento di un regime particolare alle Province interamente montane e confinanti con stati esteri (Belluno, Sondrio e Verbano-CUsio-Ossola), mentre lo stessp  articolo 40 del disegno di legge di revisione costituzionale, ora all'esame del Parlamento, prevede che la nuova architettura istituzionale tenga conto della specificità delle aree montane.

Nel caso bellunese, inoltre, va aggiunta la presenza di minoranze linguistiche (ladine e germanofone), che a sua volta, forte di un ancoraggio nella normativa vigente, rafforza la rivendicazione autonomistica cui l'intesa elettorale dà un risposta che potrebbe rivelarsi particolarmente significativa.

Restituire alla Provincia la dignità di ente elettivo di primo grado, come prevede il patto, rappresenta la base sulla quale costruire concretamente una forma di autonomia, con lo Stato che dovrà impegnarsi affinché la Regione trasferisca all'area montana la maggior parte delle funzioni e delle competenze, comprese le relative coperture finanziarie.

Oltretutto, Belluno attende da tempo che il Veneto dia corso a quanto previsto dal suo Statuto e dalla legge dell'agosto 2014, che dava alla Regione sei mesi di tempo per la cessione alla Provincia dolomitica di una vasta serie di materie (dall'agricoltura alle attività produttive, dal turismo alle minoranze linguistiche), ma la giunta Zaia tergiversa, giustificandosi con la mancanza di fondi a causa dei tagli decisi dal governo centrale (dai 17 miliardi in bilancio nel 2014 si è passati a poco più di 14 quest'anno).

Va da sé, dunque, che una legge nazionale sulla specialità bellunese dovrà poi assicurare anche un meccanismo finanziario per la concreta assunzione delle competenze amministrative e legislative. «Appare quanto mai necessario uno sforzo congiunto delle istituzioni per realizzare un progetto di riforma che restituisca pari dignità e uguali opportunità ai territori montani, in particolare a quelli interamente montani e transfrontalieri, dove sia al contempo rinvenibile una pluralità di minoranze linguistiche e la vocazione a uno sviluppo economico integrato alle altre realtà territoriali dell'arco alpino», si legge nel documento.

Per quanto riguarda il ritorno a un ente provinciale pienamente legittimato dal suffragio universale, l'intesa impegna il governo a consentire di ripristinare l'elezione diretta del presidente e del consiglio, alla stregua di quanto si prevede nella legge Delrio per le nuove Città metropolitane.

Inoltre, si individua un sistema elettorale che dia equa rappresentanza alle vallate delle quattro macroaree (Feltre, Belluno, Cadore-Comelico-Val Boite, Agordo), senza limitarsi a declinare un criterio meramente demografico.

L'intesa contempla anche il tentativo di assicurare un corridoio preferenziale in Parlamento al disegno di legge, che secondo l'intendimento dei sottoscrittori dovrà essere formalizzato prima delle elezioni regionali e approvato entro la fine dell'anno (a prescindere dall'esito del voto in Veneto).

Comunque vada, di là dai tempi e modi dell'iter parlamentare, si tratta di un passaggio politicamente molto significativo, dato che il partito che esprime il presidente del consiglio si impegna solennemente, di fatto, a far sorgere una inedita forma di autonomia per un'area alpina che da decenni rivendica l'autogoverno.

Un'autonomia ritenuta l'unica risposta seria alle particolari esigenze di un territorio che troppo a lungo ha sofferto di un deficit di strumenti istituzionali, necessari per adottare politiche rispondenti ai bisogni particolari dettati dall'orografia montana, dalle caratteristiche demografiche, naturalistiche, economiche e sociali di vallate sempre più a rischio spopolamento.

Plaude all'intesa elettorale l'europarlamentare sudtirolese Herbert Dorfmann, eletto nel maggio scorso anche con i voti raccolti nel Bellunese dal movimento Bard, che hanno portato la Svp quasi da zero a sfiorare il 10% e il candidato a contare oltre seimila preferenze.

Dorfmann ha onorato l'impegno diventando a tutti gli effetti un parlamentare di riferimento per questo territorio: «I movimenti autonomisti come il Bard devono guardare ai risultati, senza amicizie o antipatie, ma con l’obbiettivo di portare a casa il massimo beneficio possibile per la propria terra. Sono convinto che gli elettori valuteranno positivamente questa proposta. Il ritorno della Provincia di Belluno ad un ente eletto dal popolo è il primo passo per ridare dignità a un territorio in gravi difficoltà sociali ed economiche come quello Bellunese. L’ impegno del Bard è inoltre un impegno per una maggiore autonomia del territorio che ha tutto il sostegno anche del mio partito, la Südtiroler Volkspartei. Noi crediamo che l’ autonomia non sia un privilegio, ma una forma di gestione che si basa sulla responsabilità territoriale e che ha dimostrato di essere efficiente nelle Province autonome», dichara al sito Bellunopress.it.

La scelta di realismo politico fatta dal Bard, supportata anche dal lavoro diplomatico svolto dallo stesso Dorfmann e dal centrosinistra autonomista trentino e sudtirolese, porta dunque a casa un risultato concreto, mettendo in sostanza il Pd e il governo di fronte a un'assunzione forte di responsabilità che se non onorata costerebbe parecchio in termini di credibilità Una credibilità che già oggi non è sufficiente, invece, secondo quella parte di autonomisti bellunesi che storcono il naso di fronte a una stretta di mano con il partito accusato di attuare politiche neocentraliste e di aver svuotato le Province creando una situazione di caos e di incertezza anche sul fronte dei servizi ai cittadini. Qualche esponente del Bard ha preferito perciò accasarsi nella coalizione che sostiene il sindaco di Verona, Flavio Tosi, trovandovi in ogni caso il riconoscimento della specialità bellunese con annessi e connessi.

Comunque sia, in linea generale, l'impressione è che l'inedito accordo che impegna Roma possa rappresentare un importante spartiacque e che sia il risultato di anni di lavoro politico autonomistico, passato anche per una valanga di referendum «secessionisti», grazie al quale si sono diffuse conoscenza e sensibilità sulle problematiche della montagna, con la classe politica nazionale costretta in qualche modo a dare, almeno, qualche risposta preliminare.

Ora, dunque, la previsione è che il ddl autonomistico possa trovare una corsia preferenziale, in commissione in sede deliberante per un approdo rapido in aula, in un contesto politico che potrebbe rivelarsi «maturo» al punto di consentire davvero che si compia questo passo per rispondere a un'attesa che nel Bellunese è particolarmente forte.

Oltre ad Alessandra Moretti e al vicepresidente del Bard, Danilo Marmolada, firmano l'intesa il sottosegretario agli affari regionali Gianclaudio Bressa e il vicesegretario nazionale del Pd Lorenzo Guerini, braccio destro di Matteo Renzi. Altre firme potrebbero aggiungersi nei prossimi giorni, anche a sottolineare il respiro di questo accordo «dolomitico» rispetto al ruolo del centrosinistra autonomista di Trento e di Bolzano.

Sullo sfondo di queste manovre politiche, procede frattanto anche l'iter di avvicinamento di Belluno all'Euregio Trentino-Tirolo, con l'annunciata modifica statutaria che consentirà alla provincia veneta di aderire come osservatore permanente, un'altra pietra della costruzione autonomistica e della cooperazione fra i territori dolomitici, oggi notevolmente penalizzata dall'enorme distanza fra gli status istituzionali: da un lato gli statuti speciali, dall'altro una provincia fiaccata nell'apparato funzionale e politicamente ridotta a dopolavoro per consiglieri comunali.

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