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Ledro, gli idrovolanti

tornano sul lago

Per il novantesimo anniversario del brillamento dell'ultima mina per l'impianto idroelettrico rivano, quando arrivarono anche d'Annunzio e Maroni

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«Dopo esser stato ospitato presso la sede pretoriale e dimora dei Conti Ugolini e delle nobili famiglie Formenti e Toccoli, in riva al lago, nel primo pomeriggio si diresse al tavolo sul quale era posto il congegno di accensione delle mine, pronunciò un breve discorso e di fronte ad un numeroso pubblico, che per l’occasione si era appostato poco distante, sotto la torre della Villa Bernardinelli, schiacciò il tasto: un boato fece tremare le rocce soprastanti e il suolo circostante, mentre una colonna d’acqua si alzò proprio là dove fino pochi istanti prima c’era l’ultimo diaframma di roccia che chiudeva la galleria».
Era il 18 marzo 1928 e come riportano le cronache di allora per la valle di Ledro si stava aprendo una nuova era che - come poi si rivelò - avrebbe portato con sé tutti i suoi pro e i suoi contro, sia sotto il profilo ambientale, che economico e sociale. Ma anche culturale, considerato che l’abbassamento del livello dell’acqua del lago, che da lì in poi avrebbe interessato le sponde ledrensi per favorire il funzionamento della centrale idroelettrica di Riva del Garda, progettata dall’architetto Giancarlo Maroni, un anno esatto dopo, nel 1929, portò alla luce una fitta schiera di pali di legno (oltre 10mila) riconducibili ad un villaggio palafitticolo dell’Età del Bronzo, rivelando così l’esistenza di un passato interessante e degno di attenzione che fino a quel momento era stato ignorato da tutti.
Quel giorno di novant’anni fa, in cui Gabriele D’Annunzio in persona, arrivato in valle di Ledro con la propria auto provenendo da Gardone e risalendo la strada del Ponale assieme all’amico Maroni (anziché con il suo idrovolante, come erroneamente spesso riportato), invitato per innescare le mine che avrebbero abbattuto l’ultima parte di roccia e presenziare alla celebrazione dello scoppio, passò dunque alla storia. Una storia che oggi la Pro loco di Mezzolago - in collaborazione con il Consorzio per il turismo, il patrocinio ed il sostegno del Comune - intende rispolverare e proporre alla popolazione con una manifestazione di stampo storico-culturale volta a commemorare il novantesimo anniversario dall’apertura dell’opera di presa che ancora oggi alimenta l’impianto idroelettrico di Riva ma soprattutto quale anticipazione di tutta una serie di eventi che nel corso del prossimo anno, parallelamente alla riapertura del Museo delle palafitte di Molina, in fase di ristrutturazione, ripercorreranno la storia dello svelamento delle sponde ledrensi, la scoperta dell’antico villaggio, le campagne archeologiche, la costruzione della vecchia sede museale.
A partire dalle ore 17 di sabato prossimo, 15 settembre, nella zona antistante Mezzolago, laddove nello specchio d’acqua sarà allestita la pista d’allagaggio, delimitata da boe, quattro idrovolanti della Scuola Volo Italiana di Costa Volpino (BG) giungeranno a Ledro provenendo direttamente dal lago di Iseo, per esibirsi in alcune acrobazie aeree e ripartire poi domenica mattina, verso le 10. Sabato sera, alle 20.45, al Centro culturale di Locca si terrà invece la serata dal titolo «D’Annunzio 1928-2018, novant’anni dopo-Dall’idrovolante sul lago all’inaugurazione della centrale elettrica», una rievocazione teatrale con filmati d’epoca a cura dello studioso Franco Farina con la filodrammatica ledrense di «Fomefilò» e le voci narranti di Giacomo Zito e Angela Ricciardi. Presenterà l’evento il giornalista e scrittore Dario Colombo. Domenica 16 settembre, infine, visite guidate gratuite per tutti i ledrensi alla Centrale di Riva, permessa per l’occasione dal «Gruppo Dolomiti Energia» (alle 10, alle 15 e alle 17). Prenotazioni obbligatorie telefonando al numero 0461.032486 (fino a sabato 15 settembre compreso).

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