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Un mini-sommergibile

sul relitto del Dukw

Si immergerà a inizio ottobre a 270 metri di profondità per testare le condizioni di conservazione dell'anfibio Usa affondato il 30 aprile 1945 con 26 giovani soldati americani a bordo: morirono in 25, un solo superstite. Ora si pensa al recupero

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Il rilavamento sonar a bordo della motovedetta dei "Volontari del Garda"

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Dopo 73 anni di silenzio assoluto - rotto solo dalle recenti incursioni della videocamera teleguidata dei "Volontari del Garda" - il buio che circonda dal 30 aprile 1945 il relitto dell’anfibio americano affondato a largo di Riva e Torbole sarà spezzato dai fari di un mini-sottomarino americano.

Tra circa un mese, tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre, inizierà infatti una campagna di ricerca che porterà un ricercatore americano, Brett Phaneuf, alla guida di una Fondazione che si occupa di operazioni sottomarine e presidente di una società inglese specializzata in veicoli subaquei, ad immergersi fino a 270 metri di profondità per raggiungere quel che resta del Dukw e avviare - questa la speranza - il progetto di recupero del relitto.

La missione è il frutto di ripetuti contatti con i molti soggetti che in questi anni si sono attivati per riportare a galla l’anfibio americano e dare, se possibile, giusta sepoltura a quei 25 ragazzi americani che dovevano sbarcare sulle rive trentine del Garda durante l’avanzata alleata (e la «Battaglia delle gallerie») e invece trovarono la morte in un lago sconosciuto e quella notte particolarmente agitato.

Il mini-sottomarino che arriverà dalla Spagna non potrà da solo recuperare il mezzo anfibio, il cui peso è di diverse tonnellate. Ma potrà verificarne da vicino l’integrità, lo stato di conservazione, la possibilità quindi di rimuoverlo dal fondale senza che vada in pezzi dopo 73 anni in acqua.

Ovvio che, una voltà laggiù, si cercheranno anche i poveri resti dei soldati affogati, con poche speranze però di ritrovare davvero qualcosa.

«È il primo atto di un progetto più complesso al quale stiamo lavorando da tempo - diceva ieri il sindaco di Nago-Torbole, Gianni Morandi - perché dovrà esserci un prima, un durante e un dopo l’eventuale recupero. Per ora si tratta di capire la fattibilità dell’operazione, poi quando sarà il momento di riportare a galla il veicolo militare, ci sarà bisogno di coinvolgere tutti i soggetti possibili, istituzionali e non».

Per il momento la missione avrà bisogno - oltre che delle inevitabili autorizzazioni - del supporto dei "Volontari del Gard"a e dei Vigili del fuoco che dovranno trainare il sottomarino il più possibile vicino al punto di immersione, per fargli risparmiare energia (è elettrico). Dovrà essere coinvolta anche la Squadra nautica della polizia di Riva, che dovrà vigilare sulla sua sicurezza e sullo specchio d’acqua in cui si svolgerà.

Poi, se davvero si riuscirà a riportare in superficie il Dukw, sarà necessario coinvolgere altri soggetti: le associazioni culturali locali (come la «Benàch» che segue la vicenda da anni e ha già avuto una parte molto attiva in questa prima fase), la Provincia, il Ministero della difesa ma anche, con ogni probabilità, le istituzioni militari americane.

E si dovrà decidere cosa fare del relitto: ristrutturarlo per farne un monumento o un memoriale è possibile, meno semplice immaginarne la futura collocazione.

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