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Santoni a Dalzocchio:

"Al femminile si deve"

La presidente del consiglio di Dro replica alla collega di Rovereto: "Bisogna conoscere la lingua, una questione culturale"

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Ginetta Santoni, al centro, con i capelli rossi, durante una riunione di amministratrici trentine

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A riportare l’attenzione sul discusso tema della femminilizzazione dei termini della lingua italiana è stata la presidente del consiglio comunale di Rovereto Mara Dalzocchio che in un’intervista a l’Adige ha detto di «rifiutare la declinazione al femminile del mio incarico, riconoscendomi in ciò che ha fatto fin da subito la senatrice Maria Elisabetta Alberti Castellati, dando una netta cesura con il passato boldriniano e la sua farlocca battaglia verso i mulini a vento».
Non si è fatta attendere la risposta di Ginetta Santoni, presidente del civico consesso di Dro redattrice del primo regolamento di genere nel consiglio comunale. «La lingua italiana è una sola e prevede l’esistenza della declinazione femminile quanto quella maschile, con il neutro mutabile utilizzando l’articolo - ha puntualizzato - è una questione culturale. Si tratta di conoscere la lingua, non di scegliere come si vuole essere declinati o declinate rispetto al proprio ruolo. Mentre risulta normale accettare parole quali operai, maestra, infermiera, risulta fastidioso attribuire a una donna il titolo di avvocata, magistrata, ministra perché la trasformazione storica ha affidato cariche decisorie agli uomini. In quanto donna, orgogliosa di esserlo e del lavoro che sto svolgendo, sono “la Presidente”. Il compito di ognuno di noi è quello di far emergere le differenze e le risorse che distinguono il maschile rispetto al femminile. Attraverso il linguaggio non ci limitiamo a descrivere l’esistente ma contribuiamo, talvolta, alla costruzione e al rafforzamento di vecchi e nuovi stereotipi culturali. La lingua rispecchia la cultura della nostra società.

 

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