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Là dove nacque

la Croce Rossa

Ledro, da Ginevra a Bezzecca una delegazione con i discendenti di Lousi Appia, tra i fondatori del movimento

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Eleonora Pisoni

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Eleonora Pisoni

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Di quel che lega la data del 21 luglio 1866 alla valle di Ledro viene ricordata la battaglia combattuta sui prati di Santa Lucia tra l’esercito austroungarico e i volontari del nascente Regno d’Italia, con a capo Giuseppe Garibaldi. Di quel che lega l’Eroe dei due mondi a Bezzecca viene ricordato il famoso «Obbedisco!». Poco o nulla si sa invece del fatto che proprio la valle di Ledro, nei giorni che seguirono la battaglia, vide concretizzarsi ciò che solo due anni prima, nell’agosto del 1864 a Ginevra, era nato ufficialmente per volere di Henry Dunant e quattro suoi amici (il medico chirurgo Louis Appia, il giurista Gustave Moynier, il generale Henry Dufour e il medico Theodore Maunoir), diversi per professione, origini e destini ma uniti dalla comune condivisione di quegli ideali, di quei principi, di quegli scopi che da oltre 150 anni rappresentano il perno attorno al quale ruota tutta l’attività della più grande e conosciuta organizzazione umanitaria del mondo, oggi conosciuta come «Movimento di Croce rossa e Mezzaluna rossa». È per questo che in occasione del 200° dalla nascita di Appia, il medico che per primo organizzò nella chiesa di Tiarno di Sotto un presidio sanitario di fortuna per prestare soccorso a 451 feriti del cruento scontro di Bezzecca, aiutato dal curato di Tiarno di Sopra don Giovanni Battista Cellana e dall’ambulanza militare di Agostino Bertani di Storo, dando avvio all’opera di soccorso, una trentina di delegati svizzeri della «Società Louis Appia» - creata a Ginevra con il solo scopo di curare manifestazioni, convegni e iniziative per diffondere la conoscenza della figura del «chirurgo di guerra» - hanno deciso di fare visita ai luoghi che furono teatro della nascita del Movimento, e incontrando le autorità locali ripercorrerne le tracce così come approfondire l’opera di Appia, ricordando questo coraggioso medico con la deposizione di una corona all’Ossario del Colle di Santo Stefano.
«Quando si parla della Croce Rossa si fa di solito riferimento a Henry Dunant, come se ne fosse stato il solo ispiratore e artefice - spiega lo storico Gianni Poletti -. Invece, accanto alla sua, vi sono figure che hanno pari merito, specie nella realizzazione pratica. Nell’estate 1866, Appia raggiunse il campo garibaldino alla vigilia della battaglia di Bezzecca. Fu la prima volta che i volontari della Croce Rossa operarono in Italia. Dopo il ritiro delle truppe garibaldine, anche Appia lasciò la valle, ma prima di andarsene salutò Garibaldi raccomandandogli la nuova istituzione. Appia morì povero a Ginevra l’1 maggio 1892».

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