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In Val di Ledro ricordato

il sacrificio degli alpini

Sui prati di Vies in memoria dei giovani di Vestone che nel 1915 vennero a combattere in valle

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Vennero sui monti di Ledro, mandati a combattere in nome della Patria, e qui morirono, dimenticati dalla grande Storia. Ma non dalla propria gente, che è tornata a ricordare quell’assurdo sacrificio di giovani vite e a sollecitare una riflessione verso ciò che la Grande guerra ha rappresentato.

Sono state oltre 400 infatti le persone che hanno voluto salire sui prati di Vies per assistere alla commemorazione organizzata dal Gruppo degli Alpini di Bezzecca in collaborazione con quelli di Vestone ed onorare i caduti del battaglione delle Penne nere che «nel primo anno di Guerra per l’Italia, il 1915, riuscirono con impeto ma anche con grave sacrificio umano a conquistare il monte».

«È ormai tradizione ritrovarci qui ogni cinque anni per ricordare quel drammatico evento - ha raccontato il Capogruppo degli Alpini di Bezzecca Fabrizio Cis - I figli di Vestone vennero mandati qui, pochi chilometri più a nord dei luoghi natii, a combattere una guerra che era stata loro spiegata e prospettata come di difesa della Patria.

Davanti non si trovarono però i Ledrensi, perché da oltre un anno gli uomini erano in Galizia come Kaiserjaeger e la popolazione civile era stata evacuata e sfollata in Boemia e Moravia, bensì un nemico molto ben preparato.

Dopo qualche tentativo maldestro, gli Alpini di Vestone riuscirono, seppur con gravi perdite, a rompere il fronte da sud ed imporre agli Austroungarici la ritirata sul Nozzolo e sul Cadria, stabilendo un fronte che poi sarebbe rimasto inalterato fino al termine del conflitto.

Oggi, a quarant’anni dall’apposizione della targa commemorativa, la nostra presenza a Vies vuole dunque avere un nuovo significato: cento anni fa finiva il conflitto, il più drammatico della Storia, e momenti come questi devono servire a riflettere e a far conoscere alle nuove generazioni quale catastrofe sia la guerra, qualunque guerra, che porta con sé solo distruzione e morte».

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