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Itas Trentino in trionfo: i tifosi

abbracciano i campioni

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Il giorno dopo la vittoria della Coppa Cev a Istanbul contro il Galatasaray, ieri la Trentino Volley ha fatto ritorno a Trento. In aereo, Gabriele Nelli si è incaricato di portare il lucente trofeo. Impossibile toglierglielo di mano. Ed è stato giusto così: l'ingresso in campo dell'opposto è stato decisivo per svoltare una partita che sembrava mettersi male, visto che i turchi sono andati in vantaggio per due set a zero e la riscossa appariva ardua. Tanto più che l'opposto titolare, Luca Vettori, non era nella sua miglior giornata. Così Nelli - 14 punti per uno strepitoso 69% in attacco - è diventato l'emblema della rimonta. Però quella coppa nelle mani di Nelli ha significato anche qualche cosa di più. Nella finale di Istanbul, infatti, oltre a Nelli hanno giocato Simone Giannelli, Lorenzo Codarin, Oreste Cavuto e Carlo De Angelis: tutti ragazzi che nel 2012 facevano parte della categoria giovanile della Trentino Volley. E oggi, pochi anni dopo, sono saliti tutti quanti - protagonisti in campo - sul gradino più alto di una competizione europea. La coppa nelle mani di Nelli simboleggiava il valore del lavoro del settore giovanile. Un ulteriore motivo di felicità per il presidente Diego Mosna che a questo trionfo in Cev teneva parecchio. «Sì, era una coppa che mancava» conferma Mosna. «E quella mancanza bruciava soprattutto per le due finali perse, a Mosca e a Tours. E anche per il modo in cui erano state perse: al golden set. Entrambe ci provocavano un dolore grande e continuo ogni volta che ci ripensavamo».


Presidente Mosna, ora quel vulnus è stato sanato con la vittoria per 3-2 sul Galatasaray. Ma dopo un'oretta di gioco in pochi ci avrebbero scommesso. Sotto per due a zero, nel mezzo della bolgia animata dai tifosi turchi, che cosa ha pensato?

«A dire la verità stavo già pensando al golden set, a come si sarebbe potuto venir fuori da una situazione che si stava complicando non poco. Secondo me quei due set li ha vinti il pubblico del Galatasaray perché la pressione che hanno fatto, è davvero qualcosa di unico».

E alla fine? Come si è sentito quando finalmente ha potuto afferrare il trofeo che finora le era sempre sfuggito?

«Per fortuna alla fine il risultato è arrivato e la conquista di questa coppa rappresenta per noi la miglior medicina. È anche il riconoscimento del lavoro svolto dalla squadra che direi essere stato un lavoro di altissimo livello. Si è così chiusa nel migliore dei modi la serata che era cominciata male. La squadra ha impiegato parecchio ad abituarsi a giocare in un frastuono incredibile e ha sofferto moltissimo. Poi però ha preso le misure all'ambiente e ha cominciato a considerare il pubblico come una delle componenti dell'impianto e così sono emerse le notevoli differenze di valore tra i due organici».

Cosa rappresenta questa vittoria, il diciottesimo trofeo del club?

«Penso che sarà una vittoria da ricordare e da raccontare proprio perché è arrivata contro tutti. Certo, tecnicamente eravamo superiori al Galatasaray e dopo la partita di andata avevamo i favori del pronostico. Ma l'ambiente che abbiamo trovato ci ha ricordato un po' la conquista della prima Champions League che vincemmo a Praga contro l'Iraklis, nel 2009. Anche allora c'era un pubblico simile a questo di Istanbul, anzi forse ancora più rumoroso. Vincere così è davvero bello e metteremo anche questo trofeo nella stessa stanza dei ricordi assieme a quella Champions».

Campionato mondiale per club a dicembre, ora la Cev, ma la Superlega non è ancora finita, anzi: domenica iniziano i playoff. È sazio per questa stagione?

«Già dopo il successo nel Mondiale giocato in Polonia sarei stato soddisfatto. Ora è arrivata questa seconda vittoria che ci dà grande entusiasmo. Ma visto che il proverbio dice che non c'è due senza tre, chissà cosa ci riserverà il prossimo futuro».

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