Salta al contenuto principale

Giro d'Italia, caduta generale

Dumoulin forse lascia la gara

e alla fine spunta Carapaz

Chiudi
Apri
Tempo di lettura: 
2 minuti 13 secondi

La quarta tappa del Giro si trasforma in una ecatombe, per una brutta caduta del gruppo che alla fine fa temere per le prossime tappe. Sia per le ferite riportate da alcuni «big», sia per i ritardi che hanno accumulato nel capitombolo.

Fratture non ne ha. Incertezza tanta. Tom Dumoulin (nella foto, la sua gamba insanguinata) adesso si trova davanti a un bivio: proseguire l’avventura al Giro d’Italia, con un ritardo di 4’30” dalla maglia rosa alla quale puntava alla vigilia; oppure fermarsi, guarire bene dalla botta al ginocchio rimediata - a circa 6 chilometri da Frascati - quindi prepararsi per il Tour de France.

Le prossime ore saranno decisive per conoscere le intenzioni dell’olandese, davvero sfortunato nel finale della tappa odierna. «Non so bene cosa sia successo, perchè con l’ammiraglia eravamo dietro alla corsa - le parole di Michiel Elijzen, uno dei ds della Sunweb, la squadra del vincitore del Giro 2017 -. Tom (Dumoulin, ndr) ci ha detto che aveva male al ginocchio, che non riusciva a piegare bene la gamba e a spingere sui pedali; per questi motivi ha perso tanto. Vedremo come si sentirà stasera e soprattutto come si sveglierà domattina, poi decideremo il da farsi. Per il morale è stata una brutta botta: eravamo qui per vincere il Giro, dopo quattro tappe ci ritroviamo a più di 4’30 dalla maglia rosa. Non possiamo essere felici. Dobbiamo comunque rimanere positivi, continueremo a lottare giorno per giorno, magari per vincere una tappa: con Tom o con uno dei nostri. Poi, sulle montagne, può accadere tutto».

Chi gioisce, invece, è Richard Carapaz. L’ecuadoriano aveva vinto l’anno scorso la tappa conclusa a Montevergine di Mercogliano, ieri ha concesso il bis. «Nei giorni scorsi ho perso alcuni secondi a causa di una caduta, oggi avevo voglia di riscatto e tanta rabbia - confessa il corridore della Movistar -. Nel finale sapevo che c’era gente molto veloce, così ho cercato di anticiparla, scattando a 600 metri dall’arrivo, ed è andata bene. Sono emozionato per avere rivinto qui, al Giro.
Dedico questo successo a mia madre e a mia moglie: dietro ogni nostro trionfo c’è sempre la nostra mamma».

«Volevo guadagnare secondi importanti - il commento dello sloveno Primoz Roglic, sempre in maglia rosa -: ero nel gruppo che stava davanti e non ho visto la caduta. Tutti cercavamo di essere fra i primi, invece alcuni sono rimasti attardati dalla caduta. Sono cose che accadono nel ciclismo. In corsa cerco sempre di restare concentrato per evitare contrattempi, anche se non è mai facile. Nibali e Yates sono molti forti, ma possono esserci anche corridori che spuntano all’improvviso e non ti aspetti, oppure cadute che rivoluzionano la generale».

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?

L'utilizzo della piattaforma dei commenti prevede l'invio di alcune informazioni al fornitore del servizio DISQUS. Utilizzare il form equivale ad acconsentire al trattamento dei dati tramite azione positiva. Per maggiori informazioni visualizza la Privacy Policy