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Giro d'Italia in Trentino:

il Manghen sarà pronto

nonostante il disastro

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Ancora una volta le tappe del Trentino saranno fra le più importanti del Giro d’Italia. E grazie anche al poderoso sforzo di uomini e mezzi per ripristinare la strada del Manghen, distrutta dal nubifragio del 31 ottobre scorso.

Quest’anno il Giro vedrà la partenza con la crono di Bologna ed arrivo con un’altra prova contro il tempo a Verona, dove nel 1984 trionfò Francesco Moser. Ieri mattina nella sede di «Trentino Marketing» il direttore della 102ª corsa a tappe in rosa, Mauro Vegni, ha fatto indossare la simbolica maglia rosa all’ingegner Paolo Nicolussi Paolaz della Provincia che con tutti i volontari, le ditte e le forze di sicurezza ha praticamente salvato la tappa del passo del Manghen.

«Per ben 158 volte - ha sottolineato Vegni - il Giro è stato ospitato da questa Provincia tranne due volte che ci sono state tappe sospese per il maltempo, le partenze sono state 71, gli arrivi 72, tra partenze e arrivi ben 15 tappe. In 15 anni siamo passati da 40 a circa 200 paesi collegati, siamo tra gli eventi mediatici più importanti al mondo, con oltre 10 milioni di spettatori sulle strade, 2500 giornalisti accreditati, oltre 8 milioni di spettatori televisivi, ben 100 ore di trasmissioni tv, 2, 5 milioni quelli che ci seguono sui social».

L’ultima settimana del Giro sarà quella più complicata e decisiva: prima con l’arrivo a Ponte di Legno, vicino al Tonale, con il Gavia e il Mortirolo - dal versante valtellinese - da scalare e poi con le tre tappe dove il Trentino diventa decisivo - riportiamo le testuali le parole di Froome (che non ci sarà, ndr) durante la presentazione a Milano «dove il bambino impara a diventare uomo».

Prima della crono finale a Verona di 15,6 km con la prima parte del percorso su vialoni rettilinei, seguiti dalla salita delle Torricelle (4.5 km al 5% con alcuni “scalini”). Discesa di 4 chilometri fino a Piazza Bra e all’Arena, dove verrà incoronato il vincitore del Giro d’Italia 2019».
Da Commezzadura ad Anterselva, tappa n.17, 29 maggio: la val di Sole è anche la patria del mountain bike (prove mondiali ad inizio e fine agosto) e c’è un particolare attaccamento al Giro. Verrà scalato il passo della Mendola, si transiterà dai paesi della val di Non dell’ex campione Maurizio Fondriest e dell’astro nascente Gianni Moscon, quindi l’arrivo ad Anterselva in valle Aurina con una salita che porterà all’arrivo allo stadio del biathlon.

Da Treviso a San Martino di Castrozza, tappa n.19, 31 maggio: è la media tappa del Trentino. È la terza volta che il paese affacciato sulle Dolomiti è arrivo della corsa in rosa. Da Fiera di Primiero al Gran Premio della Montagna di San Martino ci sono 12 km al 5,5% di pendenza, una tappa per passisti scalatori che prende l’avvio nel trevigiano dove c’è lo strappo del passo San Boldo. Nell’82 nel Giro vinto da Hinault conquistò il successo lo spagnolo Vicente Belda e nel 2009 trionfò Stefano Garzelli nel giro che l’abruzzese Danilo Di Luca, il killer di Spoltore, si vide togliere dopo la squalifica per doping. Vittoria assegnata al russo Dennis Menchov.

Da Feltre (Belluno) a Croce d’Aune (Belluno), tappa n.20, 1 giugno: è il tappone che prevede il passo del Manghen a 2047 metri, 24 km di salita e picchiata verso Molina di Fiemme, quindi il passo Rolle con salite lunghe oltre 15 km e con pendenze oltre il 10/12%, dislivello di 5.500 metri, prima dell’ascesa finale a Croce d’Aune. «Sono ben 130 chilometri da percorrere in Trentino - ha detto Vegni - e soprattutto abbiamo la tappa al completo con i lavori, costati quasi 6 milioni con gli oneri e finanziati dalla Provincia, per rimettere in sesto le strade, i ponti e tutto ciò che di naturale era stato devastato dal ciclone di vento del 29 ottobre 2018.

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