Salta al contenuto principale

Il caso Moscon: 

sospeso dal team

Chiudi
Apri
Tempo di lettura: 
2 minuti 6 secondi

Ieri pomeriggio, il sito specializzato di ciclismo Cyclingnews ha dato la notizia che il Team Sky ha fermato provvisoriamente Gianni Moscon. Lo stop è stato sancito in attesa di conoscere la decisione della Commissione Disciplinare UCI riguardo il gesto che ha portato il corridore all’esclusione dal Tour de France 2018.
A differenza che in altri casi (ad esempio al Giro d’Italia, quando ad essere sotto inchiesta era Chris Froome), la formazione britannica ha scelto di non far correre il ciclista trentino e al momento non sono previste tempistiche riguardo alla decisione da parte della federazione internazionale, con la commissione che potrebbe non aver ancora iniziato a trattare il dossier.
Naturalmente, anche dalla Sky si spera che una decisione possa essere presa nel minor lasso di tempo possibile, magari entro la prossima settimana, e tuttavia non vi è nulla di certo.
Escluso dalla Grande Boucle per aver alzato le mani dal manubrio inveendo nei confronti di Elie Gesbert in piena corsa, Gianni Moscon si era immediatamente scusato per l’accaduto, ribadendo comunque di non aver colpito l’avversario. Anche la squadra aveva condannato il gesto del suo corridore, riservandosi di prendere una decisione solamente una volta che si fosse concluso il Tour.
Dave Brailsford e i suoi vogliono tuttavia aspettare di vedere le conseguenze decise da parte dell’UCI, anche considerando che sono in molti a considerare il gesto non particolarmente violento, seppur esecrabile.
Dal canto suo la commissione non ha lasciato trapelare nulla al momento. Sopravvive dunque la possibilità che possa essere aggiunta una nuova sospensione nei confronti di Moscon. Ma non è da escludere che il caso possa essere chiuso senza alcuna sanzione addizionale, considerando quindi sufficiente quanto già deciso dai commissari di gara.
Purtroppo per Moscon però, in alcuni recenti casi (compreso quello di Froome) i tempi di giudizio dell’Uci sono stati lunghi. Per Lars Boom, sospeso per un mese dopo essere stato escluso dal Giro di Norvegia con l’accusa di aver colpito Kevin Reza, servirono sei settimane. Peggio andò ad Andry Grivko, che lo scorso anno colpì Marcel Kittel al Dubai Tour: il gesto gli costò 45 giorni di sospensione ma servirono due mesi per la decisione.
Con tali tempistiche, lo stop imposto dalla Sky a Moscon rischia seriamente di far chiudere anzitempo la stagione del trentino anche se non dovesse avere nuove sanzioni dall’UCI. Due mesi a partire dal 22 luglio, giorno della sua esclusione dal Tour significa infatti che starebbe fermo quasi fino al Mondiale di Innsbruck 2018, per il quale dunque le chance di partecipazione sarebbero nulle.

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?