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Il «Beppe Viola» alla grande

ma parte la protesta

contro la Federazione

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Soddisfazione per la riuscita del torneo, rabbia per la mancata considerazione, al limite del boicottaggio, da parte della Figc nazionale.

Sono i sentimenti che prova Marco Benedetti, presidente del comitato organizzatore del «Beppe Viola», torneo internazionale Under 17 di calcio. Presidente, che bilancio si può tracciare?
«Sportivamente un risultato egregio. Complimenti all’Atalanta, al Milan ed a tutte le società che ci hanno onorato della loro partecipazione. Ma noi come organizzatori siamo soddisfatti a metà. Questa manifestazione ha quasi cinquant’anni di storia, è seguita dagli appassionati, è amata dai club e dai giocatori. Ma certamente merita più rispetto».

Che problemi avete avuto?
«I problemi non sono mancati, in ultimo il forfait del Ghana che ci ha fatto ritrovare con una squadra in meno e senza un contenuto tecnico di sicuro interesse. Dopo averci lavorato per settimane, la brutta sorpresa non è stata piacevole. D’altro canto, il torneo ha bisogno di una spinta per renderlo più internazionale, e chi non si rende conto di questo dimostra di non volere abbastanza bene al Trofeo Beppe Viola».

In effetti quest’anno le squadre straniere erano soltanto due, il Brondby e il Partizan.
«È la data a non andare bene. Coincide con la pausa del campionato ma alla fine più che un vantaggio diventa un danno: tra altri tornei all’estero e impegni della nazionale, noi veniamo chiaramente penalizzati. Avevamo chiesto alla Figc di farci anticipare di una settimana perché il periodo del Carnevale sarebbe stato molto più funzionale ai club esteri per via della pausa scolastica, ci hanno risposto con un no secco. Nel frattempo, i club italiani più importanti chiedono di affrontare grandi società europee, e il cerchio non si chiude mai. Io credo che per il calcio italiano questo torneo sia una ricchezza, ma non ci fanno sentire come tale».

C’è poi il discorso delle defezioni nella finale.
«Ci hanno tolto Capone del Milan, il capocannoniere del torneo, e due giocatori dell’Atalanta per un raduno azzurro al quale avrebbero potuto comodamente arrivare un giorno dopo, visto che si conclude con un’amichevole di poco conto. Abbiamo chiesto una deroga alla Federazione, hanno risposto picche. Ci siamo rimasti male tutti: i club interessati, i ragazzi, e noi come organizzatori. Ha senso?».

Voi chiedete anche di rivedere il regolamento.
«Se i diffidati vengono ammoniti qui al torneo, poi non giocano in campionato. E così finisce che gli allenatori, se possono, non fanno giocare i diffidati. Così togliamo alle squadre la gioia di affrontare un torneo, pur importante e prestigioso, con la voglia di giocarlo al meglio e di confrontarsi apertamente. Tutti parlano di calcio senza stress per i ragazzi, poi si marcia in direzione contraria».

Alla Figc chiedete quindi una svolta decisa.
«Le tante energie e il tanto tempo che dedichiamo a questo evento lo richiedono, altrimenti perdiamo stimoli, e non sarebbe normale, così vicini all’anniversario dei 50 anni. Noi come organizzazione dobbiamo sicuramente migliorare ancora, anche se è enorme la mia gratitudine per quello che tutto lo staff ed i volontari hanno saputo fare. Tuttavia è arrivato il tempo di chiarirci e di provare a spiccare il volo: il calcio ha ancora tanti valori positivi da esprimere, come quelli che l’Associazione Calciatori e il suo presidente Tommasi hanno portato in queste giornate del torneo ad Arco.


Bisogna farci valere di più e lavorare sempre più coesi, insieme alle società del territorio, per crescere tutti insieme. Il Trentino è piccolo, eppure in molti sport riesce a fare cose strepitose. Ecco, io credo sia possibile anche con un pallone tra i piedi».

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