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Il Napoli contro Salvini:

«Stop in caso di razzismo»

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Il Napoli dice no alla linea Salvini contrario allo stop delle partite e ribadisce l'intenzione di smettere di giocare in caso di cori razzisti e di mancato fermo del gioco, anche a costo di uno 0-3 a tavolino. La riunione allargata del Viminale, per discutere di violenza e buu discriminatori, ha avviato una nuova fase della lotta agli ultrà ma non ha di certo messo tutti d'accordo. Mentre l'Inter ufficializza la scelta di non far ricorso contro la chiusura di San Siro ma chiede di far entrare i bambini delle scuole calcio, dal Napoli filtra una posizione di contrarietà alle parole del ministro dell'Interno, ribadite ancora oggi: il club di De Laurentiis - informato dell'evoluzione del caso mentre è per lavoro a Los Angeles - conferma la sua di linea, preannunciata dal tecnico Ancelotti. C'è l'intenzione di prendere iniziative anche clamorose in campo se si ripetessero cori razzisti durante le partite. Le parole del ministro dell'Interno hanno suscitato perplessità tra i vertici del club partenopeo - è quanto filtra dal Napoli - e la squadra è pronta a smettere di giocare se si ripeteranno casi Koulibaly. Anche se la Figc ha chiarito che una rinuncia a giocare costerebbe una sconfitta a tavolino.   

Procedure, tempi e soprattutto opportunità di uno stop alle partite restano il nodo irrisolto. "Noi vogliamo fermare i cori, non le partite; ma ci sono regole molto chiare", ha ribadito il presidente Aic, Damiano Tommasi.   

Ieri Salvini ha espresso tutti i suoi dubbi sulla possibilità di sospendere le partite in caso di cori offensivi: chi distingue un coro razzista da uno sfottò? E come evitare che pochi tengano sotto ricatto molti? "Sarebbe la sconfitta del calcio", ha ribadito oggi via twitter, dopo che la posizione del Napoli si era fatto largo su tutti i media.    La Figc si è detta disponibile a individuare una sua figura che supporti il delegato all'ordine pubblico nell'individuazione dei cori, ma nel prossimo consiglio federale cambierà la norma e porterà da tre a due i richiami prima dello stop. La scelta rimane al delegato alla sicurezza, si fa notare in Figc, l'arbitro può muoversi solo dopo il primo avviso anti-cori all'altoparlante che nella nuova normativa sarà previsto a gioco fermo, e comunque su disposizione dell'ordine pubblico. Insomma, le distanze restano tutte.   

Intanto, all'indomani del vertice col ministro dell'Interno si è cominciato a lavorare ai provvedimenti da mettere sul tavolo per porre un freno alla violenza. Un mix di misure normative e tecniche alle quali stanno mettendo mano i tecnici del ministero e il sottosegretario con delega allo Sport Giancarlo Giorgetti. Il punto di partenza è quello indicato da Salvini: niente chiusura degli stadi e via libera alle trasferte collettive, che negli scorsi anni erano invece state osteggiate proprio dal Viminale. Ora si torna dunque all'antico ma con alcune novità: l'idea che si sta facendo strada è infatti quella di una "responsabilizzazione della movimentazione dei tifosi". In sostanza l'obiettivo è individuare dei responsabili delle trasferte che siano in contatto costante con le forze di polizia che accompagnano i tifosi e che, in caso di problemi, saranno chiamati a riferire". Dal canto suo Giorgetti lavorerà invece ad una rivisitazione della normativa di settore, senza escludere un inasprimento di tutte le pene, Daspo compreso, per i cosiddetti reati da stadio, con l'obiettivo di introdurre nuovi strumenti per poter gestire al meglio eventuali momenti di tensione.   

Il primo banco potrà essere Milan-Napoli, in programma sabato 26 gennaio alle 20.30. Tornerà dalla squalifica Koulibaly, sempre che in appello non venga tolta la seconda giornata accogliendo la tesi del Napoli ("il giocatore era emotivamente scosso dai cori, e per questo ha applaudito l'arbitro"). Resta da capire se ci sarà un eventuale intervento dell'Osservatorio. Occhi puntati anche su Genoa-Milan, posticipo serale in programma lunedì 21 gennaio e che il ministro Salvini, proprio ieri al termine della riunione straordinaria dell'Osservatorio, ha auspicato "si giocasse alla luce del sole".   

Sui fatti di San Siro interviene anche Gianluigi Buffon, confessando la sua gioventù da ultras e i tanti errori commesso: "L'odio è un vento osceno, da qualunque parte spiri. Non solo in uno stadio. Perchè ho il forte sospetto che il calcio, in tutto questo, reciti soltanto da pretesto".

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