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Non solo azzurri: in Trentino

c'è chi sogna il Mondiale

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Questo è un articolo malinconico. Come intervistare chi mangia uno squisito gelato senza poterlo assaggiare, o come farsi raccontare dagli amici della splendida gita alla quale non si è potuti andare.

Tutti attendevamo l’estate 2018 come quella del Mondiale: un mese abbondante di ritrovi con gli amici, pizza mangiata sul divano e birra ghiacciata in mano, le ragazze con il tricolore sulle guance, il sentirsi tutti allenatori, il sognare insieme, la certezza che comunque, in un modo o nell’altro, la Germania l’avremmo battuta, la speranza di un nuovo Fabio Grosso che corra a perdifiato con le lacrime agli occhi.

Sarebbe potuto essere un articolo diverso, raccontando l’attesa e le speranze, gli scaramantici pronostici e le inevitabili polemiche. Invece, che «sVentura», sarà un pezzo malinconico e con un fondo di invidia: la Svezia e le nostre lacune ci hanno costretto, infatti, a sentire chi a Trento le birre nel frigo le ha già messe e il bar per trovarsi con gli amici l’ha già scelto. Se noi italiani, ma anche gli olandesi in zona laghi e i cileni in zona Villazzano, vivremo la coppa senza alcun tipo di ansia,
ci sono centinaia, anzi migliaia di persone in tutto il Trentino che seguiranno la propria nazionale: si tratta di argentini, tedeschi, polacchi, russi, inglesi che hanno la fortuna di avere il proprio Paese d’origine in lizza per alzare la mitica coppa.

«Abbiamo moltissime speranze: siamo forti quest’anno». Luan Luis Sevignani è brasiliano, nato a Jaraguá do Sul, a Trento da due anni per studio: allegria e ottimismo non mancano. «Quattro anni fa giocavamo in casa ma avevamo una squadra tecnicamente limitata. Adesso invece siamo competitivi: speriamo che Neymar recuperi bene, ma c’è chi può sostituirlo egregiamente. Io impazzisco per Paulinho. Scaramanzia a parte

, razionalmente direi che il girone possiamo superarlo: poi saranno sfide dirette nelle quali influiranno tanti aspetti, compresa la fortuna. Nel 2010 non mi fidavo di Felipe Melo, e infatti la combinò grossa (autogol e poi espulsione), mentre ora dobbiamo stare attenti a Fernandinho, che è forte ma picchia troppo e ogni tanto fa qualche stupidata (in realtà l’italianissimo termine sarebbe un altro). Le partite? Le seguirò con qualche amico brasiliano, qui allo studentato di Sanbapolis o in qualche bar. E indosserò sempre la mia maglietta del Palmeiras».

Anche in casa Uruguay c’è grande ottimismo: d’altra parte con Cavani e Suarez lì davanti è legittimo sognare. «Siamo forti, anche se non ci illudiamo di poter vincere: ci sono Brasile, Spagna e altre nazionali fortissime, ma penso che in semifinale potremmo arrivare», sorride Maria Noel Barral. Venticinque anni, attende con impazienza l’inizio del Mondiale. «Guarderò tutte le partite dell’Uruguay, in famiglia, con la maglietta e la bandiera. L’Italia? È stato un dramma a sentire i miei amici: comunque è un peccato che non ci sia, sarebbe stata una bella festa». Sicuro di fare bene anche il fratello, Diego Barral: «Abbiamo tanti giovani, tutti titolari in serie A e in Liga, e poi i due fenomeni davanti. Senza dimenticare il Maestro: Tabarez in panchina è una certezza. Direi che Germania, Spagna, Brasile e Francia sono le favorite, ma noi ci proveremo. Non vedo l’ora inizino le partite, che guarderò con i miei bambini Manuel e Caroline: l’assenza dell’Italia mi dispiace soprattutto per loro due, che sono nati qui. Io sono arrivato nel ‘91, siamo rimpatriati insieme ai nonni che erano di Arco, e mi sento al 100% uruguaiano».  

Chi di calcio ci capisce, avendo giocato e allenato ad alti livelli è Tony Salinas: cameraman e allenatore soffrirà per la sua Argentina. «Guarderò le partite da solo, pizza e birra: sono scaramantico e anche passionale quando guardo la albiceleste. Se vinceremo? Siamo sempre tra i favoriti, a ogni mondiale, però questa volta dobbiamo stare con i piedi per terra: non c’è stato il cambio generazionale, non c’è stato il coraggio di cambiare e sono stati convocati gli amici di Messi. È un peccato non vedere Icardi: Higuain nelle partite importanti non segna, Dybala è un punto di domanda e Messi dipenderà dall’ispirazione. Noi siamo molto legati alle individualità. Vedo favorito il Brasile: sono più compatti in difesa e se si accende la musica loro ballano e sono fortissimi. Poi la Spagna, ma anche la Germania che è sempre al top».



Restando in Sudamerica tra le nazioni più legate al calcio c’è senza dubbio la Colombia. A Trento è molto attiva da anni l’Associazione Amici della Colombia e il Mondiale, ovviamente, rappresenta un momento di incontro molto atteso, come conferma la presidente Myrian Pàramo. «Abbiamo anche organizzato un pullman da Trento per l’amichevole di qualche giorno fa a Bergamo e stiamo pensando a un altro pullman per andare in Russia nel caso i nostri ragazzi andassero avanti. Da noi il calcio è una religione e la Coppa del mondo è un evento pazzesco, che viviamo con bandiere e magliette. Una vera e propria festa, anche se durante le partite c’è molta tensione». «Speriamo di riuscire a fare la storia: sarà dura, ma siamo fiduciosi perché abbiamo una squadra molto forte»: parola di Yam Caicedo, 35 anni, colombiano di Trento. «Ci sono tanti giocatori come Cuadrado, Falcao, James, Muriel, Sanchez che giocano in grandi club europei e sono cresciuti negli ultimi quattro anni: in Brasile siamo arrivati ai quarti e adesso siamo ancora più forti. E poi in panchina insieme a mister Pekerman è arrivato come assistente il Cuchu Cambiasso: lui può aiutare i nostri giocatori. Con i colombiani qui in Trentino organizzeremo dei ritrovi: guardare le partite insieme, tifando e cantando, con la maglietta e la bandiera, è ancora più bello».


 

IL TIFO IN CASA AQUILA

Ci sono un argentino, un messicano, un portoghese e un danese che guardano delle partite di calcio. Pare l’inizio della classica barzelletta, ma non lo è: in primo luogo perché manca l’italiano, e poi perché i quattro le partite, oltre a giocarle in prima persona, le guardano anche. Loro sono notissimi, col pallone ci sanno fare alla grande (ma non con i piedi) e in questi giorni sono a caccia di qualcosa di italiano, da cucirsi sul petto.

Toto Forray, Jorge Gutiérrez, Beto GomesShavon Shields sono i quattro campioni dell’Aquila che potranno godersi il mondiale, tifando per le rispettive nazionali. Niente coppa da protagonisti, invece, per tutti gli altri, visto che l’Italia (Flaccadori e Lechthaler), l’Olanda (Franke), la Lettonia (Silins) e gli Usa (Sutton e Hogue) sono rimaste a casa.

Tra i quattro, ovviamente, chi può sognare in grande è il capitano Toto Forray: la sua Argentina ha le carte in regola per arrivare fino in fondo, grazie soprattutto al talento di Leo Messi. E il capitano bianconero, che da buon argentino ha scelto il 10 di Maradona, sarà in prima fila davanti alla tv tifando per l’albiceleste. A proposito di talento: Cristiano Ronaldo sarà chiamato a trascinare il Portogallo di Beto Gomes, mentre Gutièrrez e Shields (nato in America ma con passaporto danese visto che la mamma è nata in nord Europa) punteranno almeno al passaggio del turno delle loro nazionali, Messico e Danimarca.

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