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Agnelli e la lezione agli studenti

Nel mirino soprattutto la Fifa

 

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La Fifa liberata dalle interferenze criminali, una diversa organizzazione dei calendari delle nazionali per non privare troppo a lungo i club dei loro campioni e una ripartizione dei diritti tv più corrispondente al reale valore del marchio dei club. Andrea Agnelli interviene all’inaugurazione dell’anno accademico del Collegio di Milano e il discorso agli studenti diventa una pungente lectio magistralis di 27 minuti, senza però la volontà, come precisato dalla Juventus, di dare una “valutazione critica dello status quo”.

“Ci vediamo sottratti i nostri migliori talenti dalle nazionali per 60 giorni all’anno - la constatazione del presidente bianconero su quello che è diventato un tormentone club-nazionale -, un unicum nel suo genere. Provate ad immaginare la stessa situazione in un azienda privata con i migliori manager prestati per una causa comune come un Mondiale o un Europeo”.

Nel mirino di Agnelli c’è soprattutto la Fifa, definita “lontanissima dalle necessità dei club”. Il massimo organo del calcio professionistico corre verso le elezioni dopo essere stata azzerata dallo scandalo corruzione che ha coinvolto anche il presidente Blatter e il candidato Platini, già presidente Uefa: “Il nostro auspicio - confida Agnelli - è che la nuova dirigenza possa portare ad uno sviluppo del core business senza interferenze in molti casi illegittime, criminali e illegali.

I comportamenti sono influenzati in negativo dove sussistono grandi interessi economici e la Fifa fattura un miliardo di euro all’anno. Alcune procure italiane hanno invece messo la lente di ingrandimento sulle attività della Lega con un procedimento aperto dell’Antitrust. È ormai cronaca giudiziaria, non più sportiva. Il nostro ruolo è quello di dare l’esempio”.

Un altro meccanismo che non convince Agnelli è quello della ripartizione dei diritti tv. “La Juventus fattura 180 milioni su 350 grazie ai diritti tv della Serie A e della Champions League - spiega il manager -. È denaro commercializzato da terzi, su cui non abbiamo alcuna influenza. Il nostro campionato ha introiti dalle tv per 1,2 miliardi di euro all’anno: solo la Juventus ha il 30% dei tifosi italiani, Inter e Milan un altro 20% ciascuno. È evidente che il valore dei diritti tv non corrisponda al valore del proprio marchio”.

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