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Forray: «Ora all'Aquila

serve trovare fiducia»

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Mentre Venezia e Milano volano a punteggio pieno, Cantù e Cremona si pongono come sorprese del campionato, Trento sprofonda in una crisi sempre più nera. Il -23 di sabato sera subito in casa dalla Reyer è una batosta non solo agonistica, ma pure morale. Ora la Dolomiti Energia è attesa da tre trasferte difficili (Valencia, Avellino e Belgrado) da cui rischia di uscire ancora una volta con le ossa rosse e 10 ko di fila.

Capitan Forray, sabato sera “a caldo” coach Buscagalia ha detto che, nonostante la sconfitta, la squadra sta migliorando. È proprio così?

«A tratti siamo andati bene. Abbiamo fatto un passo in più per quanto riguarda l’aggressività e siamo stati un po’ più costanti. Anche nei momenti in cui giocavamo male avevamo comunque intensità».

Cosa significa, allora, che giocate male?

«Che ci manca una nostra identità e quindi nei momenti difficili tendiamo ad isolarci, giocando ognuno per sè».

Per larghi tratti della partita contro Venezia non avete giocato la palla in area. Scelta o costrizione?

«Ci sono partite in cui la puoi dare dentro, altre no. Ma non è che non ci fidassimo dei nostri compagni».

Marble e Jovanovic sono in questo momento i due giocatori messi più in discussione dagli addetti ai lavori.

«In questo momento i nostri problemi vanno al di là delle prestazioni dei singoli. Se anche Devyn e Nikola segnassero 20 punti perderemmo comunque. C’è una questione di identità di squadra da risolvere».

Perdoni, capitano, ma cosa intendete per identità?

«Essere convinti di quello che facciamo, trovare un modo di giocare che ci dia fiducia e sicurezza».

Questione più tecnica o mentale?

«Entrambe. Bisogna trovare un sistema in cui tutti si trovino a proprio agio e riescano a rendere al meglio».

Ora mi dirà che per riuscirci c’è un solo sistema: lavorare, lavorare, lavorare.

«È così. È questione di chimica».

Chimica che l’altra sera contro Venezia ad un certo punto sembravate aver trovato, tanto da arrivare a -4. Poi è bastato che De Raffaele chiamasse time-out per farvi ripiombare nelle tenebre.

«Più che il time-out sono stati i 5 punti punti di Tonut a spezzare il nostro break, poi il loro coach ha fatto dei piccoli aggiustramenti che hanno ridato loro fiducia».

Negli ultimi minuti, però, sembrava che l’Aquila non ne avesse più. È così?

«Può essere. Forse dipende dal fatto che ci alleniamo tanto e magari paghiamo in termini di brillantenzza. Ma è giusto così perché per recuperare dobbiamo lavorare duro».

Quanto tempo ci vorrà per vedere un’Aquila quanto meno accettabile?

«Magari saperlo! Ci stiamo allenando bene, un risultato positivo ci aiuterebbe tanto».

Oggi partite per Valencia e rientrerete mercoledì. Venerdì partirete di nuovo per Avellino e da lì andrete direttamente a Belgrado per rientrare a Trento a metà della prossima settimana. Stare tanto assieme può aiutare a trovare la chimica?

«Stare assieme per tanto tempo può servire per confrontarci di più».

Com’è il clima dentro lo spogliatoio?

«Non è bello, perché le sconfitte non aiutano, però lavoriamo bene. Non ci sono atteggiamenti negativi, cerchiamo di migliorarci con il lavoro. Possiamo dire che lo spogliatoio è unito».

Ha mai vissuto stagioni così complicate nella sua carriera?

«A Trento, al primo anno di Lega2, avemmo un periodo negativo. Eppoi anche negli ultimi due anni non è stato semplice trovare la nostra identità».

Appunto, l’identità.

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