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A Trento un viaggio nel mito dello sport

Il via al Festival con un grande show al Sociale

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Un viaggio nel mito dello sport. Un volo tra i ricordi personali di ciascuno di noi e pure una grande inchiesta giornalistica su cosa accadrà nei prossimi anni. Allo stesso modo, una potente operazione nostalgia unita a un lancio nel futuro. Tuffarsi nel Festival dello sport, che ieri è stato inaugurato al Teatro Sociale e che oggi entra nel vivo per una «tre giorni» molto intensa, vuol dire misurarsi con la vita di chi ama lo sport. Perché da oggi ci sarà davvero l’imbarazzo della scelta, tra nomi di assoluto livello nel mondo: si potranno celebrare le imprese del ciclismo, l’epopea delle moto, l’universalità del calcio, la fatica degli sport di «durata», la grandezza dei record di ogni disciplina.

Da questa mattina attendiamoci un’invasione di appassionati, pronti a code chilometriche pur di vedere da vicino i loro idoli. E aspettiamoci pure un’invasione di stelle, di ogni disciplina, con la giusta attenzione per il calcio ma con uno spazio adeguato per basket, ciclismo, tennis, sci, motori. E non solo. Nella giornata di ieri Trento non era ancora pronta ad accogliere con tutti gli onori il Festival dello sport: lavori in corso anche nel pomeriggio, poche vetrine con le insegne della manifestazione, qualche curioso qua e là. Da questa mattina sarà tutto diverso, c’è da scommetterci.

Sì, perché il Festival dello sport sembra fatto apposta per regalare emozioni. A iniziare da oggi, con Giacomo Agostini che tornerà sul Bondone con la sua Morini (partenza da piazza Duomo alle 10) e con il confrontro tra Francesco Moser e Bradley Wiggins, grandi protagonisti del record dell’ora, anche se in epoche diverse. Poi il dibattito tra gli uomini di potere del calcio mondiale (Teatro Sociale, ore 14.30) e l’intervento di Patrizio Bertelli e la sfida di Luna Rossa (Teatro Sociale, ore 17.30).

Alla stessa ora, ma all’Auditorium Santa Chiara, uno degli appuntamenti più attesi di tutto il fine settimana, quello con «L’Inter del triplete»: verrà ricordata una delle imprese di maggior impatto della storia del calcio mondiale, quella compiuta dalla squadra nerazzurra nel 2010, con la vittoria della Champions League, della Coppa Italia e dello scudetto. Un «filotto» che sarà celebrato dal presidente Massimo Moratti, ex presidente dell’Inter, assieme a tantissimi protagonisti di quella stagione trionfale: il capitano Javier Zanetti e il bomber Diego Milito, ma anche Julio Cesar, Marco Materazzi, Dejan Stankovic e Cristian Chivu.

A proposito della grande Inter del 2010, va fatto notare che non ci sarà José Mourinho, grande profeta di quella squadra, mentre domenica (sempre all’Auditorium Santa Chiara, ore 15) arriverà quello che è il grande «nemico» dell’allenatore portoghese, vale a dire Pep Guardiola. La sfida tra i due ha dato grande colore al calcio degli ultimi dieci anni ed è passata attraverso gli anni in cui il catalano guidava il Barcellona e Mourinho era sulla panchina del Real Madrid: un’epoca di grandi scontri, non solo in campo e in panchina ma anche davanti ai microfoni.
Ora i due vivono nella stessa città, Manchester: Guardiola l’anno scorso ha fatto collezione di record con il suo City nella Premier League e quest’anno è in testa con Chelsea e Liverpool, mentre Mourinho arranca nella parte centrale della classifica con lo United.

I toni si sono un po’ abbassati ma la sfida non è finita. Il giudizio della storia - azzardiamo - metterà Mourinho tra i più grandi allenatori di sempre e Guardiola tra i grandissimi: tra i primi due o tre, non solo per i risultati raggiunti ma anche per la rivoluzione impressa al calcio moderno.

A proposito di Guardiola, l’appuntamento di domenica, al quale - tanto per dire - parteciperanno anche Arrigo Sacchi e Carlo Ancelotti, si annuncia forse quello di maggior impatto: in rete tantissimi hanno fatto sapere di voler partecipare ma l’Auditorium ne lascerà fuori parecchi. Si consiglia quindi di andare sul posto con un buon anticipo o di seguire l’evento sul sito internet della kermesse o sul maxischermo di piazza Duomo.

Sì, perché non tutti potranno partecipare dal «vivo» agli appuntamenti, che avrebbero meritato luoghi ben maggiori, anche se dal punto di vista organizzativo non è stato possibile.
Ma del resto questo è lo sport: in pochi hanno avuto il privilegio di aver visto da vicino le imprese più grandi della storia, ma queste sono comunque patrimonio di milioni di persone nel mondo, che le tengono vive con la memoria.

Piazza Duomo, in questi giorni, sembra fatta proprio per andare a caccia di sogni. Difficile restare impassibili, ad esempio, di fronte all’esposizione di alcune prime pagine della Gazzetta dello sport, che sono state piazzate accanto al tendone dei libri: «Moser fantastico bis!» è il titolo della rosea che celebrava l’impresa del campione di Palù e il suo mitico 51,151: di fatto era una prima pagina con pochissimo spazio dedicato al calcio, come forse non sarebbe possibile al giorno d’oggi. Poi viene riportata anche l’elegante prima pagina che festeggiava il trionfo dell’Italia ai Campionati del mondo del 2007: ed è sempre un bel vedere. «Mennea che gioia» è stato invece il titolo scelto per onorare come si deve la medaglia d’oro di Pietro Mennea alle Olimpiadi di Mosca.

In questa Trento che non si è ancora «offerta» del tutto al Festival dello sport, una passeggiata per le vie della città non può non prevede una lunga fermata al bookstore, che merita una visita perché ospita oltre tremila titoli e perché sarà il cuore degli eventi letterari: ieri è andato in scena l’incontro con Stefano Bizzotto, autore del libro «Giro del mondo in una Coppa» ma oggi ci saranno ben quattro appuntamenti, a dimostrazione che la bella scrittura, la lettura e lo sport vanno perfettamente a braccetto.

Di più: la libreria di piazza Duomo permette di avvicinarsi ai personaggi dello sport dei quali non si parlerà in questa edizione del Festival di Trento. Ecco alcuni titoli, «pescati» da una classifica del tutto personale: «Dream team» di Jack McCallum, sull’incredibile squadra Nba - la migliore di sempre - che partecipò alle Olimpiadi di Barcellona 1992; «Coach Wooden and me», di Kareem Abdul Jabbar, che ha raccontato il lunghissimo rapporto professionale e di amicizia tra il mitico allenatore di basket a Ucla e uno di più grandi giocatori Nba; «La città del football, Viaggio nella Londra del calcio», di Gianni Galleri, sulla capitale inglese, vero punto di riferimento anche nel football (quest’anno le squadre di Londra che giocano in Premier League sono sette); «Il più bel gioco del mondo», un classico del maestro Gianni Brera; «I dannati del pedale» di Paolo Viberti, con un carrellata di personaggi del ciclismo che davvero hanno avuto un destino maledetto; «Il mio Alì», vale a dire il mito del pugilato raccontato con uno stile molto personale da Gianni Minà; «Herr Pep», del giornalista Marti Perarnau, che ha avuto il privilegio di vivere accanto a Guardiola per un anno intero - spogliatoi compresi - durante l’ultima stagione dell’allenatore catalano al Bayern Monaco.
Sempre a proposito di libri, una segnalazione la merita l’appuntamento di domenica 14, con inizio alle 11: Enrico Brizzi, autore (anche) di diversi libri con lo sport sullo sfondo, presenterà «Tu che sei la miglior parte» e dialogherà con Pierluigi Spagnolo, autore de «I ribelli degli stadi», un saggio che traccia «una storia del movimento ultras italiano», a cinquant’anni dalla nascita di un fenomeno figlio diretto del clima caldo del ‘68.

Il tema di questa prima edizione del Festival dello sport è il Record, il sogno di tutti gli sportivi perché raggiungerlo vuol dire lasciare un’impronta senza tempo nella storia. Record significa eccellenza, voglia di migliorarsi e di lottare per un obiettivo. E questo Festival segnerà molti record di dibattiti, di partecipazione e di contenuti.
Trento da molti anni è la capitale del Festival dell’Economia, che ha portato in città decine tra premi Nobel, pensatori, economisti, sociologi, esperti delle dinamiche sociali. Il Festival dello Sport, che almeno per i prossimi tre anni si terrà a Trento, è pronto a lasciare un segno altrettanto profondo: anche perché non c’è nulla - per chi lo capisce, s’intende - di più serio del gioco.

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