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Matteo, il grande nuotatore

che colleziona medaglie

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Ci sta prendendo maledettamente gusto, Matteo Rebecchi, a collezionare medaglie. Nel giro di pochi mesi, ne ha collezionate ben cinque. Tutte nuotando, dato che la sua passione è proprio quella. E tutte nella sua categoria, la C21. Quella dei ragazzi in codizione genetica down, che prende il nome proprio dal cromosoma 21, che in tutti loro è presente in tre copie anziché due. E in vasca, pare proprio che si tratti davverò di un qualcosa in più, di un valore aggiunto. Almeno dal punto di vista della grinta, come dimostra il quindicenne trentino.

Matteo ha infatti fatto faville ai campionati italiani in vasca corta organizzati dalla Fisdir (Federazione italiana sport disabilità intellettiva e relazionale), all'inizio di febbraio a Loano, nel savonese: nella categoria Junior ha centrato il bronzo nei 100 farfalla e due argenti nei 50 dorso e nei 50 farfalla. Fermando il cronometro sui 39''73 nella gara dei 50 stile libero voluta dai referenti della nazionale italiana - Marco Pecciarolo e Sabrina Dacol (quest'ultima altoatesina di Bressanone) - per monitorare le «giovani promesse nazionali». Una conferma, per Matteo, che già nell'estate scorsa aveva brillato in Puglia, vincendo due medaglie di bronzo agli Italiani in vasca lunga, nei 50 metri dorso e nei 50 delfino e classificandosi quarto nei 50 stile libero con un'ulteriore ciliegina: il settimo tempo italiano nei 50 farfalla, con qualificazione per la finale assoluta.

Matteo, che è seguito dal tecnico Marco Decarli, ha iniziato da neofita nel 2007, quando aveva 8 anni, avvicinandosi al nuoto con due lezioni settimanali, che poi sono diventate tre, per la gioia proprio di Matteo. Fondamentale è stato il supporto dei genitori: senza la loro costanza il risultato non sarebbe stato raggiungibile. Da circa 2 anni e mezzo, si è passati all'agonismo: Marco Decarli lo ha inserito in una squadra della Buonconsiglio composta da atleti del settore amatoriale della Propaganda. «Lo hanno fatto sentire non "diversamente uguale", passatemi il termine, ma "uguale a loro», spiega Decarli. «Matteo - prosegue -aveva bisogno di una forte motivazione per sopportare un'ulteriore richiesta di impegno in allenamento in termini di prestazione fisica, infatti si è riusciti ad inserire da circa due anni anche il quarto allenamento. E i ragazzi della sua squadra, con la loro simpatia ed il loro impegno, gli hanno dato la motivazione che gli serviva».

Un rapporto intenso, quello tra Matteo e Marco, fatto anche di momenti speciali come quello vissuto proprio a Loano, nella serata del sabato di gare: «È un giorno che Matteo normalmente passa con gli amici e le amiche scout dell'Oratorio del Duomo e sentiva la mancanza di un po' di allegria. Così l'ho portato in camera e ho iniziato a farlo ballare accendendo la tv su un canale musicale e alzando il volume il più possibile. Appena è arrivata una canzone di David Guetta, Matteo si è scatenato, andando poi a dormire felice come una Pasqua».
Ora il sogno di Marco Decarli e dei responsabili della Buonconsiglio Nuoto, con il presidente Alessandro Leonardi, è quello di riuscire a perseguire l'obiettivo di formare altri nuotatori con la medesima condizione genetica da inserire in ambito Fisdir. Per questo arriva un appello alle famiglie che hanno bambini con questa condizione, perché vengano avvicinati al nuoto. Con l'obiettivo anche di arrivare a creare un comitato provinciale Fisdir in Trentino. Attualmente il Trentino Alto Adige è l'unica regione dove la federazione non è presente.

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