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Aquila, un po' Dada un po' Galanda,

ecco Andrea Mezzanotte

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Il diretto interessato dice di somigliare a Dada Pascolo, il responsabile scouting Alessandro Giuliani sostiene di rivedere in lui Jack Galanda. Comunque sia, sono termini di paragone importanti quelli che vengono disturbati per descrivere Andrea Mezzanotte, giovane di belle speranze («ma anche d’impatto immediato» sempre secondo Giuliani) della Dolomiti Energia.

Bergamasco di 20 anni, 208 cm per 91 chili (da aumentare in poco tempo per reggere agli urti sotto canestro della Serie A), ala forte, proviene da Treviglio, la stessa società in cui era cresciuto Flaccadori, e come la guardia aquilotta ha firmato con Trento un contratto di 5 anni.
«Avevo tante offerte - confida Mezzanotte - ma quando il mio agente mi ha nominato Trento non ho avuto dubbi. Il contratto pluriennale è un aspetto molto postivo perché significa che la società ha intenzione di investire su di me».
Il suo arrivo è stato sponsorizzato da Giuliani, che ieri ha rivelato di averlo seguito per almeno due anni quando era gm a Brindisi e di essere andato a vederlo giocare diverse volte. «Ha grandi margini di miglioramento sia fisici che tecnici - spiega il responsabile scouting e direttore dell’Academy bianconera - deve lavorare per irrobustirsi ma senza perdere l’elasticità e la velocità che lo contraddistinguono. La sua fortuna è che Dada Pascolo in questo momento è in riabilitazione e quindi avrà spazio per giocare e farsi notare in precampionato. Io ho allenato Giacomo Galanda quando era giovane e devo dire che per altezza e tiro da fuori me lo ricorda molto. Inoltre sa passare la palla, è bravo a tagliare e a ricevere, ed è un giocatore mobile».

Mezzanotte, lei come si descriverebbe?
«Sono un giocatore a cui non piace soltanto stare in post basso, ma che apre il campo con il tiro da tre. Penso anche di essere in grado di leggere il gioco: mi ispiro a Pascolo per come riesce a mascherare con la tecnica e l’intelligenza cestistica i suoi apparenti limiti fisici. Standogli vicino spero di imparare molto. Se guardo Oltreoceano, invece, il riferimento non può che essere Kevin Durant».

La serie A è un campionato molto più fisico rispetto all’A2: gli avversari sono più alti, grossi e potenti. Si sente pronto?

«La prima cosa che mi ha colpito è il tipo di sforzo fisico e di ritmo che serve per giocare a questo livello: l’amichevole contro il Bayern e i primi allenamenti mi hanno già fatto capire che qui è tutta un’altra cosa rispetto alla Serie A2. Sono conscio del salto che mi aspetta. Sto già lavorando sul piano fisico con il preparatore atletico soprattutto sulla parte alta del corpo, ma devo migliorare anche a livello tecnico».

Debutterà anche in Eurocup, non male venendo dall’A2.

«Quando si è giovani si punta a giocare al più alto livello possibile e direi che ci sto arrivando. Partecipare all’Eurocup è un’emozione che non tutti possono vivere».

Ventenni da 208 cm in Italia ce ne sono in giro pochini, e neanche in Europa abbondano. Non è che lei è già nel mirino di qualche team dall’altra parte dell’Oceano?

«A dire la verità ci sono stati degli interessamenti da parte di qualche college, ma non ho mai pensato di andare là. La mia convinzione è che in America, specie al primo anno di università, si faccia soprattutto lavoro fisico e che si giochi poco. Io, invece, voglio stare in campo il più possibile e giocare per migliorarmi».

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