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Vendemmia: produzione top

Le previsioni: + 25%. Qualità ok

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Il repentino abbassamento delle temperature regala il sorriso ai viticoltori: ne guadagna l’aroma grazie ad un riequilibrio tra zuccheri ed acidità e la vendemmia 2018 punta a migliorare - per quantità e qualità - la performance dell’ultima buona annata, quella del 2015. A fronte di un 2017 messo in ginocchio da gelate e grandinate primaverili, quest’anno gli agricoltori possono guardare alla vendemmia con maggior serenità: da 20 a 25% in più è la previsione produttiva, con la possibilità, grazie al meteo, di organizzare una raccolta «lunga», della durata di un mese, un mese e mezzo.  A Coldiretti Trento c’è ottimismo. «Ci sono tutti i presupposti per una buona qualità e per una giusta quantità», evidenzia il direttore Mauro Fiamozzi. Se la qualità c’è sempre stata, la quantità ha rappresentato il punto critico delle ultime annate.

Ieri c’è stata la partenza ufficiale della vendemmia, anche se a quote basse il lavoro nei campi è iniziato subito dopo Ferragosto. «Con il 27 tutte le cantine hanno dato l’avvio alla raccolta delle uve bianche Pinot grigio e Chardonnay - spiega il direttore di Coldiretti Trento, Mauro Fiamozzi - Dalla pianura si passerà nelle prossime settimane a quote più alte, come in val di Cembra, dove la maturazione dell’uva non è ancora completa. Vogliamo evidenziare che questo è il tempo perfetto grazie all’escursione termica tra il giorno e la notte». Lo sbalzo influisce sui profumi, mentre la temperatura più bassa favorisce la fotosintesi della pianta e aumenta il grado zuccherino.

Per la vendemmia 2018 - da un’analisi della prima metà di agosto di Provincia, Fondazione Edmund Mach, Consorzio Vini del Trentino - si prevede +15-20% di uve a bacca bianca, +20-25% di uve a bacca rossa. Il motivo del segno positivo sta nel confronto con le vendemmie 2017 e 2016 che erano sotto la media, ma anche nelle fertilità più alta, nel germogliamento ottimale, nella presenza di acini di un 15%-20% maggiore a parità di varietà e clone rispetto al 2017. È in aumento la produzione di uva biologica, che incide per un 9-10%. La quasi totalità della superficie rimanente aderisce al Sistema qualità nazionale produzione integrata (Sqpni).

Fino alla scorsa settimana il problema era rappresentato dai picchi di calore, uniti dalla mancanza d’acqua in alcune zone collinari, ma la perturbazione del fine settimana scorso ha cambiato in positivo l’aspettativa. L’abbondante pioggia caduta (dai 25 ai 44 millimetri) è stata seguita dal vento forte che ha asciugato le viti: nessun problema per la qualità, anzi ottime previsioni grazie al calo delle temperature ed alla forte escursione termica tra giorno e notte.
Buone, d’altronde, sono state le condizioni meteorologiche che hanno caratterizzato l’intera annata.

La difesa delle peronospora è stata difficile con la prolungata bagnatura delle foglie nel periodo di piogge frequenti tra maggio e giugno, ma - come emerge dall’analisi della Provincia - «la tempestività di intervento e l’utilizzo di prodotti idonei ne ha ridotto gli attacchi». Una situazione differente dal 2016. Gli ultimi quattro anni non sono stati particolarmente favorevoli per i viticoltori trentini: nel 2014 non c’è praticamente stata la stagione estiva, nel 2016 il problema della peronospora ha compromesso i raccolti, nel 2017 viti e meli vennero colpiti dal gelo tardivo di fine aprile e dalla grandine. Una buona vendemmia si ebbe invece nel 2015, con un record del raccolto nel 2013.

Questa la produzione per annate: 1.039.681 quintali nel 2017 ( 775.341 uva bianca, 264.340 uva nera); 1.159.703 quintali nel 2016 (892.972 uva bianca, 266.731 uva nera); 1.217.066 quintali nel 2015 (917.993 uva bianca, 299.073 uva nera).

Sono 10.270 gli ettari coltivati a vite in Trentino. Le varietà a frutto bianco rappresentano il 75% della produzione totale. Le viti di Pinot grigio, Chardonnay e Müller Thurgau rappresentano il 67%, mentre tra i rossi la varietà più coltivata è il Teroldego (8%), seguito da Merlot (7%) e Schiava (2%).

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