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Doppio passaporto? Trento come Bolzano

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Ma l’Euregio politica esiste, oppure è soltanto una brutta copia in miniatura dell’Unione europea? L’interrogativo sorge spontaneo data la sua totale assenza  sia dal dibattito che di iniziativa politica a seguito dell’intenzione del governo di Vienna di concedere la cittadinanza austriaca agli abitanti della provincia di Bolzano che possano dimostrare di essere «echte Tiroler».

Sull’argomento sono corsi fiumi di inchiostro con prese di posizione contrapposte tra chi  si sente più italiano degli italiani e chi invece non lo si sente affatto. Tutte posizioni legittime che fanno parte di un antico e mai sopito dibattito sulla reale identità della nostra terra. Un dibattito che ben difficilmente potrà esaurirsi, almeno sino a quando non verranno riscritti i libri di storia accettando il fatto che con il risorgimento italiano la nostra terra non ha mai avuto nulla a che fare. L’unità d’Italia, giova ricordarlo, risale al 1861, completata con la presa di Roma nel 1870. Il Trentino (che allora neppure esisteva con tale denominazione e con gli attuali confini) con l’Italia proprio nulla.... ci azzeccava. La stessa affermazione di Degasperi di essere «un trentino prestato all’Italia» meriterebbe in questo senso maggiore approfondimento.

Le varie prese di posizione pro o contro la doppia cittadinanza se hanno avuto il merito di stimolare il dibattito, poco o nulla influireanno su quella che sarà la decisione finale sulla quale l’Austria è sovrana. Proprio per questo ci vogliono prese di posizione politiche molto forti, soprattutto da parte delle autorità locali, a cominciare da quelle dell’Euregio (sempreché esista davvero un’Euregio politica). Purtroppo invece, al di là delle scontate dichiarazioni del presidente della Repubblica, Mattarella e del ministro degli esteri Moavero che ha classificato l’iniziativa come «atto ostile», a livello politico locale e di Euregio nulla si è mosso. Eppure il tema è di un’importanza e di una delicatezza enorme per la nostra Autonomia trentina, sudtirolese e regionale.
Ha pienamente ragione il direttore Pierangelo Giovanetti (dal quale peraltro dissento sulla sua posizione di fondo) quando nel suo editoriale del 29 luglio scorso sottolinea «la miseria di visione politica della classe dirigente trentina».
Il punto focale infatti è proprio questo: l’effetto destabilizzante per la nostra Autonomia di una decisione di Vienna presa soltanto a favore dell’Alto Adige/Sudtirol. Come ben scritto sempre da Giovanetti, essa verrebbe ad «incunearsi come una minacciosa mannaia dentro l’Autonomia regionale».

Se è vero, come affermato anche a Vienna il 5 settembre 1996 in occasione del cinquantesimo dell’accordo Degasperi-Gruber, da Andreas Kohl, presidente della sottocommissione esteri per il Sudtirolo, che «la quietanza liberatoria non ha fatto venire meno il ruolo dell’Austria quale Stato tutore della minoranza di lingua tedesca dell’Alto Adige» («della minoranza austriaca staccata dalla madre patria» ebbe a correggerlo Luis Durnwalder) è altrettanto vero che quel ruolo riguarda nella sua interezza tutto l’accordo Degasperi-Gruber e non soltanto una sua parte. Concetto questo ribadito l’11 settembre del 2011, come ben riportato su questo stesso giornale da Alberto Sommadossi, presidente del Circolo Gaismayr di Trento, dal ministro Spindelegger (non certo un sovranista e populista) quando in Parlamento confermò che la prerogativa di tutela da parte dello Stato austriaco, era da considerarsi estesa, oltre che alla Provincia di Bolzano, anche a quella di Trento e alla Regione autonoma Trentino Alto Adige/Sudtirol riconoscendo così la tripolarità della nostra speciale autonomia.

Ecco perché a fronte di un provvedimento che metterebbe a serio rischio il «quadro» di quell’accordo, il presidente della Provincia di Trento insieme agli esponenti politici dell’Euregio avrebbe dovuto intervenire (dovrebbe intervenire, è ancora in tempo a farlo) per tutelare un sacrosanto principio di uguaglianza dentro la nostra realtà territoriale: «Tutto quello che viene concesso a Bolzano, deve valere anche per Trento, pena una pericolosa differenziazione fra autonomie dotate di pari dignità, aspirazioni, diritti e doveri». Un principio questo che fu da noi sostenuto con forza negli anni ’90 quando Bolzano chiese ed ottenne di avere una propria Università con prerogative particolari. La nostra decisa presa di posizione, ottenne che quelle prerogative fossero concesse anche a Trento proprio in base al principio della pari dgnità. Oggi, si può ben dire che grazie anche a quei provvedimenti, gli atenei di Trento e Bolzano fanno parte dell’eccellenza delle Università europee.

Ecco perché il presidente trentino avrebbe dovuto sollecitare i suoi colleghi «euroregionali» di Bolzano e di Innsbruck a trovare una linea di azione comune, elaborare un documento unitario e quindi presentarlo ufficialmente alle autorità viennesi. Un documento unitario euroregionale che avrebbe una forza dirompente e un peso politico e persuasivo nei confronti di Vienna addirittura superiore a quello degli stessi Mattarella e Moavero. Un documento che dovrebbe ribadire che, al pari di quelli di Bolzano, i cittadini di Trento (al di là del fatto che si sentano o meno «echte Tiroler»), devono avere parità di trattamento non solo da Roma, ma anche da Vienna, se si vuole agire nel pieno rispetto della lettera e dello spirito dell’accordo Degasperi-Gruber. Sempreché si voglia dare all’Euregio un ruolo politico forte ed incisivo e non semplicemente celebrativo.

L’Austria intende procedere sulla strada della doppia cittadinanza? Bene. Allora non dimentichi il «quadro» disegnato dall’accordo Degasperi-Gruber, non dimentichi che un gesto unilaterale a favore solo di Bolzano, anziché tutelare l’autonomia sudtirolese la indebolirebbe, che andrebbe contro gli stessi interessi di Bolzano, che in ogni caso, se impari, sarebbe destabilizzante per i delicati equilibri euroregionali, scuoterebbe dalle fondamenta l’accordo Degasperi-Gruber, ignorando le migliaia di sudtirolesi di lingua italiana (trentini) morti combattendo per l’imperatore e le decine di migliaia che combatterono sotto le sue bandiere, allontanerebbe Trento da Bolzano, alienerebbe al governo di Vienna le simpatie (e sono moltissime) che tuttora gode in Trentino e in definitiva metterebbe a rischio la stessa autonomia di Bolzano.

Scrivere queste cose sui giornali può essere di stimolo al dibattito, ma per ottenere risultati concreti occorrono passi politici forti. Ma qualcuno, in piena bagarre preelettorale, è in grado o ha voglia di farli?

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