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Lo sport allena alla libertà

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«La Carta dei diritti allo sport» è il titolo dei laboratori di Educa, oggi alle 10 e alle 11, a Rovereto. Interverrà Pierpaolo Romani, che con questo intervento ne anticipa i contenuti. 

Il gioco è sinonimo di libertà e divertimento. Per giocare, insieme alla passione, servono le regole e spesso la nostra tendenza è quella di dimenticarci di questo aspetto. Probabilmente perché per molti di noi le regole sono vissute unicamente come obblighi, comandi e divieti piuttosto che come possibilità. Pensando al rapporto tra adulti e bambini, siamo convinti che le regole implichino un rapporto esclusivamente gerarchico. I grandi - genitori e allenatori, ad esempio - dettano le regole, e i piccoli sono obbligati a rispettarle. Dobbiamo cambiare prospettiva, come affermava il grande Robin Williams interpretando il professore Keating nel film l'Attimo Fuggente.

Compito di genitori, insegnanti, educatori e allenatori è quello di aiutare i bambini a trovare la propria strada. Educare è aiutare i bambini e i giovani a trovare la propria unicità. Questo significa individuare i talenti che l'altro ha dentro di sé, accompagnarlo verso la scoperta di queste sue qualità e facilitare la sua autorealizzazione. 

L'Associazione Italiana Calciatori (Aic) ha attivato da circa tre anni un Dipartimento Junior, partendo proprio dalla consapevolezza del valore e del ruolo educativo che può avere lo sport e convinta che la libertà non significhi «fare ciò che si vuole», danneggiando anche gli altri - sul campo e fuori del campo - ma, al contrario, che la libertà sia esercizio consapevole e responsabile di propri diritti e doveri, un qualcosa che va costruito e difeso insieme, agendo in squadra, sulla base di regole condivise e ruoli stabiliti. Proseguendo un questo suo impegno, l'Associazione si è candidata a partecipare all'edizione di quest'anno di Educa per presentare il proprio modello formativo. Un modello che pone al centro i bambini come persone anziché come atleti, che richiama gli adulti sulla necessità di una formazione permanente e sulla disponibilità ad imparare a conoscere, esercitare e trasmettere le competenze di vita individuali e sociali - le famose life skills dell'Organizzazione mondiale della sanità - che mira a promuovere e diffondere una nuova cultura sportiva, fondata sulla creazione di un ponte tra la tecnica di gioco e i principi e i valori che si trovano nella Costituzione italiana e nella Carta dei diritti dei ragazzi allo sport, emanata dall'Onu nel 1992.

Utilizzando un laboratorio educativo e uno specifico modello di allenamento sul campo - chiamato «metodo a fasi» - il modello formativo Aic coinvolge i ragazzi cercando di creare un continuum tra quello che succede sul rettangolo di gioco e quello che succede fuori da esso - collegamento tra obiettivo tecnico ed educativo - associando a specifici gesti tecnici - come ad esempio il passaggio, il portare palla, il dribbling - determinati principi della vita sportiva e quotidiana, come ad esempio la fiducia, la lealtà, la responsabilità. L'obiettivo è quello di contribuire a formare prima che degli atleti, dei cittadini responsabili, persone consapevoli dei propri diritti e dei propri doveri capaci, di fronte a certe situazioni - si pensi, ad esempio, a cosa significa accettare od opporsi al doping e alle scommesse illecite, vincere impegnandosi e rispettando le regole piuttosto che barando - di scegliere per il bene non solo di se stessi ma anche della comunità sociale e sportiva in cui vivono.

A Educa, il tema «Libertà e regole» verrà affrontato da Aic attraverso la realizzazione di due laboratori educativi, nel corso dei quali sarà presentata e letta la Carta dei diritti dei ragazzi allo sport, soffermandosi sui significati delle parole «diritti», «doveri» e «impegni», anche attraverso l'utilizzo di video che raccontano storie di vita e di sport, in primis di calcio, significative. La metodologia di lavoro adottata si fonda su un costante dialogo con i ragazzi, utilizzando un metodo di carattere induttivo, deduttivo e partecipativo, finalizzato a creare una relazione con loro e a far emergere - nel senso dell'educare, del «tirar fuori» - le loro idee e i loro pensieri, in un costante confronto con gli educatori/allenatori Aic.

L'obiettivo del laboratorio è quello di giungere alla stesura della Carta dei doveri e della Carta degli impegni, vale a dire di un elenco di comportamenti che, in modo condiviso, vengono considerati necessari per garantire diritti, rispetto e libertà, sia nello sport che nella vita di tutti i giorni. Si ragionerà anche di vittoria e di sconfitta e di come, nel gioco e nella vita, non sempre sia utile e necessario accelerare i tempi ma, al contrario, sia utile trovare momenti per rallentare, e fermarsi a riflettere, magari per capire dove e perché si è sbagliato. «Dobbiamo considerare l'errore come un'occasione di apprendimento. Se non si perde, come è naturale che sia quando si gioca, non si ha l'occasione di capire cosa è giusto e cosa è sbagliato. E questo vale anche per la vita di tutti i giorni» ha dichiarato Simone Perrotta, ex calciatore professionista e campione del mondo con la nazionale italiana nel 2006, attuale responsabile del Dipartimento Junior di Aic.

Pierpaolo Romani
Associazione Italiana Calciatori
per cui segue il Dipartimento Junior e l'osservatorio Calciatori sotto tiro

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